IL GIRO DELLA MEMORIA. PETITO E QUEL GAVIA DIVENTATO INCUBO, 14a TAPPA DEL GIRO 1988

STORIA | 23/05/2020 | 08:00
di Marco Pastonesi

Dal 9 al 31 maggio si sarebbe dovuto disputare il Giro d’Italia 2020. Tuttobiciweb lo corre comunque, giorno per giorno, con la forza della memoria. Oggi la quattordicesima tappa: Pino Petito ci racconta quella del 1988.


“Fu bufera di neve, fu tempesta di vento. Fu inferno di ghiaccio, fu apocalisse di fango. Fu la fine del mondo. Volevo morire, mi credete?, e pregai di morire. Invece, più che l’istinto di sopravvivenza, fu lo spirito del ciclismo a farmi continuare, proseguire, arrivare. Io e la bicicletta: una cosa sola”.


Pino Petito aveva 28 anni, disputava l’ottava delle sue 16 stagioni di professionista correndo per la Gis Gelati, e affrontò la quattordicesima tappa del Giro d’Italia del 1988 senza prevedere, senza presagire, senza immaginare quello che sarebbe successo. “Da Chiesa Valmalenco a Bormio, 120 chilometri, prima l’Aprica, poi il Gavia. Pioggia alla partenza. Mi era successo di molto peggio: neve alla partenza al Fiandre, alla Roubaix e alla Vuelta. Solo che qui, stavolta, c’era una salita che ci avrebbe portato a metà strada fra Terra e Cielo”.

Era domenica 5 giugno 1988, ma una di quelle giornate fra primavera ed estate, scippate da un cuneo polare, da un microclima artico, o forse da un romanzo ottocentesco. “L’Aprica cominciò a fare danni, il gruppo si spezzò, l’acqua in salita e il freddo in discesa ci entrarono nelle ossa. La salita da Edolo a Ponte di Legno ci restituì speranza, le nuvole sembravano alzarsi e aprirsi. Rimasi nella pancia del gruppo: avevo bisogno di calore, termico e umano. Ci si faceva coraggio, in silenzio. A Ponte di Legno attaccammo la salita, a Sant’Apollonia affrontammo i tornanti, appena usciti dal bosco entrammo nella tragedia. La strada era neve e fango, si seguivano i binari tracciati dalle ruote delle moto, il resto era invisibile, o nero nel buio della galleria a tre chilometri dal passo, poi ancora neve e fango, ancora vento e gelo, ancora una tormenta di cristalli. Ognuno procedeva con il suo passo, un passo da condannato a morte, avevo il 41x23, pedalavo di forza, di inerzia, ciecamente”.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. “In cima al Gavia, 2652 metri, non si capiva più nulla. I corridori s’infilavano nelle ammiraglie, nei pullmini, si stringevano, si scioglievano. Io avevo gambali, mantellina e berretto di lana. Cominciai a scendere con prudenza. Temevo di precipitare nel vuoto. Dopo un chilometro mi superarono Rosola e Bontempi: cambiati e scaldati, si buttavano giù come matti. Vidi un poliziotto, fermo, piangeva per il freddo. A metà discesa Shelley, la moglie di un corridore australiano, mi allungò una borraccia, c’era whisky, ne trangugiai metà, il resto – mi disse lei riprendendosi la borraccia – serviva per gli altri corridori della sua squadra. Non so come, arrivai a Santa Caterina Valfurva. A cinque-sei chilometri dall’arrivo vidi l’ammiraglia della Alfa Lum-Legnano ferma al bordo della strada, dentro Marco Zen e il direttore sportivo Carlino Menicagli, riscaldamento al massimo e ventola a palla, mollai la bici ed entrai, cinque o sei minuti per riprendermi, due o tre volte tentai di uscire, finché ci riuscii. Arrivai al traguardo 143° e ultimo, ultimo anche dei quattro – Longo, Zen, Cipollini, ma Cesare il fratello di Mario, e io – fuori tempo massimo”.

Non è finita. “Superato il traguardo, il papà di Marco Giovannetti, un omone, mi staccò dalla bici, mi prese in braccio, mi portò in albergo, che stava vicino all’arrivo, mi introdusse in camera e mi immerse nell’acqua calda della vasca da bagno. Da solo non ce l’avrei mai fatta. Rimasi a mollo mezz’ora. Intanto Valdemaro Bartolozzi, il direttore sportivo, mi fece riammettere in corsa: una vergogna, sbottò con la giuria, Petito è uno dei pochissimi ad averla fatta tutta in bici. La mattina dopo ero pronto al via. L’ultimo giorno, nella prima semitappa, nonostante le giunture ancora bloccate, fui decimo in volata. Ma fino alla Milano-Sanremo del 1989 il pollice sinistro rimase insensibile e per anni ebbi la fobia del maltempo”. Sul Gavia Petito non è più tornato.

GIA' PUBBLICATI

GIRO DELLA MEMORIA. DOMANI COMINCIA L'AVVENTURA

1 - IL GIRO DELLA MEMORIA. VELO, PETACCHI E IL CAPOLAVORO DI LECCE

2 - IL GIRO DELLA MEMORIA. PELLICCIARI E IL VOLO DI MEO VENTURELLI A SORRENTO

3 - IL GIRO DELLA MEMORIA. MARIO ANNI E LA TERZA TAPPA QUASI IN ROSA A MONTECATINI, 1969

4 - IL GIRO DELLA MEMORIA. FURIA ZANDEGU' A CHIANCIANO NEL 1967

6 - IL GIRO DELLA MEMORIA. L'UNICA VOLTA DI FABRIZIO CONVALLE, AL GIRO DEL 1990

7 - IL GIRO DELLA MEMORIA. IL LEALE CHINETTI E LA SETTIMA TAPPA DEL GIRO DEL 1975

8 - IL GIRO DELLA MEMORIA. PAOLO FORNACIARI E QUELLA MONTE SIRINO MAI VISTA NEL 1995

9 - IL GIRO DELLA MEMORIA. «PIETRO DEVI VINCERE» E ZOPPAS VOLO' A MARINA DI RAVENNA NEL 1964

BONUS - IL GIRO DELLA MEMORIA. NEL GIORNO DI RIPOSO, GIANCARLO TARTONI CI RACCONTA DI VARZI, GIRO 1977...

10 - IL GIRO DELLA MEMORIA. BRUSEGHIN E L'IMPRESA DI URBINO 2008

11 - NOE' SENZA FIATO A SAN MARINO, 11a TAPPA DEL 1998

12 - IL GIRO DELLA MEMORIA. CHEULA E LA PRIMA VOLTA DELLO ZONCOLAN, 12a TAPPA DEL 2003

13 - IL GIRO DELLA MEMORIA. LA LIBERTA' DI FARISATO, 13a TAPPA DEL GIRO 1968

 

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
LORENA WIEBES DNS. A Ravenna è l'atleta più attesa, è la favorita numero uno e come sempre Lorena non sbaglia il colpo. La campionessa olandese non si nasconde e non sente il peso delle aspettative. Ad inizio stagione dichiara il...


Lungo il finale in salita che portava al traguardo del 70° Giro del Montalbano in Piazza G.Verdi, il venticinquenne vicentino di Valli di Pasubio Andrea Guerra si è esaltato dimostrando di essere il più forte e fresco di tutti cogliendo...


Con le prime ombre della notte arriv ala notizia che tutto cambia: Lorena Wiebes viene squalificata dal Giro d'Italia per aver utilizzato una bicicicletta non conforme al regolamento, troppo leggera.  Una notizia che arriva dopo la festa, dopo le premiazioni,...


Jonas VINGEGAARD. 10 e lode. Ci ha messo la firma, la faccia, il cuore su questo Giro stradominato, anche se non ha mai voluto ucciderlo, solo tramortirlo: poco poco. Ha fatto quello che ha voluto, anche oggi. Parte a undici...


Il cielo di Danimarca si è ufficialmente tinto con il colore rosa grazie a Jonas Vingegaard che domani potrà festeggiare la sua vittoria al Giro d'Italia, con il Colosseo come sfondo. «Mi sono risparmiato negli ultimi metri, volevo godermeli il...


Sette anni dopo, Giulio Ciccone è di nuovo il re della montagna del Giro. L’abruzzese della Lidl-Trek, che ha vestito anche un giorno la maglia rosa a Cosenza, è stato di gran lunga il più combattivo della corsa: tre volte...


Il Friuli ringrazia e non dimentica: sta scritto sulla maglia rosa, dedicata ai cinquant'anni dal terremoto fatale, ma per tirarsi su il morale lo slogan viene buono anche per quest'ultima tappa (vera) del Giro 2026. Puntuale come il 730, vince...


Damiano Caruso è stato un gigante. Il campione ragusano, a 38 anni, chiude nono in classifica il suo ultimo Giro d’Italia e riesce a difendere anche la maglia bianca del suo compagno Eulalio, che si è superato sulla salita di...


Per nulla adatta ai deboli di cuore, la seconda tappa della Boucles de la Mayenne ha regalato emozioni e capovolgimenti di fronte continui. Alla conclusione dei 215 chilometri in programma tra Aron e Pré en Pail Saint Samson,  Benoît Cosnefroy ha conquistato...


Enrico Balliana firma in maglia azzurra la prima tappa del Trophée Centre Morbihan juniores, scattato oggi da Elven, in Francia. Nella volata ristretta a dieci corridori, il sardo del Team Ecotek Zero24 ha imposto la propria potenza precedendo il francese...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024