Ma dove andremo tutti, a quale Sanremo, se non siamo iscritti noi e voi umilmente alla riflessione filologica della Sanremo del 1976? Dove andremo tutti, se non decliniamo come un “Ora pro nobis” quell’affondo estremo sul Poggio del Merckx ultimo all’amaro declino della storia e pure perennemente primo, in maglia Molteni, e che si mantiene a ruota accucciato solo il Vandenbroucke timido neofita, in maglia Peugeot?
Già, quel senso straordinario della fatalità, il Merckx che vince infine la sua finale grande corsa della carriera e il Vandenbroucke, suo secondo al traguardo di via Roma strenuo, che indossa hai visto mai proprio quella stessa livrea Peugeot, bianca e gli scacchi neri, con cui Merckx aveva vinto la sua prima Classicissima, da sconosciuto quasi, nel 1967...
Titolava in alto a destra in prima pagina, la Gazzetta dell’indomani, «Il lupo e il cucciolo», come didascalia della foto di quel tandem al comando. Noi non ne abbiamo più copia in carta di quella rosea, ma in cuore lo decliniamo ad ogni sistole, ad ogni Sanremo degna di essere tale, quel tandem al comando.
Cantavano gli Opera, al Festival di Sanremo di quello stesso anno, «L’ho persa ancora». E Merckx l’avrebbe invece fatta sua la Sanremo per la settima volta, e i cuori degli sportivi migliori per sempre. Semper.
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.