IL GIRO DELLA MEMORIA. CHEULA E LA PRIMA VOLTA DELLO ZONCOLAN, 12a TAPPA DEL 2003

STORIA | 21/05/2020 | 07:53
di Marco Pastonesi

Dal 9 al 31 maggio si sarebbe dovuto disputare il Giro d’Italia 2020. Tuttobiciweb lo corre comunque, giorno per giorno, con la forza della memoria. Oggi la dodicesima tappa: Giampaolo Cheula ci racconta quella del 2003.


“Era la montagna misteriosa. Nessuno della nostra squadra l’aveva mai vista, esplorata, provata. Si sapeva che era dura, anzi, durissima. Si diceva di pendenze al limite del ribaltamento. Si narrava perfino di spiriti maligni. E poi quel nome, così avverso, così minaccioso, così ostile: Zoncolan”.


La dodicesima tappa del Giro d’Italia 2003 partiva da San Donà di Piave e dopo 185 chilometri con due gran premi della montagna, Fuessa e Sella Valcalda, scopriva lo Zoncolan. Era il 22 maggio. Un giovedì. “E il giorno dopo, se fossi sopravvissuto, avrei compiuto 24 anni”.

Giampaolo Cheula correva nella Vini Caldirola: “In supporto a Stefano Garzelli. Già tre giorni in maglia rosa. Sarebbe arrivato secondo dietro a Simoni. L’ordine era stargli vicino fino ai piedi dell’ultima salita, poi ognuno per sé e Dio con tutti. Si affrontava la salita dal versante di Sutrio. Spiegavano che era più dolce rispetto a quello di Ovaro. In più, da Sutrio c’era l’asfalto, da Ovaro lo sterrato. Ci fecero montare rapporti mai usati prima: il 34 o il 36 davanti, il 28 dietro. La tappa fu movimentata, scrosci di pioggia, un gruppetto in fuga, noi in sostegno a Stefano. All’inizio dello Zoncolan completai il mio servizio di giornata: ritirai i caschi – a quel tempo, in tappe di una certa distanza e prima dell’erta finale, si poteva pedalare senza – di Garzelli, Mazzoleni, forse Zampieri, il mio, li consegnai all’ammiraglia, poi mi staccai. I primi sette chilometri non erano così terribili: si saliva pedalando. Poi c’era una specie di pianoro, probabilmente la base di seggiovie e skilift, e da lì la strada si rimpiccioliva a mulattiera, una lingua un po’ d’asfalto e un po’ di cemento, con rampe sempre più inquietanti, allarmanti, terrorizzanti. Ce n’era una valutata addirittura al 27 per cento. Per nostra fortuna c’era la folla, una folla entusiasta, sportiva, e anche molto generosa. Rimediai parecchie spinte. Mi fecero comodo”. Sessantaseiesimo, sotto lo striscione, dopo Andrea Tonti e prima di Bernhard Eisel, a 16’30” da Simoni.

Quel Giro è indimenticabile anche perché transitò da Crodo, che ha sempre fabbricato più bibite che corridori: “Si passò proprio davanti a casa mia. La prima e unica volta in un secolo di Corsa Rosa con il primo e unico corridore locale. Cartelli, striscioni, lenzuola con il mio nome, neanche fossi un eroe della patria”.

Cheula era passato professionista a 20 anni: “Nel progetto giovani della Mapei. Cancellara, Pozzato, Rogers, Petrov, Paolini, Wegelius, Bodrogi, Eisel, Clerc, Davis... Capii subito la differenza fra campioni e gregari. Infatti: gregario. Per 12 anni. Si vede che la facevo bene. In montagna me la cavicchiavo. Ma certe salite me le sogno ancora di notte. La più dura lo Zoncolan, dal versante di Ovaro. L’avrei scoperto solo otto anni più tardi, nel 2011. Si fece una ricognizione il giorno di Pasqua, con Menchov e Sastre, prima il Crostis, altra cattiveria altimetrica, poi lo Zoncolan. Un inferno verticale. Il Mortirolo sono sempre riuscito a schivarlo, anche in ammiraglia. Invece nel 2010 mi toccò la Bola del Mundo, alla Vuelta di Spagna, un luogo lunare, con una striscia di cemento che saliva nel nulla, fra pendenze assurde e raffiche di vento. Solo una volta misi i piedi a terra: accadde sul muro di Montelupone, e rimettersi in sella, in azione, sui pedali, fu un’acrobazia”. Non che le discese provochino meno incubi delle salite. “Ricordo la Croix de Fer, in ammiraglia dietro a Egan Bernal, complicatissima: ogni curva una mitragliata di brividi, ogni controcurva la vertigine del precipizio”.

Lo Zoncolan è la geografia diventata storia: “Visioni mistiche non ne ebbi, conversioni religiose neppure. Solo una volta giurai a me stesso ‘mai più’. Fu al Tour de France, sul Galibier. Ma non ho mantenuto la parola. Lo scorso anno non ho resistito alla tentazione e ci ho portato mio figlio. In macchina, sia chiaro”.

GIA' PUBBLICATI

GIRO DELLA MEMORIA. DOMANI COMINCIA L'AVVENTURA

1 - IL GIRO DELLA MEMORIA. VELO, PETACCHI E IL CAPOLAVORO DI LECCE

2 - IL GIRO DELLA MEMORIA. PELLICCIARI E IL VOLO DI MEO VENTURELLI A SORRENTO

3 - IL GIRO DELLA MEMORIA. MARIO ANNI E LA TERZA TAPPA QUASI IN ROSA A MONTECATINI, 1969

4 - IL GIRO DELLA MEMORIA. FURIA ZANDEGU' A CHIANCIANO NEL 1967

6 - IL GIRO DELLA MEMORIA. L'UNICA VOLTA DI FABRIZIO CONVALLE, AL GIRO DEL 1990

7 - IL GIRO DELLA MEMORIA. IL LEALE CHINETTI E LA SETTIMA TAPPA DEL GIRO DEL 1975

8 - IL GIRO DELLA MEMORIA. PAOLO FORNACIARI E QUELLA MONTE SIRINO MAI VISTA NEL 1995

9 - IL GIRO DELLA MEMORIA. «PIETRO DEVI VINCERE» E ZOPPAS VOLO' A MARINA DI RAVENNA NEL 1964

BONUS - IL GIRO DELLA MEMORIA. NEL GIORNO DI RIPOSO, GIANCARLO TARTONI CI RACCONTA DI VARZI, GIRO 1977...

10 - IL GIRO DELLA MEMORIA. BRUSEGHIN E L'IMPRESA DI URBINO 2008

11 - NOE' SENZA FIATO A SAN MARINO, 11a TAPPA DEL 1998

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Il Belgio festeggia al Giro d'Italia grazie al trionfo di Alec Segaert, protagonista di una giornata straordinaria culminata con la sua prima vittoria nella corsa rosa. Il giovane corridore belga ha costruito il successo con un attacco deciso e del...


Se non è una fusione societaria, è quanto meno un'unione di fatto. Dico di Bahrain e Visma, le squadre dei primi due, Eulalio e Vinge. Scene da Peynet, mai visti due piccioncini così d'amore e d'accordo. A Novi, finale romantico...


Tappa per velocisti? Ma nemmeno per sogno. Ed ecco allora la conclusione a sorpresa sul traguardo di Novi Ligure: vittoria del belga Alec Segaert che esalta una Bahrain Victorious sempre più sorprendente, davanti a Toon Aerts della Lotto Intermarché che...


Risultato a sorpresa nella seconda tappa della 4 Jours de Dunkerque / Grand Prix des Hauts de France: ad imporsi nella Glisy - Liévin di 187.4 km è stato infatti il francese Victor Papon della Nice Metropole Côte d'Azur che...


Niels Driesen trionfa nella seconda tappa della Ronde de l'Isard 2026 con un'azione nell'ultimo chilometro per avvantaggiarsi rispetto ai compagni di fuga e indossa anche la maglia di leader della classifica generale, dato il terzo posto nella giornata inaugurale di ieri....


È scatatta oggi la Vuelta a Burgos Feminas e la firma d’autrice sulla prima tappa, la Burgos - Burgos di 127 chilometri, è davvero prestigiosa. Ad imporsi in volata è stata infatti Lorena Wiebes. La campionessa olandese del Team SD Worx-Protime...


La Rai precisa che le pubblicità in cui compaiono Pogacar, Alaphilippe e Nibali sono inserzioni commerciali e non un tentativo di rialzare il livello della corsa. Preoccupazione in gruppo dopo che la giuria ha diffidato i corridori dal fare pipì...


C'è sempre una "prima volta" anche per un grande come Remco Evenepoel. Una prima volta non ciclistica, ma da onorare con orgoglio: il bicampione olimpico, infatti, ha deciso di uscire in allenamento indossando la maglia dell'Arsenal, la sua squadra del...


Prima sembrava che la ricerca dei marginal gains fosse un argomento tipico del marketing, poi, e direi nel concreto durante gli ultimi 10 anni abbondanti, abbiamo compreso bene quanto questi continui miglioramenti si traducessero in vantaggi reali, ovvero secondi risparmiati...


Due tornanti. Il primo intitolato a Costante Girardengo, il secondo a Fausto Coppi. Sulla strada che da Basaluzzo sale, secca, quei due tornanti, a Pasturana, e poi scende, quasi diritta, tre-quattro chilometri, a Novi Ligure. E’ tornato il ciclismo a...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024