IL GIRO DELLA MEMORIA. L'UNICA VOLTA DI FABRIZIO CONVALLE, AL GIRO DEL 1990

STORIA | 14/05/2020 | 08:05
di Marco Pastonesi

Dal 9 al 31 maggio si sarebbe dovuto disputare il Giro d’Italia 2020. Tuttobiciweb lo corre comunque, giorno per giorno, con la forza della memoria. Oggi la sesta tappa: Fabrizio Convalle ci racconta la sesta frazione (sarebbe la quinta tappa, ma la quarta era divisa in due semitappe) del 1990.


“La fuga nacque dopo l’InterGiro. Gruppetto numeroso, corridori importanti ma fuori classifica, andatura regolare, si poteva andare all’arrivo. Nessun compagno di squadra, ma un compagno di allenamento, e amico, Massimo Podenzana. Ci si mise d’accordo: quando attacco io, controlli tu, e quando attacchi tu, controllo io. Podenzana attaccò a due o tre chilometri dal traguardo, se ne trascinò due o tre, li riprendemmo a un chilometro e mezzo. Ci fu un rallentamento. Partii all’ultimo chilometro. Un ‘dirizzone’, in leggera salita, che non finiva più. Gli altri si guardarono, si studiarono, esitarono, aspettavano che qualcuno prendesse l’iniziativa. Intanto io cercavo di mettere più strada possibile fra me e loro. Spingevo, pregavo, soffrivo, speravo, imploravo. Testa bassa e pedalare. Non avevo il coraggio di guardarmi dietro. Avevo il terrore di essere risucchiato, inghiottito, divorato. Sentivo solo il boato della folla. Gli ultimi metri continuavano ad allungarsi, a moltiplicarsi”.


Prima e unica vittoria, non solo al Giro ma in carriera, per Fabrizio Convalle: “Era la Sora-Teramo, 223 chilometri, la cavalcata dei monti grigi, tre gran premi della montagna, Ovindoli, Capannelle e Castellalto. La compagnia era buona finché c’era da collaborare, terribile quando c’era da combattere. Da Tchmil a Duclos-Lassalle, da Pagnin a Massi, da Vandelli a Cesarini... La vittoria avrebbe dato un senso alla gara, alla stagione, all’annata, magari alla vita. Poi fu una festa grande e mobile. Prima con la squadra: l’Amore & Vita, il capitano era Gavazzi, tra i compagni Chiurato e Pelliconi con cui avevo corso anche da dilettante. Fu festa il giorno dopo, ho ancora La Gazzetta dello Sport, così come ho ancora quella maglia. E fu ancora festa quando si giunse in Toscana”.

Toscano di Carrara, Convalle: “Da piccolo correvo, ma a piedi. Campestri. Dopo la terza media andai a lavorare nella pasticceria Cristallo di Marina di Carrara, avevano una squadra di ciclismo, mi unii al gruppo, alla terza gara arrivai secondo, non smisi più. Due anni lì, poi passai nella squadra della Pizzeria Mauro, quindi dilettante, anche in nazionale, infine professionista. Al primo anno feci un secondo di tappa e il terzo in generale al Giro di Puglia. Ero un passista veloce, non velocissimo: per vincere, dovevo fuggire. Ci provai anche alla Milano-Sanremo, quella del 1992. Scattai dopo una trentina di chilometri, sperando che qualcuno venisse via con me, invece mi ritrovai da solo. Ma non mi sarei rialzato per nessuna cifra al mondo e proseguii, sempre sperando che qualcuno mi raggiungesse. Passai sul Passo del Turchino, da solo, con 18-19 minuti di vantaggio. Alfredo Martini mi disse: ‘Rimarrai nella storia’. Ma non rimasi nell’ordine d’arrivo: prima mi raggiunsero Bontempi e Fontanelli, poi a Laigueglia il gruppo. Fine della mia Sanremo e inizio della Sanremo di Sean Kelly, primo, e Moreno Argentin, secondo”.

Convalle smise di correre a 28 anni: “Ho due rimpianti: quello di essere rimasto all’Amore & Vita nonostante due o tre richieste di squadre più attrezzate e non aver mai corso in Belgio, altrimenti rifarei tutto quello che ho fatto. Poi passai alla mountain bike. E da direttore sportivo ho avuto le mie belle soddisfazioni: cominciai con gli esordienti, fra gli allievi avevo Bernucci, fra gli juniores Pozzato, fra i dilettanti Cancellara. Adesso ho un negozio di bici a Carrara e faccio il rappresentante per Nalini. La mia vita è ancora rotonda, è ancora a tutta, è ancora da passista veloce. La bici mi ha insegnato a vivere e a ringraziare. Lo scorso anno ho organizzato una cicloturistica dedicata a Martini e Ballerini: il ciclismo ha la memoria lunga”.

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