L'ORA DEL PASTO. I MILLE VOLTI DI UN MITO, CAMILLA MASSONE NEGRONE

STORIA | 19/03/2026 | 08:17
di Marco Pastonesi

Aveva lo sport addosso, dentro, come un’eredità, una voglia. Nuoto, sci, tennis, pesca sportiva, alpinismo, ciclismo. E lo sport era riservato ai ricchi, con l’eccezione del ciclismo, sport così duro e faticoso da essere praticato solo da uomini poveri in cerca di riscatto sociale, sport così scandaloso se praticato da donne. Nello sport, e non solo nello sport, lei sembrava cercare una sfida, un brivido, un rischio, forse una trasgressione, certo un’affermazione nella parità dei diritti.


Carina Massone Negrone: donna di sport, pioniera e ambasciatrice. Oggi sono 35 anni da quando morì, a quasi 80 anni. Di Carina poco si è scritto e detto. In sua memoria e onore c’è un francobollo da 750 lire, emesso nel 1996 nella serie dedicata alle donne italiane famose, con Maria Montessori e Anna Magnani, Eleonora Duse e Nilde Jotti, Grazia Deledda e Maria Callas, forse sarebbe stato più adatto un francobollo per la posta aerea, ma pazienza; in sua memoria e onore c’è una piazzetta a lei intitolata nel cuore di Bogliasco, la cittadina ligure dove nacque e morì, sotto il palazzo del municipio e inaugurata nel 2000, e quella piazzetta è come un volo tra mare e cielo.


La prima passione, forse, il mare. La famiglia Massone-Bombrini possedeva un gozzo chiamato Cigno, a vela latina, cioè con un taglio triangolare, utilizzata per andare a pescare. Carina faceva anche di più: con una piccola lancia, a remi, si spingeva al largo di Bogliasco, quasi all’altezza di Punta Chiappa, la punta del promontorio di Portofino, e qui si dedicava alla cattura dei pescecani usando barilotti come palamiti e laxerti, cioè gli sgombri, come esche, legati da catene. Il giorno dopo, se i barilotti erano allineati, allora significava che dei pescecani non c’era traccia; ma se invece erano disordinati, allora Carina si tuffava con fucile e occhiali e sparava al pescecane.

Ma la vera passione di Carina era il volo. Il volo era un’aspirazione antichissima, leggendaria, ma una realtà recentissima, novecentesca, futurista: il 17 dicembre 1903 il primo volo, quello dei fratelli statunitensi Wright, dalle biciclette agli alianti, fino alle prime navigazioni aeree, a fatica, a singhiozzo, a motore, del Flyer. Carina raggiunse il brevetto di pilota nel 1933, era sposata da un anno, lei di anni adesso ne aveva 22, il suo istruttore era Giorgio Parodi, detto Lattuga, figlio di un armatore, volontario nella Prima guerra mondiale con il proprio motoscafo, dunque motoscafista in Marina, poi promosso alla guida di un idrovolante, superlodato e superpremiato, medaglia d’argento al valor militare per aver partecipato a 16 missioni e 12 bombardamenti, poi nel 1921 fondatore, con Carlo Guzzi, della Moto Guzzi, tant’è vero che il marchio di fabbrica, l’aquila d’oro, era il distintivo del pilota Parodi. Parodi era il maestro di Carina, la istruì, Carina decollò con un Caproncino 100 in versione idrovolante nelle acque del porto di Genova sotto la Lanterna e diventò ufficialmente una pilota. Da questo momento decollò anche la sua carriera aeronautica. Nel 1934 partecipò e vinse a Genova il circuito di velocità Foce-Lido: gli aerei volavano a bassa quota, viravano attorno a un pilone a pochi metri dalla superficie del mare, la folla assisteva dai parapetti di corso Italia. Sempre nel 1934 e sempre a Genova, in quello che veniva chiamato il Bacino Mussolini, Carina raggiunse la quota di circa 5400 metri e batté il primato femminile di altezza per idrovolanti, il precedente apparteneva alla statunitense Marion Eddy Conrad con 4103 metri.

Quello spirito di libertà e indipendenza, quella dichiarazione di diritti civili e affermazione di primati mondiali, sarebbe rimasto sempre in Carina. L’ultimo record risale al 1954, quando volò da Ghedi, nel Bresciano, fino a Luxor, in Egitto, in coppia con Ada Marchelli - ma a pilotare fu sempre e soltanto Carina -, in tutto 2987 chilometri in 13 ore e 34 minuti alla media di 299 chilometri orari. Nella circostanza fu ribattezzata Lady Luxor.

Ma per volare Carina Massone Negrone non aveva bisogno di ali e motori: lei, a Genova, saltava sulla bicicletta e pedalava nel traffico, convinta ciclista urbana.

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COMMENTI
...e rischiava
19 marzo 2026 13:11 canepari
più nel traffico di Genova che tra le nuvole.

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