L'ABC di COSTA. CONTADOR HA MACARENA, ECCO PERCHÈ BALLA

GIRO D'ITALIA | 31/05/2015 | 15:48
di Angelo Costa
 
A come Aru. Nel senso di Fabio, secondo in classifica. Abituato a guardare avanti, oggi può concedersi un’eccezione: non resetti subito questo podio, se lo goda un po’.
 
B come Basso. Nel senso di Ivan, due volte vincitore del Giro e ora spalla di Contador. Aveva promesso un Giro all’altezza del suo nome, si è fermato al livello del suo cognome.
 
C come Contador. Nel senso di Alberto, vincitore del Giro d’Italia per la terza volta in tre partecipazioni. Poi capisci perché nel nostro Paese torni sempre volentieri.
 
D come distacchi. Nel senso di distanze in classifica. In 17 chiudono con meno di un’ora di distacco da Contador, in 31 sono rimasti sotto le due ore: c’è altro da aggiungere?
 
E come esempio. Nel senso di Philippe Gilbert, ex iridato e campione delle classiche. Lo pronosticano tutti in fuga dal Giro dopo la crono, come tanti suoi illustri colleghi: il vallone si sfila da questo gruppo, vince due tappe e si presenta a Milano.
 
F come famiglia. Nel senso di affetti personali. L’ultima settimana si è visto un Giro formato famiglia: non per le salite, ma per il contorno. Ad aspettare Aru ci sono mamma, papà e fidanzata, ad accompagnare Contador verso l’albo d’oro c’è la moglie. Si chiama Macarena: poi capisci perché lo spagnolo sulla bicicletta balla.
 
G come Gps. Nel senso di rilevamento dei dati attraverso il satellite. Più di tante innovazioni, sarebbe utile introdurlo per fornire durante la corsa distacchi meno fluttuanti di quanto non si sia visto quest’anno.
 
H come Hesjedal. Nel senso di Ryder, ex vincitore del Giro. Scrive il suo compagno Marangoni: ‘Ha meritato il quinto posto perché ha lottato come un leone’. Non siamo d’accordo: per come ha corso l’ultima settimana, meritava il podio.
 
I come infinito. Nel senso di senza fine, il nome del trofeo che premia il vincitore. Azzeccatissimo: infinita è l’emozione che il Giro riesce sempre a regalare. A tutti. A chi lo corre e a chi lo segue.
 
L come Lelli. Nel senso di Max, voce dalla moto Rai. Come faranno gli italiani a trascorrere il pomeriggio senza sentire i suoi accorati ‘si va di 53’, ‘questi freni scalettano’, ‘dal gruppo è saltato via Paulinho’, ‘su questi finali arrivi finito’?
 
M come motorini. Nel senso di propulsori invisibili nascosti nelle bici. Se ne è parlato dopo i controlli che l’Uci svolge da tempo per rintracciarli, se ne è parlato fin troppo. Alla prossima puntata.
 
N come non pervenute. Nel senso di squadre che in corsa non si sono mai viste. Non importa se qui per diritto o invitate: nel film della corsa, alcuni team non sono riusciti nemmeno a fare da comparsa.
 
O come Oleg. Nel senso di Tinkov, patron dell’omonima squadra. A forza di passare per un simpatico produttore di tweet, si fa prendere la mano, anzi le dita. Troppo rosa dà alla testa: non a caso, chiude il Giro tingendosi i capelli con i colori della maglia di Contador.
 
P come Ppo. Nel senso di Punto di Passaggio Obbligatorio, la zona dalla quale bisogna transitare per raggiungere partenze e arrivi. Adesso che il Giro è finito, ne dovremo fare a meno: Possiamo Perderci Ovunque.
 
Q come quiz. Nel senso di domanda rimasta senza risposta. La Rai, nelle trasmissioni di contorno, ha sempre chiamato Landa col nome intero, Landa Meana. Perché allora non Contador Velasco? O De Stefano Brunel?
 
R come rilancio. Nel senso di svolta del ciclismo italiano. Tanto Aru, un po’ di Formolo, segnali di Caruso, il ritorno di Ulissi: in un Giro che non ha concesso respiro, ci si può accontentare.
 
S come sfilata. Nel senso di passerella finale. Al via di Torino Contador ha pedalato con tutta la squadra accanto: finalmente assieme.
 
T come tormentone. Nel senso di domandone quotidiano: esaurito ‘dove si può attaccare Contador?’, è già partito ‘Aru adesso farà il Tour?’.
 
U come Uran. Nel senso di Rigoberto, colombiano che da favorito si è rivelato comparsa. Dice che un ciclista non deve avere memoria, ma solo guardare avanti: meglio che anche gli appassionati si scordino questo suo Giro.
 
V come voci. Nel senso di Francesco Pancani e Silvio Martinello, telecronisti Rai. L’unico apostrofo rosa fra le parole bla e bla.
 
Z come Zhupa. Nel senso di Eugert, primo albanese al via del Giro. Ora anche primo albanese a concludere il Giro.
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