Clamore, troppo clamore all'Alpe d'Huez? Al netto di un confessato approccio agiografico al Tour de France, piace davvero tanto Il contraltare di quiete e genuinita' paesaggistica offerto dal Col de la Sarenne, alla prima sua recita come salita della Grande Boucle. Non aspettatevi, insomma, urbanizzazioni massive lungo il nastro d'asfalto che conduce all'ultimo gran premio della montagna alpino, prima di Parigi, 1999 metri e guai arrotondare, anzi si Duemila.
Con vista di intestimabile bellezza su quei ghiacciai sempre piu' in ritirata, tanto per non farci mancare un po' di sano magone, guardando corse mentre il cambiamento climatico allarma.
Accelera, verrebbe da aggiungere, la sfida della destagionalizzazione turistica, ma restiamo alla Sarenne uscendo dall'ambito del profilo altimetrico. Ci aiutano quelli del Dauphine Libéré, introducendoci dello scrigno di tranquilla e discreta identita'alpina capace di balzare a notorieta' planetaria senza afflusso Di pubblico incondizionato, anzi, c'e' tanto c'e' la TV, soprattutto in contesto naturalistico da preservare. Chi tra i 16 Mila dell'Etape du Tour sa di cosa parliamo, dello splendido e piccolo villaggio chiamato Mizoen, di pascoli, dell'accogliente ultimo avamposto di ricettività, l'Auberge du Savel a Clavans le Bas: "qui non c'erano che 55 abitanti d'inverno, tutto era improntato all'autarchia, ci si conosceva tutti" - ricorda un vecchio residente del petit village, davanti a Clementine e Leroy (olandese) che nel 2025 hanno rilevato l'albergo.
E mica per marketing, con il cuore e l'adesione convinta alla specificità della Sarenne, teatro del Tour che venne affrontato in discesa nel 2013, quando vinse Riblon. C'era ancora da aggiungere delle 16 mila firme alla petizione sostenuta dagli ecologisti. Ma ci siamo ricascati, perché c'eravamo ripromessi di non parlare di ciclismo agonistico.
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