PRUDHOMME. «NESSUN FAVORITISMO PER I FRANCESI, L'ITA E' QUELLO CHE TUTTI VOLEVAMO»

TOUR DE FRANCE | 24/07/2026 | 08:05
di Francesca Monzone

Christian Prudhomme difende il Tour: riguardo le dichiarazioni delle ultime ore fatte da alcuni ciclisti ha ribadito che nessun corridore francese è stato favorito evitando controlli antidoping.  Il Tour de France continua a essere terreno di sfide sportive, ma anche di polemiche fuori dalla strada. Dopo le discussioni nate in seguito ai controlli antidoping effettuati durante la notte su alcuni dei protagonisti della corsa, il direttore della Grande Boucle Christian Prudhomme ha deciso di intervenire pubblicamente, respingendo con fermezza ogni accusa di favoritismo nei confronti dei corridori francesi e difendendo l'operato dell'International Testing Agency (ITA).


Ieri mattina, il numero uno della Grande Boucle ha parlato alla partenza della diciottesima tappa da Voiron, rimarcando un concetto che considera fondamentale per la credibilità del ciclismo moderno: il Tour de France non ha alcun ruolo nella scelta dei corridori da sottoporre ai controlli.


«Abbiamo lottato per avere un'agenzia indipendente e adesso ce l'abbiamo - ha dichiarato - Non ho alcuna intenzione di interferire con il loro lavoro. Non solo non sono informato, ma non devo esserlo».

Le sue parole arrivano dopo le dichiarazioni del corridore sloveno Matej Mohoric (Bahrain Victorious), che aveva lasciato intendere come il giovane francese Paul Seixas, tra le grandi rivelazioni di questo Tour de France, potesse aver ricevuto un trattamento diverso rispetto agli altri uomini di classifica.

«Sarebbe opportuno garantire pari trattamento a tutti» aveva affermato Mohoric, sottolineando come, a suo dire, il diciannovenne francese non fosse stato sottoposto ai controlli notturni che avevano invece interessato altri protagonisti della corsa.

Un'osservazione che ha immediatamente acceso il dibattito, ma che Prudhomme ha respinto senza esitazioni. «L'UCI ha voluto creare un'agenzia completamente indipendente. Io vengo a conoscenza dei controlli esattamente nello stesso momento in cui li apprendete voi, e spesso anche dopo. Non ricevo alcuna informazione preventiva e non dovrei riceverla».

Le dichiarazioni di Prudhomme arrivano anche all'indomani del comunicato ufficiale dell'ITA e dell'UCI, che hanno difeso la scelta di effettuare controlli antidoping nelle ore notturne, spiegando come si tratti di una misura eccezionale ma necessaria per contrastare il fenomeno del microdosaggio di sostanze proibite.

Durante il Tour di quest'anno, sia Tadej Pogacar sia Jonas Vingegaard sono stati sottoposti a controlli nelle primissime ore del mattino, una decisione che aveva suscitato il malcontento di alcune squadre, preoccupate per il recupero dei propri leader nel pieno delle tappe alpine.

Prudhomme, però, non ha avuto dubbi nel difendere il lavoro dell'ITA. «L'ITA sta facendo esattamente il lavoro per cui è stata creata - ha affermato - Capisco perfettamente le emozioni dei corridori, ma noi volevamo un'agenzia indipendente. È esattamente quello che abbiamo ottenuto ed è ciò che abbiamo sempre chiesto».

Il direttore del Tour ha ricordato anche un passaggio storico significativo. Nel 2008, infatti, la corsa venne organizzata senza il coinvolgimento diretto dell'Unione Ciclistica Internazionale proprio per consentire che i controlli antidoping fossero gestiti in maniera completamente indipendente dalla Federazione Ciclistica Francese, una scelta che segnò una svolta nella credibilità della lotta al doping. Secondo Prudhomme, i controlli notturni rappresentano semplicemente uno degli strumenti oggi a disposizione degli investigatori.

«Naturalmente questo tipo di test non può essere effettuato ogni sera. In questo caso sono stati eseguiti tra due tappe di montagna, ma è esattamente questo il ruolo dell'ITA».

Nei giorni scorsi qualcuno aveva ipotizzato che controlli tanto invasivi potessero alimentare sospetti nei confronti di Tadej Pogacar, sempre più vicino alla conquista del suo quinto Tour de France. Anche su questo punto Prudhomme è stato categorico.

Per il direttore della Grande Boucle, lo sloveno non ha bisogno di dimostrare il proprio talento, emerso fin dagli esordi della sua carriera.

«Pogacar ha mostrato qualità straordinarie fin da giovanissimo. A vent'anni era già salito sul podio della Vuelta di Spagna vincendo anche delle tappe. È un talento eccezionale».

Infine, Prudhomme ha lanciato una riflessione destinata a far discutere anche oltre il mondo del ciclismo. «Mi chiedo se controlli di questo tipo vengano effettuati con la stessa intensità anche negli altri grandi sport, compreso quello più popolare al mondo, il calcio. Personalmente non ne sono così sicuro».

Una considerazione che ribadisce la convinzione del direttore del Tour: oggi il ciclismo è probabilmente lo sport che investe maggiormente nella lotta al doping, anche a costo di sottoporre i propri campioni a controlli invasivi e scomodi. Una scelta che può creare polemiche, ma che secondo Prudhomme rappresenta il prezzo da pagare per continuare a rafforzare la credibilità della corsa più importante del mondo.


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