Dicono che i numeri sono freddi. Eppure, quando si parla di italiani e di successi all’Alpe d’Huez, viene facile l’espressione “Formidabili quegli anni”, che si fosse davanti alla televisione, impegnati nella ascesa in bici più o meno al ralenty (colpa del 42x24?), approdati con l’auto in zona traguardo percorrendo quel Col de La Sarenne che non aveva e non ha parapetti, deviazione per intenditori scoperta grazie al tam tam degli appassionati.
E comunque le cifre parlano e scaldano il cuore: della sparuta pattuglia tricolore in gara al Tour 2026, solo Damiano Caruso, Edoardo Affini e Stefano Oldani sono nati negli anni ’90, quando non ce n’era per nessuno e riuscimmo non solo a rinverdire - in qualche modo- i fasti Coppiani del 1952, prima volta all’Alpe: il Campionissimo era reduce dal memorabile acuto del Sestriere e concesse il bis.
La montagna degli olandesi si trasformò in quella biancorossoverde, come la maglia di campione d’Italia sfoggiata da Gianni Bugno nel 1991, l’anno del suo secondo successo. Il primo, per quanto non si trattasse di un Carneade, per il contesto speciale in cui era arrivato induceva a incedere in pizzicotti (per capire se fosse vero) quegli appassionati italiani che facevano conoscenza con i mitici tornanti, portati qui non solo dall'acuto al Giro del campione della Gatorade Chateau d'Ax (c'era chi credeva in lui già l'anno prima al Mondiale di Chambery). Ed invece: primo Bugno, secondo Lemond, terzo Breukink.
Per gli olandesi, la stagione iniziata nel 1976 grazie a Zoetemelk, si era chiusa nel 1989 con Theunisse. Detto del ’91 (un certo Indurain secondo di quella Gap-Alpe d’Huez, riproposta oggi), la saga italiana dell’Alpe sarebbe proseguita da Roberto Conti, Marco Pantani per due volte, Giuseppe Guerini. Ora che i camper già gremiscono in ogni ordine di posto il bordo strada, i tulipani con la targa gialla non ci pensano minimamente a snobbare la Grande Boucle in attesa del ritorno in auge di un campione per questo tipo di percorsi. Perchè l’Alpe è l’Alpe, mette tutti d’accordo, (inter)nazional popolare ma mica alla Sanremo (inteso come Festival), non ce ne voglia Sal Da Vinci.
photo fermoimmagine Youtube
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.