Mi sembra evidente: sbagliamo a porci le domande. Quella principale non è “Cosa e quanto manca a Seixas per essere Pogacar”: da questo punto di vista, la risposta sarebbe semplicissima, al francese mancano otto anni di esperienza, o comunque due o tre se vogliamo rifarci agli inizi del Pogacar imbattibile, più una serie di test (il primo al prossimo Tour) che devono chiarire soprattutto la sua effettiva potenza come fondista delle tre settimane. Ma questa, come dicevo, è una domanda persino infantile. La vera domanda adesso è questa: “Cosa e quanto manca a Evenepoel per essere come Seixas”. Ma sì, ormai è tempo di elevare qualche interrogativo sulla vera dimensione di Remco. Talento è talento, nessuna discussione. Ma talento quanto? Non ai livelli di Pogacar l'avevamo intuito già da un po'. Ma andando avanti con le stagioni mi pare che le sue quotazioni continuino a scendere anche in raffronto ad altra gente. Il belga new-generation, rubato al calcio, ha ormai 26 anni (nel ciclismo attuale piena maturità) ed è all'ottava stagione da professionista, se non sbaglio i conti (dal 2019). Qualche conclusione bisognerà tirarla. Dopo questa ennesima Liegi, dovendolo definire, direi così: imbattibile (o quasi) a cronometro, battibilissimo nei grandi giri, battibilissimo nelle grandi classiche, torna ad essere imbattibile quando al via non ci sono questo e quello, cioè la Superlega del gruppo, senza star qui a ripetere i nomi di quei tre (corse in linea) o di quei due (grandi giri). Novità degli ultimi mesi: alla nomenklatura di quelli che lo battono ne va aggiunto uno, il ragazzino della superpotenza che non conosce bidet, il fenomenale Seixas.
Diciamolo: cominciano davvero ad essere una moltitudine. C'è una masnada di gente più forte del fenomeno Evenepoel. Ma allora: che fenomeno è? Siamo ancora sicuri che sia così fenomeno? La realtà parla da sola: di fatto, a 26 anni, Remco si laurea numero uno assoluto della seria A/2 di questo ciclismo, nettamente, di gran lunga. Però: quando finisce nella spietata cerchia della A/1, ne esce ridimensionato e mortificato. E' regolarmente il primo dei battuti. Bravino, ma sempre battuto.
Può bastare? E' un affare suo, di chi lo paga, di chi tifa per lui. Il primo dei battuti, per quanti complimenti si meriti, è comunque anche l'ultimo dei fenomeni. Magari, non lo è neppure. O lo è soltanto quando non ce ne sono altri in gara.