Editoriale
CIFRA SIMBOLICA. Amo lo sport e il calcio è tra i miei sport preferiti, quindi vi assicuro che la mia non è una reazione pavloviana, ma prima del caso Signori radiato dai signori del calcio e poi bellamente festeggiato per i suoi primi cinquant’anni al Dall’Ara come se nulla fosse, mi aveva colpito un titolo della Gazzetta su Alessandro Diamanti.
Senza squadra dal 31 agosto scorso, il centrocampista toscano torna a giocare. Il fantasista, ex azzurro, ex di Palermo in B, Atalanta, Bologna, West Ham e Fiorentina, ha accettato la proposta del Perugia del presidente Santopadre. Il calciatore ha firmato un contratto fino a giugno per una cifra definita “simbolica”, un compenso a quanto pare molto inferiore rispetto a quello che gli offrivano altre squadre in Italia e all’estero (Emirati Arabi e MLS), si legge. Cifra simbolica per un atleta professionista? Ma i minimi contrattuali non esistono? Cosa dire: buono a sapersi. Non serve neanche più pagare per correre o giocare a pallone. È sufficiente farsi dare una cifra simbolica. Spero che sia solo cattivo giornalismo, ma visto l’andazzo che regna nel mondo del pallone, penso che il problema non sia di chi ha vergato il pezzo o di chi l’ha titolato, ma del mondo del pallone, che è ormai davvero simbolo di un Paese in “simbolico” declino.

ASSENTE. Torniamo nel nostro orticello, e francamente di erba gramigna ne abbiamo a iosa. Non c’è solo il caso Froome a tenere banco, anche la terribile vicenda che ha coinvolto la Asd Gran Fondo del Diavolo Altopack, che per moltissimi media nazionali è uno dei team più forti d’Italia, quando nella sostanza è molto più semplicemente uno dei team più scarsi del Belpaese. Adesso, dopo questo terremoto, possono ben dire con orgoglio di essere certamente la più imbarazzante e scellerata delle squadre presenti sul suolo patrio, per il numero di vittorie ottenute (zero) e la quantità di doping (famiglie intere disposte a tutto) fatto ingurgitare ai propri ragazzi.
A proposito di famiglia, il procuratore capo di Lucca, Pietro Suchan, ha parlato proprio da buon padre di famiglia, scosso e preoccupato: «Si è giocato con la vita dei ragazzi in nome del Dio successo. Dobbiamo ridare allo sport la dignità che merita», ha spiegato. Ma anche Renato Di Rocco, numero uno del nostro movimento, non si è tirato indietro: «La Toscana è una regione nella quale la pressione agonistica è sempre stata eccessiva». E lasciamo perdere la reazione del presidente Regionale toscano Giacomo Bacci che, anziché prenderne atto e attivarsi per cercare di arginare il fenomeno, per prima cosa si è sentito in dovere di gridare a speculazioni giornalistiche sul territorio, rifacendosi a discriminazioni regionali prive di ogni fondamento.
Purtroppo, caro presidente Bacci, sono i dati in mano agli investigatori e alle varie procure nazionali che dicono che la Toscana fatica a capire. Non è colpa di Di Rocco se sono 16 le società sotto osservazione e al pari della Toscana ci sono anche Marche e Sicilia che preoccupano, mentre in Abruzzo la situazione è in netto miglioramento. Sono cose che il numero uno della nostra federazione ha appreso dalle strutture antidoping del CONI, dalla Nado Italia, per arrivare ai NAS e al Ministero della Salute. Ne prenda atto, e non se ne faccia una ragione: prenda provvedimenti. Si attivi, collabori con le istituzioni affinché questa piaga venga arginata e battuta. Ma andiamo oltre.
Tre dilettanti su 4 - si legge in un rapporto dell’Istituto superiore della Sanità – fanno ricorso a sostanze dopanti. È un’incidenza più che doppia rispetto al mondo professionistico. I dati si riferiscono a tutti gli sport, non solo al ciclismo. Per Carlo Tranquilli, componente del pool ministeriale anti-doping, i soldi non c’entrano assolutamente niente. Il sistema Altopack, messo assieme dai Franceschi, è solo per sentirsi grandi, furbi e scaltri. Famiglie, genitori che spingono i loro ragazzi a ridurre le distanze con l’inganno. Doparsi per ansia da prestazione, oppure molto semplicemente perché fa figo. Un problema culturale profondo, che cancella la meritocrazia e conduce dritti alla fatuità. È il trionfo della famiglia assente. In questo caso aggettivo, ma anche verbo: coloro che consentono, in loro assenza. Visti però i danni, avverto chiara la presenza di qualcosa che francamente fatico a definire famiglia.

Pier Augusto Stagi
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Un Grand Départ storico ed elettrico. Nel 2027, il gruppo del Tour de France Femmes avec Zwift attraverserà il mare, una prima nella sua storia, per gareggiare in tre tappe in Inghilterra, un mese dopo il Grand Départ Gran Bretagna...


C'è anche la storia del ciclismo italiano all'Italia Sports Summit, che sul lungomare di Viareggio ha aperto oggi ufficialmente le celebrazioni per l'ottantesimo anniversario dell'Unione Stampa Sportiva Italiana, emanazione sportiva del sindacato nazionale dei giornalisti. In mezzo ai panel su...


Importante novità per quanto riguarda la corsa a tappe che ha rivelato al grande pubblico Tadej Pogacar e che lo scorso anno è stata vinta da Paul Seixas, ben di più che semplice astro nascente del pedale transalpino. Parliamo del...


Nella sua carriera da corridore, Daniele Bennati non è mai stato tipo da grandi montagne, anche se esattamente vent’anni fa, nel 2006, riuscì a imporsi in una tappa della corsa da cui il Tour of the Alps ha raccolto l’eredità,...


Mathieu van der Poel non prenderà parte alla tappa di ciclocross di Coppa del Mondo di domenica a Benidorm. La gara non era mai stata effettivamente programmata, ma c’era comunque una piccola possibilità. Il CT della nazionale olandese Gerben de...


È in maniera decisamente originale e creativa che Mattia De Marchi ha lanciato il suo nuovo progetto gravel The Grip. Con una studiata serie di contenuti, diluita sapientemente negli ultimi tre mesi e ricca di riferimenti agli anni 90’/...


Derek Gee West correrà il Giro d’Italia 2026 e lo farà con l’obiettivo di migliorare il quarto posto conquistato lo scorso anno e salire sul podio. Il canadese, fresco di accordo triennale con la Lidl Trek del General Manager Luca...


Oscar Onley è uno dei corridori più promettenti per le corse a tappe, talentino britannico di 23 anni e vero e proprio colpo di mercato del Team Ineos. La formazione inglese lo voleva a tutti i costi e lo ha...


La sua base europea è a San Marino, mentre la sua casa con tutti gli affetti è la metropoli di Monterrey, ma è cresciuta a Tampico. Si tratta Romina Hinojosa, giovane talento messicano che corre con la Lotto-Intermarché. Spesso dietro...


La Federazione Ciclistica Italiana ha inviato a tutti i Gruppi parlamentari una serie di proposte di intervento legislativo in materia di sicurezza stradale. Le proposte sono il risultato del lavoro di una specifica Commissione federale che, negli ultimi mesi, ha...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024