Rapporti&Relazioni
Ironia francese

di Gian Paolo Ormezzano

C’è un mensile francese che si intitola So foot (origini ignote, forse da sofà, nel senso di divano, per pura assonanza, o da so inglese che vuol dire così, dunque così football), ed è molto semplicemente una pubblicazione intelligente, che tratta il mondo del pallone come si deve, cioè anche a pesci in faccia, pur sempre riconoscendo al gioco e ai suoi interpreti un vasto potere di fascino. Formato 30 x 23, bella carta spessa con ottima resa delle foto a colori, caratteri piccoli, 92 pagine, tanto da leggere per 3,90 euro. Inchieste, ricostruzioni, personaggi personaggi personaggi. Mol­ta attenzione a cose e genti d’Italia. Nessuno ha scritto così be­ne e così compiutamente sul ca­so Zidane-Materazzi, anche facendo parlare i due. Ultimamente grande e precisa ricostruzione della vita agra di Chinaglia. Coin­volto tutto il mondo del pallone, Sudamerica compreso Sudamerica in prima linea, e due memorabili Maradona e Socrates. Linguaggio non facile con tanto slang, tanto humour, tanti doppi sensi, tanti ri­ferimenti a situazioni molto francesi, a personaggi che là sono qual­cosa, da noi sono niente. Ta­lora non basta saper bene di francese e di pallone, ci vogliono l’argot e conoscenze speciali.

Nell’imminenza del Tour de France So Foot ha partorito, come già l’anno scorso, Pédale!. Stesso formato, 100 pagine, 5 euro. Molto amore critico per il ciclismo, i suoi problemi di doping, i suoi personaggi. Nel nu­me­ro in edicola adesso c’è uno stra­ordinario Cipollini, che parla dei troppi pistard arrivati al ciclismo su strada, specialmente dal­l’Est europeo, e delle volate che sono un rebus, ormai, oltre che un pericolo. Revival di Agostinho, il portoghese che poteva battere Merckx e che è morto per incidente. Tom Boonen che esce dal tunnel della chimica e torna a vincere. Il mistero per niente misterioso di Jeannie Longo, che a 55 anni pe­dala e vince, ma che adesso patisce il commercio di prodotti proibiti attuato da suo marito. Rasmussen espulso dal Tour e dal ciclismo, e i suoi pensieri suicidi. La tribù dei tifosi baschi sulle strade della Grande Boucle. I ciclisti colombiani e i cartelli della droga. Ov­via­mente Merckx sparpagliato do­vunque. Poco ciclismo francese, e in effetti non c’è. Foto pazzesche di ciclisti dopo la corsa, sembrano quelle scattate dai fotografi Usa di guerra nei campi di concentramento del Reich.

Grande numero unico, assolutamente unico. Pensarlo da noi, anzi chez nous, è qua­si impossibile. Il francese aiuta anche a essere pesanti senza essere volgari, volgari senza essere blasfemi. Si può dire benissimo “merde”, ad esempio, lo dicono anche don­ne gentili, e non stride. Sicu­ra­mente in Italia si vuole bene al ci­clismo più che in Francia, e dunque spupazzarlo troppo è reato. Si­curamente in Francia c’è per il ciclismo più amore assoluto che in Italia, è amore radicato, indipendente dall’esistenza o meno del campione che esalta questo amore: come provato da questi ultimi lunghi anni senza corridori francesi in vetta a qualcosa.

Poi ci sono pesantissimi in­terventi satirici, giochi di parole al limite dell’offesa e oltre, tanto umorismo anche feroce. Da noi saetterebbero querele. Ecco, non da adesso ci chiediamo come mai nel ciclismo, ma anche in tutto lo sport italiano, c’è poco, po­chissimo senso dell’umorismo (e che il Costa di questa pubblicazione che state sfogliando sempre sia lodato). Si pensi alla questione dell’omosessualità nel calcio, il vero argomento popolare che ha ac­compagnato il nostro campionato europeo di calcio. Pochi hanno sa­puto ridere o sorridere, si è sfiorata la guerra civile nel nome dell’omofobia ma anche dell’incapacità di ridere. Cassano e Balotelli sono due grandi attori comici inconsci, invece di lasciarli fare li vogliamo limitare.

Diventato importante, troppo importante per motivi economici, lo sport di ve­trina ha da noi spento le luci di quel settore dell’intelligenza che si chiama umorismo. Un Pèdale! in italiano sarebbe difficile da scrivere, un Pèdale! italiano sarebbe im­possibile da pubblicare. Non è un caso che il Guerin Sportivo, che esaltò la satira specie calcistica per bellissimi decenni, sia adesso ri­dotto ad una uscita mensile, serissima, talora monotematica. Unica traccia di umorismo nella stampa sportiva quotidiana, che resta quantitativamente la massima al mondo, le tre-quatto righe quotidiane di Gene Gnocchi, che sempre sia lodato anche lui, sulla pri­ma pagina della “rosea”. Umo­ri­smo spesso amaro, talora lunare, sempre di classe e perciò chissà se sempre capito e soprattutto spartito.

Ai nostri tre lettori comunque diciamo che con tut­to­BICI essi si trovano già me­glio che altrove, e non hanno bisogno di fare eccessivi esercizi di esterofilia. tut­to­BICI che iperdemocraticamente pubblica, appunto, un articolo come questo che state finendo di leggere, scritto da un giornalista che quando, oltre mezzo secolo fa, gli dissero in re­da­zione che sarebbe andato al Tour de France, felice impazzì e non ha ancora smesso.
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