LE STORIE DEL FIGIO. Rino l'autista

STORIA | 17/09/2016 | 07:34
All’anagrafe di Milano, dove è stato registrato ottantatré anni fa, è Salvatore Motta. Poi è entrato in uso il diminutivo e, per tutti, è Rino Motta. Non ha specifici trascorsi ciclistici in qualità di corridore in quanto, pur animato da viva passione, il suo passato di pedalatore l’ha visto impegnato nelle categorie giovanili, tesserato per la nota società Spallanzani di Milano dei tre fratelli Zanazzi, senza però ottenere risultati di particolari rilievo. Era il ciclismo un po’ rusticano degli anni 1950, un ciclismo diffuso e praticato da molti giovani dell’epoca che non avevano tante alternative – oltre che possibilità – per cimentarsi in altre discipline sportive.

Il ciclismo è sempre stato comunque - ed è - la passione più sentita della vita per Rino Motta. Una passione che ha potuto coltivare e alimentare anche nel lavoro, che l’ha visto essere, per lunghi anni, un autista di punta della sede Rai di Milano e, quando c’era il ciclismo, il tanto ciclismo di allora, Rino Motta era sempre disponibile, in modo entusiastico. Ha condotto le vetture di molti giornalisti della Rai – sia radio, sia tv - nelle varie competizioni del calendario nazionale e internazionale coperte dall’emittente nazionale. Era nel gruppo degli autisti, definiamoli “specialistici”, delle corse e ha condotto le vetture dei più noti commentatori, un nome per tutti, quello di Adriano Dezan. Il massimo, per la sua passione, era però condurre la vettura delle riprese in movimento, nel vivo della corsa, per documentarla quando la tecnologia delle riprese era quella del RVM (registrazione video mobile) per le parti della corsa riprese prima dell’arrivo che era documentato dalle telecamere fisse. La vettura del RVM, con botola sopra il tettuccio per ampliare il campo visivo dell’operatore della telecamera che registrava le vicende agonistiche su nastro, era sempre nel vivo della corsa e, non infrequentemente, era vivace (eufemismo) il confronto con la direzione corsa e la giuria per il rispetto delle distanze.

E’ stato, ed è, sempre difficile contemperare il regolamento e la regolarità della corsa con i mezzi di ripresa a disposizione per la migliore documentazione dei momenti agonistici. Poi, in prossimità dell’arrivo, la fuga a tutta velocità verso il traguardo per consegnare tempestivamente le bobine delle immagini girate, la “pizza” in gergo televisivo, che era proposta in onda e commentata dal telecronista. Talvolta c’era una propria e vera staffetta per proporre in anticipo sulla ripresa in diretta dell’arrivo le fasi registrate della corsa.
In tutto questo il ruolo, la capacità, l’esperienza e la conoscenza della corsa e delle abitudini e dei comportamenti dei corridori da parte dell’autista della vettura di ripresa erano comprensibilmente importanti, se non fondamentali.

Molti sono gli episodi e gli aneddoti che Rino Motta ricorda in argomento. Pure aldilà del lavoro specifico Motta s’interessava del ciclismo di tutte le categorie stabilendo rapporti d’amicizia con molti personaggi del mondo delle due ruote che ha conservato anche dopo il momento della pensione.
La continuità con la Rai è stata poi data dal figlio Paolo, entrato in azienda giovanissimo come operatore di ripresa anche nel ciclismo e che, purtroppo, cinque anni fa, a soli trentacinque, ha dovuto soccombere a un male crudele, senza scampo. E' stato ed è un comprensibile, grande, dolore per Rino Motta già provato dalla prematura scomparsa, qualche anno prima, della moglie Annamaria e del suo unico figlio.

Rino Motta però si dimentica della carta d’identità e continua nella sua frequentazione di vari amici del ciclismo e, fra questi, Brunello Fanini, l’organizzatore del Giro di Toscana donne che lo annovera fra i collaboratori del suo variato “entourage” e che talvolta lo deve disciplinare nel suo straripante entusiasmo. La Toscana, con base ai Violi di Cintolese di Monsummano Terme degli amici della famiglia Rosellini, è un po’ la seconda casa di Rino Motta. E’ molto legato anche al “premio Emilio e Aldo De Martino-amore per lo sport” con Carla Inzoli De Martino. Sempre un po’ nel segno della Rai. Si presenta sempre come Rino Motta - Rai Milano. Sono ottantatré le primavere, anzi quasi ottantaquattro, e non dimostrarle mettendo in campo un attivismo e un entusiasmo non comuni.

Giuseppe Figini
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