GATTI & MISFATTI. PORTE, IL FURBETTO DEL PROSECCHINO

GIRO D'ITALIA | 17/05/2015 | 18:32
di Cristiano Gatti     -     

Mi piacerebbe tanto soffermarmi sulla storia bella di questa giornata, su questo rapporto umano così sincero e così profondo tra il vecchio Tiralongo e il giovane Aru, con il capitano ragazzo in lacrime per la vittoria del gregario nonno, un capitano talmente contento da dire una frase per niente di circostanza, quel toccante “sono più contento di quando vinco io”…

Mi piacerebbe veleggiare con i tifosi sui sentimenti lievi del Giro, ma c’è una personcina che proprio me lo impedisce. No, Porte non può passarla liscia. Intendiamoci subito: l’australiano della Sky non ha sulla coscienza nessun reato e tanto meno nessuna vergogna. Anzi, si sta confermando un gran bel corridore. Ma proprio per questo, sul traguardo di San Giorgio del Sannio è fortissima la tentazione di sollevarlo da terra. E va bene che questo tizio sta correndo da Sanremo in attesa della megacrono di Valdobbiadene, dove imporrà la sua altissima specializzazione. Ce lo sta facendo capire ogni giorno, ogni minuto, ogni chilometro, succhiando ruote a tutto spiano, risparmiando ogni singola goccia di sudore. Dirò di più: è logico e rispettabile correre in funzione di quel giorno. Ma c’è un limite, santo cielo. Un limite oltre il quale nei tifosi scatta istintivamente l’antipatia. E questo limite il signor Porte l’ha ampiamente superato.

Ma come: nel finale di una tappa ancora nervosa e selettiva i big si accorgono che Uran va di nuovo in difficoltà. Il colombiano è l’unico a restare fuori dalle solite schermaglie d’alta classifica. Come impone il buonsenso, Aru avvicina Contador e basta un attimo per trovare l’intesa. E’ una convergenza d’interessi: entrambi sanno che collaborando possono tagliare fuori definitivamente il pericoloso Uran. Ma Porte? Niente. Porte si chiama fuori. Pare che Uran proprio non lo riguardi. Porte pensa alla crono di Valdobbiadene, che c’entra lui con Uran? A ruota, stabilmente a ruota, perennemente a ruota. Come la classifica del Giro non lo riguardasse minimamente, come se fosse un semplice osservatore dell’Onu, come se fosse un ospite da scarrozzare di qua e di là, in gita sociale.

Non è il caso di farla troppo lunga, ma un po’ sì. L’atteggiamento di Porte in questa tappa è irritante. La crono di Valdobbiadene non può essere il lasciapassare per qualunque speculazione, per qualunque diserzione, per qualunque parassitismo. Con i suoi cambi regolari, il distacco di Uran adesso sarebbe sensibilmente più corposo. Non si discute. Certo Porte può raccontarci che lui è sempre solo, che la squadra non lo assiste, ma questa è un’attenuante del cavolo: anche Contador nei finali resta immancabilmente solo, eppure non si tira mai indietro.

Nessuno mette in discussione la strategia di gara del singolo favorito, tanto meno quella di Porte, ma ci sono momenti in cui non è più strategia, ci sono momenti in cui il furbetto se n’approfitta. Sì, Porte è ormai a pieno titolo il Furbetto del Prosecchino.

Di questo passo, con questa sua cinica scelta di non concedere mai niente, men che meno ai tifosi, neppure quando sarebbe nel suo pieno interesse, finirà magari per vincere il Giro, ma nell’indifferenza generale. Nel disinteresse totale. Il giusto premio per una condotta così calcolata e distaccata. E dire che la Sky sarebbe un impero della comunicazione, che dovrebbe avere testimonial capaci di trasmettere calore e simpatia. Porte sta scegliendo tutto il contrario. Il gelo. Ma il trionfo non è il prosecco di Valdobbiadene: non c’è niente di peggio che gustarlo gelato.

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COMMENTI
Cosa risponde il Marchese a questa domanda?
17 maggio 2015 20:38 LampoJet
"Sempre in testa la ranocchia gialla"....

Se Porte è furbo, cos'è allora...Indurain?
19 maggio 2015 11:28 runner
A mio avviso Porte fa bene a risparmiarsi nella prima settimana del Giro. Oltretutto queste non erano tappe per fare la differenza. Il bello deve ancora venire e le energie vanno giustamente risparmiate. Uran: l'abbiamo capito tutti che non è pericoloso per la vittoria finale. E poi: facendo un confronto, nessuno si è mai sognato di criticare Miguel Indurain per la sua tattica Iperattendistica? Ma ce lo ricordiamo? Ha sempre vinto difendendosi in salita e vincendo a cronometro. Una noia mortale!

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