LA TAPPA. Terreno da imboscate. SEGUI IL LIVE

GIRO D'ITALIA | 11/05/2015 | 07:58
Rush di Elia Viviani, rush da vero, grande pistard, per il veronese – comunque corridore vero, completo - sul prestigioso traguardo di via XX Settembre, nel cuore di Genova che ha salutato con grande passione popolare, così come è avvenuto per tutta la tappa, la carovana rosa lungo il magnifico scenario della costiera ligure di ponente. Corridore completo e uomo sensibile, misurato, discreto che, nella grande gioia per la prima vittoria di tappa in un grande giro, lungamente inseguita, riserva pensiero e visibile commozione per il suo primo meccanico-allenatore, l’uomo che l’ha messo in bici e poi seguito, Franco Farronato di S. Giovanni di Lupatoto, improvvisamente scomparso nello scorso marzo. La bicicletta è nel destino, a tutto tondo, del veronese: strada, pista e pure la fidanzata, Elena Cecchini, è un’ottima ciclo-girl.

La maglia rosa, pur rimanendo in casa Orica-GreenEdge, è passata da Gerrans a Michael Matthews, il forte corridore che già lo scorso anno l’ha vestita agli inizi del Giro per sei giorni, piazzatosi nello spettacolare sprint finale e che si conferma pure al comando della speciale classifica del miglior giovane. Viviani ripartirà oggi con la maglia rossa di leader della classifica a punti. E’ da porre in rilievo l’ottimo piazzamento di Alessandro Petacchi – quinto – nella sua regione.

Quasi certamente non saranno le ruote veloci del gruppo, le protagonisti della terza tappa, da Rapallo a La Spezia, frazione ancora tutta in Liguria. Si svolge, in gran parte, nell’entroterra della riviera di Levante, sempre in provincia di Genova. Frazione breve, solo 136 km, ma lungo strade che – letteralmente – non consentono respiro, strade ostiche, da ciclismo antico. Aldilà del dislivello complessivo rilevante, e sono quasi 2.300 i metri da superare concentrati nella parte centrale, è proprio l’andamento - oltremodo sinuoso - che, escluse le fasi iniziali e finali, è la costante del tracciato, la maggiore insidia della frazione. Difficile, se non impossibile, trovare cento metri di strada rettilinea nel tratto centrale di questa tappa che scopre un territorio in sostanza inedito per la corsa rosa e per il ciclismo. Sono strade sovente con carreggiata pure ristretta che richiedono ai protagonisti elevatissimi livelli di tensione e continua attenzione. E’ un terreno per quelle che, una volta, si definivano “imboscate”. Lo scenario della parte centrale della tappa non ha in sostanza nulla a che vedere con il panorama marino di Rapallo affacciata sullo splendido golfo del Tigullio, cittadina molto legata al ciclismo con la Milano-Rapallo, classica per dilettanti e vari personaggi delle due ruote. E’ purtroppo triste, molto triste, l’ultimo ricordo della cittadina con la corsa rosa poiché nella 3^ frazione, la Reggio Emilia-Rapallo del Giro d’Italia 2011, morì per una caduta in corsa  lungo la discesa del Passo del Bocco il rimpianto belga Wouter Weylandt, n. 108.
L’itinerario prospetta il passaggio dall’incantevole Santa Margherita Ligure, la facile ascesa alla Ruta di Camogli, Recco e quindi puntare verso l’interno toccando Uscio e il GPM di 3^ cat. di Colle Caprile. Si supera, già in quota, la Scoffera, nome che rimanda al ciclismo antico, prima di Torriglia e Rondanina. Qui inizia una sorta di “circumnavigazione” del bacino artificiale del lago del Brugneto, nel parco regionale dell’Antola, dove le curve e i su e giù non si contano. In costanza di scenario, con tratti di discesa che “il Garibaldi” definisce “piuttosto tecnici”, dopo Montebruno, inizia la salita di Barbagelata, GPM di 2^ cat., a quota 1115, pendenza media poco superiore all’8% con punte al 12%. Segue una lunga discesa che, citando sempre il Garibaldi, è descritta come “tecnica nella prima parte fino al passo della Scoglina” e che, attraverso nomi nuovi della particolare geografia della corsa rosa (Favale di Malvaro, bivio di Lorsica, Monleone) conduce dapprima nel territorio comunale di Carasco e poi, dopo avere ritrovato il mare e strade con rettilinei dopo tante curve, lungo la s.s. Aurelia, a Lavagna – nel territorio della pietra ardesia – e, infine, Chiavari. Il traguardo della splendida Sestri Levante, nel golfo del Tigullio con la scenografica visione della Baia del Silenzio e della Baia delle Favole e varie altre attrattive, rinnova un suo recente e intenso legame con il Giro d’Italia che ricorda le vittorie dello spagnolo Johan Horrach nel 206 e il danese Lars Bak nel 2012. Più indietro nel tempo successi per Gastone Nencini nel 1960 e dello spezzino Graziano Battistini nel 1962.

Giuseppe Figini


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