ROUBAIX. Affini e la Contri Autozai pronti alla sfida

JUNIORES | 11/04/2014 | 08:56
Edoardo Affini va alla Parigi-Roubaix. Lo junior della Contri Autozai, due volte vincitore quest’anno («ad Altivole dove avevamo l’idea di puntare alto ed a Pescantina dove, invece, non avevo l’idea di poter fare bene»), è stato convocato in azzurro dal c.t. Rino De Candido per la gara di domenica, che anticiperà quella dei professionisti. «Una notizia inaspettata - assicura Affini - anche perché non pensavo che la “Roubaix” fosse nel calendario della Nazionale. Sono rimasto sorpreso e contento. Non ho idea di quello che mi aspetta. Gli ultimi 90-100 chilometri saranno quelli dei prof e, foresta di Aremberg a parte, dovremo sorbirci tutti gli altri tratti di pavé. Non ho alcuna esperienza su quei percorsi, visti solo in televisione. L’unica cosa che so è di dover prendere davanti il più possibile i tratti di pavé perché se resti dietro sei finito».
A dargli consigli, staff azzurro a parte, ci sarà Andrea Brognara, vicepresidente e direttore sportivo alla Contri Autozai. L’ex professionista di Parigi-Roubaix ne ha corso tre, nel 1996, 1997 e 2002. Il fascino della “Roubaix” è tale che «ti viene la pelle d’oca solo ad esserci, così come accade col “Fiandre”». «E’ quasi un’avventura - assicura Andrea -. Quando affronti i tratti di pavé, sai che ci vai dentro, ma non sai se e come ne esci perché problemi meccanici e cadute sono sempre possibili. E poi il maltempo: se c’è, diventa qualcosa di impossibile. E nella foresta, anche col bel tempo, siccome il sole non penetra, c’è sempre una patina di muschio che rende pericoloso il pedalarci sopra».
Gli juniores non affronteranno la foresta, «ma saranno ben 28 i chilometri di pavé che, nei diversi tratti, dovranno superare». «Affini - dice Brognara -, a mio avviso, ha le possibilità di fare bene. L’unico limite è l’inesperienza. Tra i prof, chi non ha mai corso sul pavé, trova difficoltà. E’ questione di “vita mia, morte tua” perché bisogna entrarci davanti, capire il senso del vento, sapersi destreggiare nelle strette stradine. Spero di poter dare ad Edoardo qualche utile consiglio».
Non solo. Brognara ha un sogno: «Mi piacerebbe realizzare un progetto tendente a portare nelle corse del Nord, un gruppo di nostri corridori, mettendo insieme le società veronesi: sarebbe un’esperienza utile per quelli che, un giorno, potrebbero passare al professionismo».
Affini questa esperienza potrà farla. «Per me - dice Brognara -, Affini ha futuro, è un grande lavoratore. Ovviamente, deve maturare, ma è un ragazzo intelligente, che sa ascoltare». E Edoardo, che alla “Roubaix” pedalerà su una bicicletta Bianchi, preparata da Marino Vigna appositamente per questa avventura, rimane con i piedi ben a terra.

da L'Arena
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