APPROFONDIMENTI | 07/12/2013 | 13:31 Faceva, dell’allenamento, la sua forza, la sua energia, la sua carica fisica e morale. Tutti i giorni. Mai accorciando, semmai allungando i chilometri. Usciva da casa, a Monza, in bicicletta. Attraversava la Brianza, si affacciava sul Lago di Como, esplorava il Bergamasco. Il primo rilievo, in questa preghiera quotidiana, era Monticello. Finì con l’innamorarsene. E nel 1979, più di 20 anni dopo avere chiuso la sua vita da corridore, Fiorenzo Magni si è trasferito lì. In una villa in cui, nelle giornate più limpide, sembrano entrare le Alpi.
In via Diaz Oggi, con una cerimonia alle 16, Monticello Brianza intitola il suo palazzetto dello sport di via Diaz proprio a Magni. A un anno da morte del “Leone delle Fiandre”, il giorno in cui il “Leone” avrebbe compiuto 93 anni. «Un segno di gratitudine», dice il sindaco Luca Rigamonti. «Un pensiero dolce e affettuoso», spiegano Beatrice e Tiziana Magni, figlie di Fiorenzo. «Un modo, il più sportivo, per non dimenticarlo più», aggiunge Renato Di Rocco, presidente della Federciclo, che sarà presente all’inaugurazione.
Tappa obbligata Monticello è un punto di passaggio quasi obbligatorio per tutti i cicloamatori che, da Monza e Milano, si spingono in Brianza per cimentarsi sulle salite del Colle o sul «tetto» del Lissolo o sul «tempio» del Ghisallo, dove Magni ha immaginato e poi contribuito, più di tutti, al Museo del ciclismo. Una salita leggera, per i polpacci più allenati quasi impercettibile. E una fontana, stop preventivo all’andata e ristoratore al ritorno. Il grande Fiorenzo, a Monticello, si è poi prodigato tra il volontariato nella casa di riposo, la fondazione della polisportiva, l’organizzazione della tappa al Giro d’Italia 2002, fino alla mostra sulla propria carriera all’ex granaio della Villa Greppi. Perché nessun uomo (o donna) di sport si radica in un territorio come i ciclisti. «A furia di andare avanti e indietro – diceva Magni, sorridendo – avrebbero dovuto farmi pagare tasse supplementari per il consumo dell’asfalto».
da «La Gazzetta dello Sport - Milano» del 7 dicembre 2013 a firma Marco Pastonesi
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