Sono giornate calde al Tour of Oman, ma sono anche le giornate del sogno che Mattia Proietti Gagliardoni sta vivendo pedalata dopo pedalata. Classe 2007, 18 anni appena, “Il ragazzino” così come lo chiama lo staff del team Movistar, sta affrontando la sua prima esperienza nel ciclismo vero. In gruppo è il più giovane, ma non ha paura di buttarsi dalla mischia, piuttosto vuole sfruttare al meglio l’occasione di correre accanto a quei campioni che ha visto soltanto in televisione. Per lui è che addirittura non è nemmeno professionista, ma nel team di sviluppo della squadra spagnola, si tratta di un’opportunità unica che diventa immediatamente preziosa per un ragazzo come lui che fino ad una manciata di mesi fa militava nel Team Franco Ballerini - Lucchini Energy.
L’amore per il ciclismo gli è stato trasmesso dal padre, insieme sono in qualche modo cresciuti ciclisticamente, lui da bambino che si approcciava alla categoria G1 e la sua famiglia che scopriva un mondo fatto da gare e i sacrifici. «Quando ho iniziato ero magrolino e facevo tanta fatica» ci dice Mattia scherzando, ma anno dopo anno ha iniziato a credere in quel sogno. Da bambino guardava le corse in televisione, era affascinato da Froome e dal suo modo di attaccare. Poi per lui sono arrivati i primi risultati nella categoria allievi, poi le vittorie tra gli juniores che hanno attirato l’attenzione di molti team World Tour. «Ho scelto la Movistar con il cuore, è una delle squadre storiche del ciclismo e poi essendo spagnola volevo sentirmi un po’ a casa» aggiunge Mattia.
Nel team spagnolo si è sentito subito a suo agio e già dal training camp dello scorso novembre ha potuto confrontarsi non solo con la realtà devo, ma soprattutto con quella World Tour. Il momento più strano e speciale è stato la consegna dell’abbigliamento con completi e divise in una quantità tale che non si sarebbe mai immaginato, poi è stato il turno delle visite, delle riunioni, i primi passi in un mondo che stava esplorando per la prima volta. «E’ un clima molto familiare , mi trovo bene con tutti, sono molto aperti al dialogo e abbiamo fatto subito gruppo. Non sono abituato ad un’organizzazione di questo genere, ho cambiato preparatore, mi confronto con molti più membri dello staff, ma non ho mai effettivamente sentito il peso del salto – prosegue Mattia – le ore di lavoro sono rimaste pressoché uguali, ma è aumentata l’intensità. E’ tutto più curato e specializzato, ma non ho pressioni, sanno che sono all’inizio del mio percorso»
La partecipazione al Tour of Oman è stata una sorpresa inaspettata per Mattia che da giovane arrivato in squadra si è trovato a poter correre accanto ad uno dei corridori simbolo del team come Nairo Quintana. Con il colombiano ha legato immediatamente, ha chiesto consigli, accorgimenti da tenere in gruppo e il vincitore del Giro 2014 si è offerto subito di dargli una mano così come Einer Rubio con cui ha condiviso la camera per circa una settimana. Mattia ha affrontato la sua prima gara tra i professionisti con la grinta di voler mettersi in gioco senza paura di fallire, ma con l’obiettivo di imparare il più possibile. «Il primo giorno di gara con la Muscat Classic è stato piuttosto complicato e ho dovuto ritirarmi; le gambe non giravano, faceva caldo e avevo il naso chiuso. E’ stato un esordio abbastanza di impatto ma poi dal giorno successivo ho iniziato a sentirmi bene ed è stato bellissimo. Fa un certo effetto correre con dei ragazzi che vedevo in televisione come Adam Yates, essere al loro fianco, avere la possibilità di scambiare con loro qualche parola, mi sembra assurdo, così come sentire dalla radio le indicazioni dei direttori sportivi. Nella seconda e nella terza tappa ho affrontato una gara di più di 190 km, non mi era mai successo di percorrere una gara così lunga» prosegue Mattia che già dal secondo giorno ha iniziato a sentirsi a suo agio nel gruppo. Si è messo a disposizione della squadra, ha lavorato, ha provato l’ebrezza del gruppo e poi ha colto un ottimo 22° posto nella tappa di Eastern Mountain di ieri.
Dopo l’Oman vedremo Mattia Proietti Gagliardoni ancora tra i professionisti alla Milano-Torino e alla Coppi & Bartali, poi affronterà il calendario riservato agli under 23 con Giro Next Gen e Tour de l’Avenir. Le sue caratteristiche lo fanno un uomo perfetto per le corse a tappe, ma come ci specifica lui è ancora presto per capire la propria strada, vuole crescere e sperimentare, dopo tutto "Roma non è stata costruita in un giorno" e lui è ancora all’inizio. Intanto Mattia cresce accumulando esperienza e coltivando i suoi sogni, in futuro spera di diventare professionista, ma soprattutto di vincere il Tour de France. E’ un desiderio grande che quasi ha paura di dirlo per timore di esagerare, ma la sua è l’età giusta per pensare in grande e non porsi l’imiti, d’altronde la sua avventura in bici è appena iniziata.
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