Libri: La Romagna del Giro

GIRO D'ITALIA | 20/05/2013 | 09:22
E’ una bella e documentata pubblicazione che, in quasi cento pagine, cento pagine che si leggono tutte in un fiato e con piacere, LA ROMAGNA AL GIRO D’ITALIA, distribuita in abbinamento gratuito al quotidiano La Voce di Romagna con il numero di sabato 11 maggio 2013. Era il giorno della cronometro da Gabicce Mare, ultimo lembo di Romagna, a Saltara, in provincia di Pesaro-Urbino, nelle Marche. Una frazione che ha confermato la grande passione della zona per le due ruote con un esito finale che ha condotto Vincenzo Nibali a vestire la maglia rosa. Piena soddisfazione per avere centrato al meglio tutti gli obiettivi sia per Gabicce, con il sindaco Corrado Curti, sia per Saltara, con il presidente del Comitato Tappa Alighiero Omicioli e per gli enti che si sono spesi per la realizzazione e il successo del progetto.
L’autore della pubblicazione è Emanuele Conti, giornalista a La Voce di Romagna e appassionato ciclista. Nativo di Pisa è ora “romagnolo d’adozione”.  Dal 2004 vive a Ravenna e, come racconta, ha ereditato la “malattia” dal nonno Severino. Emanuele Conti, già autore di “Ravenna capitale del Giro” in occasione della tappa della corsa rosa vinta da Mark Cavendish nella capitale bizantina nel 2011, ha saputo rendere con vivacità personaggi e situazioni di vario tipo del ciclismo romagnolo nel corso degli anni. Una galleria ricca di nomi e di titoli, di richiami ambientali, di storie e di personaggi romagnoli che hanno illustrato il Giro d’Italia e il ciclismo di tutte le epoche. Tempo fa la “colonia” dei collaboratori del Giro romagnoli che faceva soprattutto riferimento al vicedirettore Giovanni Michelotti, sammarinese e – pertanto – da considerare doppiamente romagnolo anche per la focosità del carattere, era indicata scherzosamente come l’Orchestra Casadei. E Raul Casadei e la sua Orchestra, il gruppo folclorico dei frustatori, i noti ”sciucaren” in romagnolo, con la nave di Sorrisi e Canzoni, e le Chocolats, ballerine brasiliane che danzavano sul mezzo mobile allestito come una nave per allietare gli spettatori in attesa nel tratto finale delle tappe - era la metà degli anni ’70 - appare nella ricca e didascalica iconografia che arricchisce la pubblicazione, firmata da “archiviosirotti.it”, i conosciuti fotografi cesenati Emanuele e Stefano Sirotti, padre e figlio, da tanti anni sulle strade del ciclismo.
Aldilà dei molteplici personaggi e delle loro più o meno importanti  storie sportive, impossibile citarli tutti, si ritrovano nel libro “chicche” di colore come quella che riguarda Raffaele Babini di Solarolo, oggi vice-direttore di corsa delle classiche della Gazzetta dello Sport, che da giovane corridore della Salvarani di San Marino, era il 1972, vinse a Vinci in Toscana, battendo un certo Francesco Moser in maglia del G.S. Bottegone. Solo quella però, dicono gli annali…. Poteva passare professionista nella Cosatto di Diego Ronchini ma una serie d’incidente lo determinò a lasciare il ciclismo pedalato ed entrare nella polizia municipale di Solarolo che ha comandato per trentacinque anni, occupandosi sempre e comunque di ciclismo in tutte le salse, uno degli “allievi” del maestro Nino Ceroni di Imola. Solarolo, poco più di quattromila abitanti, è forse l’unico paese in Italia senza semafori e, oltre ad avere dato i natali a Laura Pausini, ha un tasso ciclistico elevatissimo con i nomi di Giuseppe “Pipaza” Minardi, Davide Cassani, Fabiano Fontanelli, Roberto Conti, Giuseppe Baldi, già apprezzato commissario UCI e molti altri ancora.
Fra i molti nomi che meriterebbero la citazione per i meriti sportivi acquisiti e ricordati nel libro, ne ricordiamo quattro: Luciano Pezzi (storico d.s. e maestro di ciclismo e di vita), Marco Pantani – ai quali va il più affettuoso ricordo – Vito Ortelli, nato nel 1921, la più vecchia maglia rosa all’anagrafe, ottimo corridore e fra i fondatori dell’associazione corridori ciclisti professionisti e, infine, Ercole Baldini con le Olimpiadi, il record dell’ora, il mondiale e la maglia rosa. Salutiamo entrambi.
Quattro nomi per tutti i tanti romagnoli che hanno acceso e accendono di passione la Romagna ciclistica, e tutta l’Italia, siano gregari, siano campioni e senza dimenticare un quasi “padre fondatore” del ciclismo quale il cesenate Giuseppe Ambrosini, giornalista, direttore della Gazzetta dello Sport e direttore di corsa delle classiche della rosea nonché studioso del ciclismo e della bicicletta che con la sua pubblicazione “Prendi la bicicletta e vai” ha, per primo, cercato di dare valenza scientifica al ciclismo.
La copertina con Marco Pantani è quanto mai d’attualità in questi giorni di svolgimento di un bellissimo Giro d’Italia 2013, purtroppo flagellato dal maltempo, con l’arrivo al Galibier e la vittoria di Giovanni Visconti, proprio dove sorge il monumento che evoca una delle più grandi imprese dell’amatissimo campione di Cesenatico.

Giuseppe Figini
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