GUESDON. «Il sogno Roubaix non è ancora tramontato»

| 02/02/2012 | 09:53
Frederic Guesdon è un uomo realista. Che a 40 anni conosce bene il mondo. Ma che non ha smesso di sognare. Ed il suo sogno, si chiama Roubaix. «L'ho corsa sedici volte consecutive dal 1995 al 2011, due volte mi sono ritirato, nel 1997 l'ho vinta, nel 2006 sono arrivato settimo e per altre cinque volte sono stato il miglior francese al traguardo. È la mia corsa ed è per questo che sognavo di chiudere la carriera al velodromo».
Un sogno che sembrava essersi interrotto all'ultimo chilometro della prima tappa del Tour Down Under. «Mi sono trovato a terra con una gamba che restava alta nonostante io volessi abbassarla: ho capito subito che era grave, poi in ospedale mi hanno diagnosticato la frattura della costa iliaca».
Prima diagnosi: tre mesi di stop. «Un macigno, da sopportare. Poi all'ospedale di Rennes mi hanno riacceso la speranza: un mese di stop basterà. Mi sono fissato uno step al 20 febbraio: se quel giorno riuscirò a pedalare per un paio d'ore, avrò ancora una chance. A quel punto riprenderò il programma originario, con Tirreno, Sanremo, poi le corse fiamminghe e quindi la Roubaix. Ma andarci tanto per esserci non mi interessa, non è nel mio stile. E poi ho 40 anni, non sono più un ragazzino. Quindi ci andrò solo se potrò fare il massimo».
Nell'intervista concessa a L'Equipe, Guesdon confessa anche le sue debolezze: «Non voglio certo giocare all'eroe o farmi passare per quello che non sono. So bene che la Roubaix non è la corsa ideale per chi ha subito una frattura come la mia. Il pavé, gli scossoni, le volate e le spinte per affrontare davanti i tratti più impegnativi… Se andrò a correre, non sarò certo sereno».
Intanto, ha chiesto di non essere fotografato con le stampelle, così come all'organizzatore del Tour Down Under di non diffondere le immagini che lo ritraggono a terra: «Se devo salutare il ciclismo senza più correre, peferisco essere ricordato in sella e per quello che ho fatto, non per come ho lasciato questo sport».
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COMMENTI
2 febbraio 2012 11:00 MOREAU77
non mollare frederic esempio per tutti

AUGURI SINCERI
2 febbraio 2012 11:04 stargate
Quest'atleta merita di coronare il suo sogno, ed è per questo che gli porgo i miei auguri più sinceri, che, ne sono certo, altri lettori condivideranno. Magari ci sarà anche chi avrà da ridire per l'età, ma, a differenza di costoro, credo che un ciclista che a 40 anni abbia ancora voglia di sacrifici e fatica sia un vero esempio da apprezzare, non un semplice frustrato o un fallito che non sa cosa fare nella vita civile. (Alberto Pionca - Cagliari)

Un Uomo vero
2 febbraio 2012 14:06 Bartoli64
In una società come la nostra, dove i veri eroi (quando ci sono) restano confusi tra milioni e milioni di mediocri, bene ha fatto Guesdon a non definirsi tale.

La nuova scommessa a cui la vita lo ha messo di fronte è difficilissima da vincere e questo il corridore lo sa benissimo, ma per lui non è comunque una buona scusa per non fare il massimo, per non spostare ancora più in là il proprio limite, per essere ricordato per quello che ha fatto nel ciclismo e non per come lo ha lasciato.

Un’altra storia di “ordinario sacrificio”, come quella del suo connazionale Monier, come quella di tanti suoi colleghi, e poco importa se i mediocri nel sentirla ci si faranno sopra le loro risatine di compassione e di miserabile ironia.

Essere veri Uomini, sino in fondo, sino allo stremo delle forze, è difficile e questa è una cosa che tutti sanno, anche se fanno finta di ignorarla.

Meglio dunque confondersi tra la massa informe della mediocrità, stare fra la maggioranza, tra i comuni mortali, tra le persone “normali”.

Tu Frederic, però, non sei cosi perché questo è il giuramento che hai fatto a te stesso, la tua condanna, il tuo premio.

Bartoli64

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