DA TUTTOBICI. Scinto: così rilancerò Pozzato

| 02/02/2012 | 08:55
Grinta di sempre, obiettivi ancora più alti. Così si può riassumere lo spirito della Farnese Vini Selle Italia, che nel 2012 punta tutto o quasi sul rilancio di Filippo Pozzato. Il team ma­nager Luca Scinto non ha dubbi, l’entusiasmo che guiderà i suoi pupilli è quello che fa impazzire il pubblico del ciclismo: «Pedaleremo con la voglia di emergere che ci contraddistingue da quando siamo nel professionismo. Sa­remo sempre all’attacco per far divertire gli appassionati delle due ruote. La mia squadra, come vi ha abituato, an­che nella prossima stagione non si tirerà mai indietro, animerà le corse, si farà vedere e punterà a traguardi im­portanti perché ha gli uomini per raggiungerli».
Prima di parlare della stagione che sta per iniziare, facciamo il punto su quella passata.
«Cosa posso dire di ventidue vittorie, la riconferma del tricolore, una tappa rosa conquistata davanti a un certo Contador e un Giro corso da protagonisti, in fuga 19 giorni su 21? Un’an­na­ta super».
Il 2012 sarà segnato dall’addio di Visconti e dall’arrivo di Pozzato.
«Con Giovanni spero non si tratti di un addio, ma di un arrivederci. Sia noi che lui siamo pronti ad andare avanti per strade separate, ma parallele perché abbiamo condiviso tre anni molto importanti. Pippo è la nostra scommessa: oserei dire una scommessa facile perché investire su un corridore col mo­tore che ha lui non è per niente un azzardo, ma non si può mai dar nulla per scontato. Lo conosco dai tempi del­la Mapei e sono convinto che sia uno dei pochi, se non l’unico atleta italiano su cui il nostro ciclismo può sperare per il raggiungimento di traguardi importanti quali le Classiche, i Mon­diali e le Olimpiadi. Non si vince per ca­so una Sanremo. A 30 anni non si rende ancora conto di quanto vale, non conosce ancora i suoi limiti, ma ha del­le doti inequivocabili. Deve ritrovare il giusto equilibrio, il nostro gruppo non gli farà mancare nulla per tornare grande, o diventarlo, come dice lui. Ri­lan­ciar­lo sarà una sfida per entrambi, non saranno tutte rose e fiori, ma sono si­cu­ro ci toglieremo delle belle soddisfazioni. La grinta e la voglia di stringere i denti che sta dimostrando non possono che farmi ben sperare».
Perché secondo lei si è un po’ perso negli ultimi anni?
«Vincere subito da giovane può essere controproducente, nella mia esperienza ho incontrato tanti ragazzi a cui è difficile far tenere i piedi a terra. Bisogna dir loro più no che sì, bisogna far loro capire che non è importante guadagnare tanto nell’immediato ma lavorare per costruire una lunga carriera, purtroppo tanti si sentono campioni prima di diventarlo. Se non ha ottenuto quello che tutti si aspettavano da lui ci sa­ranno stati dei motivi, ma a me non importa del passato. Ci lavoro assieme da oggi, consapevole che è un cavallo di razza e che anche gli sbagli che ha commesso gli serviranno da esperienza».
Cambierà la sua preparazione?
«Pippo ha ancora 4/5 anni per correre ad alto livello. Il mio modo di lavorare lo conoscete: è familiare, basato sul rap­porto umano con l’atleta, costruito giorno per giorno. Per quanto riguarda gli allenamenti stiamo cu­rando il ritmo perché ha bi­sogno di velocizzare. La forza non gli man­ca per cui si sta sottoponendo a lavori non troppo intensi, ma di qualità. Con lui e gli altri ragazzi sto diventando matto per l’ali­men­ta­zione, già dal primo ritiro vietati coca cola, cioccolata e qualsiasi cosa si trovi di solito nel mini bar degli alberghi che frequentiamo».
Dove farà il suo esordio con la maglia della Farnese Selle Italia?
«In Argentina. Lo voglio da subito concreto e determinato. In corsa non si va per allenarsi, ma sempre per cercare il risultato che dia morale e voglia di affrontare nuovi sacrifici. Ogni gara sa­rà un obiettivo».
Dove vorrebbe vederlo vincere?
«Alla Tirreno, alla Milano-Sanremo e al Giro. Se saremo invitati al Giro so­gno per lui e per la squadra di vederlo i primi dieci giorni con la maglia rosa. Poi c’è l’Olimpiade, Bettini crede mol­to in Pippo. Non vorrei sembrare esagerato, vincere non è facile e con squadroni come la BMC sarà dura lottare, ma già vederlo in questi appuntamenti battagliare tra i primi significherebbe aver ritrovato un campione».
Oltre a lui, da chi altro si aspetta delle sorprese?
«Andrea Guardini al suo primo anno da professionista ha dimostrato di es­sere uno dei velocisti più promettenti del panorama internazionale, deve ri­confermarsi e migliorare. Finora è sta­to gestito al meglio, sta crescendo co­me si deve. È importante che non si monti la testa, in passato abbiamo vi­sto tanti giovani talenti perdersi per strada, lui spero proprio non avrà fretta e saprà ascoltare. Su Oscar Gatto punto molto, ormai è maturo ed è pron­to a raccogliere risultati importanti. Tra i nuovi arrivati mi aspetto delle buone prestazioni da Balloni, che co­nosco bene perché ha corso con me da dilettante. Senza nulla togliere ad Adriano Malori su cui la Lampre ha puntato molto, credo che Alfredo sia più forte di lui per le corse a tappe bre­vi e sia stato un po’ sottovalutato. Ol­tre a lui sono sicuro non mi deluderanno gli altri giovani brillanti su cui possiamo fare affidamento: Favilli e Ra­bottini in primis, quest’ultimo se saremo invitati al Giro vi assicuro fin da ora sarà una grande sorpresa».
Quali gli obiettivi da centrare?
«Dobbiamo partire bene, conquistarci l’invito al Giro, che per un team come il nostro è fondamentale, e vincere. La­voreremo con l’impegno e la professionalità di sempre, puntando in alto. Sogno una Milano-Sanremo, un Fian­dre o una Roubaix, lo so che sto sparando alto, ma credere nelle nostre po­tenzialità e sperare è d’obbligo».
Scinto sarà soddisfatto alla fine del 2012 se...
«Se i suoi ragazzi avranno vinto, anche qualcosa in meno rispetto al 2011, ma avranno centrato corse di maggiore qualità. Sarà molto importante ricevere qualche invito per poterci mettere in luce nelle corse più importanti. Il sogno è vincere una classica».

da tuttoBICI di gennaio a firma di Giulia De Maio
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