Il caso Valjavec e i dubbi sul passaporto biologico

| 09/09/2010 | 12:37
Sull’utilità del passaporto biologico, nessuno ormai discute più: è acclarata e riconosciuta. Ma i dubbi sull’utlizzo di questo strumento sono tutt’altro che dissipati. Soprattutto se invece che come strumento di induzione lo si vuole utilizzare come strumento di coercizione.
Un esempio arriva dalla sentenza emessa dalla Commissione Nazionale Antidoping a caico di Tadej Valjavec. Ve ne proponiamo gli estratti.

La Commissione Nazionale Antidoping della Slovenia, presieduta da Irena Ilešič Cujovic e composta dai membri Tadej Malovrh e Dusan Verbič, ha prosciolto Tadej Valjiavec dall’accusa di aver violato il regolamento antidoping.

L’ACCUSA. L’Uci ha inviato il 3 maggio scorso una notifica al corridore nella quale scrive: «La conclusione sulla presunta violazione delle regole antidoping nasce da una dichiarazione unanime del gruppo di esperti: il profilo ematologico dell’atleta dimostra in maniera convincente che ci siano state irregolarità per le quali non c'è altra spiegazione ragionevole che l'uso di sostanze vietate o il rafforzamento dei valori di trasferimento di ossigeno.

LA DIFESA. Non è evidente dalla notifica della UCI quando l'atleta ha presumibilmente utilizzato uno dei metodi proibiti...
L'UCI non ha dimostrato che il modello di passaporto biologico è stato utilizzato in modo adeguato nel caso in questione e non ha presentato alcun elemento di prova per quanto riguarda il calcolo di valori sospetti...
Non tutti i risultati dei test sono inclusi nel passaporto biologico dell'atleta...
Il gruppo di esperti non ha sufficientemente studiato le possibili cause per l’alterazione del profilo ematico...
Inoltre: La causa per l’anomalia nel caso del campione n. 17 (19 aprile 2009) è la perdita di sangue è una emorragia allo stomaco...
La causa per l’anomalia dei campioni n. 20 e 21 (27 agosto e 29 agosto 2009) è in primo luogo la puntura di una vespa e la somministrazione della relativa terapia (corticosteroidi) e l’assunzione di maggiori quantità di liquidi, e in secondo luogo, un periodo di allenamento in altura e in una camera ipossica.

PROVE INSUFFICIENTI. La Commissione, nel dispositivo di sentenza sottolinea come in base all’articolo 22 del Regolamento Antidoping dell’Uci, spetti alla stessa Uci o alle Federazioni Nazionali il compito di dimostrare che vi sia stata violazione delle norme antidoping e questo, nello specifico, non è avvenuto.
L’Uci - si legge - sostiene che non possa esserci altra spiegazione se non il dolo a quanto accaduto, ma si tratta di affermazioni generiche che non sono supportate da alcuna prova né di doping ematico né di alterazione dei valori di trasporto dell’ossigeno nel sangue.

ANOMALIE E NON DOPING. È evidente - scrive sempre la Commissione - dalla deposizione del dottor Sottas come il metodo statistico adottato dal passaporto biologico non possa dimostrare il ricorso a pratiche dopanti ma solo evidenziare eventuali anomalie nei valori, che peraltro possono anche avere origini fisiologiche. La Commissione ha chiesto ad entrambe le parti di spiegare la causa di queste anomalie e nello specifico l’Uci non lo ha fatto.

IL PRIMO CASO. L’atleta, invece, ha fornito spiegazioni plausibili e documentate per spiegare entrambe le anomalie: diagnosi esofago-gastroduodenoscopica istologica nel primo caso e lo stesso dottor D’Onofrio, ascoltato come testimone, ha ammesso che è possibile che in caso di emorragia il corridore abbia perso sangue pari a 1-2 sacche, con conseguente alterazione dei valori.

IL SECONDO CASO. L’atleta ha dimostrato di aver vissuto un periodo in quota (1300 metri) e in camera ipobarica (2800-3200 metri) prima del secondo esame in questione e che in data 25 agosto gli sono stati somministrati corticosteroidi a causa della puntura di una vespa. Due circostanze che possono aver portato ai valori in questione.
Ascoltato anche in questo caso, il dottor D’Onofrio non si è detto d’accordo con le conclusioni, ma le sue opinioni “non sono risultate convincenti” per la Commissione.

UNO O DUE VALORI SOSPETTI? «...Gli esperti dell’Uci dicono che anche se i risultati dell’esame del 27 agosto fossero spiegabili in altro modo, non lo sarebbero altrettanto quelli del 29 agosto. Una dichiarazione in base alla quale - scrive la Commissione - si potrebbe dedurre che i risultati del 27 agosto non sono da ritenere problematici...».
Anche in questo secondo caso, in mancanza di prove concrete e analisi approfondite prodotte dall’Uci, la Commissione ritiene sufficienti le spiegazioni fornite dall’atleta.

ALTA QUOTA. Il dottor Pohar ha dimostrato come nelle statistiche del passaporto biologico non venga tenuto conto della quota alla quale vive un atleta, valore che può cambiare notevolmente i numeri in questione. E non viene fornita alla Commissione una adeguata spiegazione sul perché il valore della quota non sia stato tenuto in conto.

PROBABILITA’. La Commissione ritiene che - per quanto riguarda le irregolarità - il corridore abbia dimostrato con pari probabilità quanto le sue spiegazioni possano essere valide. E nemmeno il dottor D’Onofrio ha potuto esprimersi contro questa considerazione.

CONCLUSIONE. Dal momento che l’Uci non ha soddisfatto le richieste della Commissione, fornendo prove di pratiche illecite, mentre il corridore ha fornito spiegazioni plausibili ai valori in questione, il verdetto è di assoluzione. Con possibilità di ricorrere entro un mese al Tas.
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COMMENTI
ESISTONO LE PROVE DELLA PUNTURA DELLA VESPA !?
9 settembre 2010 14:34 renzobarde
La lettura di questo documento merita molte riflessioni, dalle quali per ora mi astengo. Pongo un solo interrogativo : esistono le PROVE CERTE della puntura della vespa che avrebbe indotto alla somministrazione di corticosteroidi i quali ecc. ecc. ? Un interrogativo REALE e NON retorico ! Ovvero : i corticosteroidi sono UNA PROVA : il perchè ( la puntura di una vespa...) è provato ? Renzo Bardelli

PER BARDELLI
9 settembre 2010 15:13 stargate
Ho l'impressione che, dando un bello schiaffo ai sacrosanti principi del diritto, che devono valere anche nell'ambito sportivo, qui si voglia rovesciare l'onere della prova, che non può competere a chi è accusato di qualcosa -potrebbe configurarsi la c.d. probatio diabolica- ma a chi imputa a qualcuno la violazione di una o più norme. Al di là del fatto che, nel caso in questione, esista la prova della puntura della vespa, è evidente che spetta all'accusa PROVARE l'assunzione, da parte dell'atleta, di sostanze dopabti o, comunque, la pratica di illeciti tesi a favorire le proprie prestazioni sportive. Si torna, quindi, a bomba: l'anomalia dei parametri non può essere una prova, ma è esclusivamente una presunzione semplice, che da sola non ha alcun valore, da supportare con altri elementi in possesso dei requisiti della gravità, precisione e cocnordanza. In caso contrario, siamom destinati a una stagione di caccia alle streghe.
Alberto Pionca - Cagliari

passo indietro
9 settembre 2010 16:38 LORY
Continuo a sostenere che il vero problema e'il busines dell'antidoping, qui si sta andando verso l'assurdo praticamente caccia alla streghe!! ma com'e' possibile... La federazione , UCi deva fare un passo indietro e ritrovare serenita' in questo sport!!
Qui si sta giocando con le vite degli atleti, con le presunzioni nn si puo' sostenere pratiche dopanti!!! si e' arrivati all'assurdo! fatevi un esame di coscenza!!!!!!!!!!!!!!
saluti
lory

Per Bardelli.
9 settembre 2010 17:47 dellaMancha
Per Cannavaro ha reso pubblico qualche dubbio sulla puntura di vespa? o qualcuno sulla correttezza della procedura inusuale seguita: Torri che corre a Torino, si rimedia all'errore dei medici e non Cannavaro che va a Roma alla Procura Coni?
Se l'ha detto mi è sfuggito, mi citi dove posso leggerlo.
Sui ciclisti il dubbio non rimane mai non detto.
E visto che mi sono iscritta adesso, ho pure il caso Fazio coe un sasso nella scarpa.
Fanini ancora non ha risposto alla signora Fazio.
Certo, parla Renzo Bardelli che rileva come non sia da bravi giornalisti riportare una notizia ( i risultati dell’analisi dell’autopsia) senza vedere il referto che non è stato reso pubblico dalla famiglia ( e hanno fatto bene, sicuramente si sarebbe levata qualche voce testarda a dire, magari, non lo so, ipotizzo, che si parla di momento della morte, chissà che in passato ecc.).
Mi chiedo: è , invece, corretto e buon giornalismo che, morto questo ragazzo, sia iniziata la solita solfa, senza che nessuno abbia potuto riportare un dato certo che, al momento della morte, non c’era?.
Certo, dice Bardelli, nessuno ha detto: è morto per doping. Ovvio, le tecniche sono altre.
Si riporta la notizia , si esprime addolorata meraviglia per una morte improvvisa di uno tanto giovane, si cominciano a citare altre morti, si dice che, certo, il doping è tanto diffuso insomma, si suggerisce chiaramente quello che il lettore deve pensare.
In ogni caso ci sono alcuni fatti certi:
- La signora Fazio si è rivolta a Fanini, evidentemente colpita da dichiarazioni più esplicite delle altre.
- Se l’autopsia avesse rilevato il doping, sicuramente si sarebbe aperta un’inchiesta . Inchiesta che non si è aperta, quindi quanto dice la signora Fazio deve essere ritenuto vero
In ogni caso, visto che in assenza di qualsiasi referto si è suggerita immediatamente l’idea che il ragazzo potesse essere morto per doping ( questo ha capito la signora. Ha capito male?), correttezza avrebbe voluto che le parole della signora Fazio avessero maggiore eco mediatica e che il signor Fanini si degnasse di risponderle.

SAGGI
9 settembre 2010 19:01 devis
Prendo atto che la commissione antidoping slovena e' composta da persone sagge oltre che competenti.Si evince dal riassunto della sentenza di assoluzione che Tadey ha dimostrato come piu' non poteva il possibile motivo della variazione dei suoi valori nei due casi: piu' di cosi non si puo' fare anche perche' non e' possibile, neanche per il miglior medico ,capire cosa succede nel fisico di ogni atleta con precisione.Poi credo(e spero) che l'atleta sia stato controllato piu' volte nell'immediatezza dei valori sospetti, perche' a questo deve servire il "passaporto": valori anomali controlli mirati!! Se poi si vuole fare la caccia alle streghe oppure contribuire al business delle perizie che ci sta dietro e chiama in causa sempre i soliti , allora avanti il prossimo!!

Vespa
9 settembre 2010 19:08 dega
Rintracciata nei sobborghi di Kranj la vespa sospetta di aver punto il corridore Valjavec. Arrestata all'istante è tutt'ora sotto interrogatorio. Aspettiamo a breve la piena confessione.
Ovviamente sto scherzando, ma vedo, anzi, spero che anche qualcun'altro che mi ha preceduto nei commenti lo stesse facendo!!!
Dega

NAS DA FIRENZE E BRESCIA
9 settembre 2010 19:43 ciba
per interrogare la VESPA, si sono scomodati pure loro! i nas!!

certo che bardelli ( volutamente minuscolo ) non perde occasione per farsi la sua bella figura......!!!

prenda esempio la nostra Federazione da quella Slovena che forse ne guadagnerebbe il nostro ciclismo

Giuliani Pietro

FEDERAZIONE CHE NON LI DIFENDE
9 settembre 2010 21:14 bric
Non entro nel merito, noto solo che moltissime federazioni al primo allarme si mobilitano per difendere i loro atleti accusati.La nostra federazione no( vedere caso Pellizzoti che sembra sepolto da un grande silenzio di tutti compreso il corridore e la sua squadra).....Certo che le Analisi antidoping vengono contestate come non sicure, ora la stessa cosa vale per il Passaporto Biologico ed io continuo a proporre la mia provocazione: doping libero e chi si vuole far del male lo faccia......le grandi cifre risparmiate usate per impianti per i futuri sportivi delle nuove generazioni con la speranza che abbiano una mentalità diversa.

IZOARD!!!!!
10 settembre 2010 01:06 DarkSide
Non diciamo baggianate... correre a livello professionistico è un mestiere come un altro, non un privilegio. Quindi i corridori devono avere i loro diritti. Punto e basta.
I corridori accettano (a loro ignoranza) le regole fatte da UCI/WADA per correre, siamo d'accordo. Ma se questi organi sono i primi a non rispettare tali regole, facendo il bello e cattivo tempo a loro piacimento senza rispetto alcuno, il tutto va denunciato. E alla grande.

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