tuttoBICI: dai "buoni e cattivi" all'orbita di Sky

| 16/02/2010 | 08:48
COPPI’S LIST. Lo scorso mese si è parlato molto di Fausto Coppi e ancora se ne parlerà, per via di quei 50 anni trascorsi dalla sua morte. Molti ricordi, molte commemorazioni, molti commenti e dibattiti (leggete Gatti, anche lui ha qualcosa da dire), pure sondaggi. Tra le varie cose viste, ascoltate e scritte c’è anche chi ha sollevato lo scandaloso affronto fatto al Campionissimo il 2 gennaio scorso: nessun corridore in attività ha avuto il buon gusto di recarsi a Castellania per rendere omaggio all’immenso campione. Nessun Basso, nessun  Cunego, nessun Petacchi, Bennati, Pozzato o Riccò. Nemmeno Sella, Nibali, Pellizotti o Noé. Da molti sono state notate le loro assenze, e riportate da attenti cronisti come Paolo Tomaselli sul Corriere della Sera e Marco Ansaldo su La Stampa. Solo una puntualizzazione: da che mondo è mondo, da che il ciclismo è il ciclismo, ai primi di gennaio molti corridori raggiungono luoghi temperati per allenarsi. In secondo luogo: potrà esserci il libero arbitrio di decidere cosa fare o non fare? È forse un merito essere andati a Castellania il 2 gennaio? E io e Gatti che ci siamo andati dieci giorni prima, come possiamo essere catalogati? E se per alcuni di loro si fosse verificata la stessa cosa? Per farla breve, ognuno può pensarla come vuole, ma francamente trovo di cattivo gusto stilare una Coppi’s List, una lista di buoni e cattivi. E senza scomodare il carme del Foscolo, mi limito al Parini, il quale alla Sfilata degli imbecilli ha sempre preferito la sobrietà all’apparenza.

VEGETALI PARASSITI. Sia ben chiaro, Riccardo Riccò non è un mostro di simpatia e nel gruppo l’hanno sempre sopportato più che supportato. Figuriamoci adesso, che è prossimo a tornare alle corse, dopo tutto quello che ha combinato. Dopo aver definito qualche anno fa i suoi colleghi un branco di “vegetali”, Mark Cavendish risponde da par suo a Riccò bollandolo come “parassita”. Non meno leggero è stato l’ingegner Marco Pinotti, uno che con le parole ci sa fare, e oltre ad essere un ottimo corridore è soprattutto una bella persona, con la quale è piacevole disquisire senza il timore di essere fraintesi.
Detto questo, torniamo al corridore modenese: Riccò raccoglie ciò che ha seminato e paga giustissimamente le sue colpe. Trovo però profondamente stucchevole l’accanimento che si sta verificando sulla sua persona. Due semplici annotazioni: Cavendish, che si dice schifato dal ritorno del modenese in gruppo, farebbe bene a chiedere spiegazioni al suo special-trainer, a quell’Erik Zabel - grandissimo corridore -, che però nella sua carriera - al pari di Riccò - ha conosciuto l’inganno. Mi si dirà: ma il tedesco si è pentito. Sì, dopo, molto dopo. Quando è stato messo spalle al muro dal sistema Germania. A Marco Pinotti, che ha detto di non essere certamente felice del ritorno di Riccardo, vorrei semplicemente porgere questa domanda: per tre anni hai corso ineffabile al fianco di un corridore “sospettato” come Valverde, che si è sempre dichiarato innocente, ben sapendo che così non era: questo non ti ha causato il benché minimo imbarazzo? È vero, Riccò dovrebbe imparare una volta per tutte a rispettare i suoi colleghi e a parlare meno. Questa cosa, però, non vale solo per lui.

TORNA SULLA TERRA. Daniel Friebe, collega del mensile Procycling e opinionista del sito cyclingnews.com, è rimasto folgorato davanti alla presentazione del Team Sky. «...correggetemi se sbaglio, ma non ricordo che la Katusha, il cui budget è superiore a quanto pare a quello della Sky, abbia fatto registrare uno tsunami di emozioni come quello provocato da Sky», scrive con pacata enfasi (se volete leggere l’intervento integrale è a pagina 15). Un commento a dir poco trionfale, apparso proprio su cyclingnews.com. Per la serie: il ciclismo è questo. E tutto il resto? Non esiste. E il ciclismo italiano? Non parliamone neanche. E quello francese? Idem come sopra.
«Le prospettive in Italia sono, se possibile, ancora peggiori - scrive Friebe -. All’inizio di questa settimana, La Repubblica ha pubblicato  
l’affermazione scioccante di Eugenio Bani. E Diego Ulissi, due volte campione del mondo junior, correva per lo stesso team. Ulissi non è  
mai risultato positivo, ma il doping è un vero “caso” in Italia. La Liquigas, per esempio, potrebbe testimoniare: da anni prende i migliori dilettanti italiani e questi dopo uno o due anni scompaiono regolarmente».
Sì, come no. Vincenzo Nibali è un giovane che è scomparso. Kreuziger anche lui è sparito dalla circolazione. Per non parlare di Jacopo Guarnieri, che al suo esordio nella massima serie non si è fatto nemmeno notare. Certo che il ciclismo italiano ha i suoi problemi, ma lo sai Daniel perché? Perché in Italia non abbiamo mai occultato nulla, a differenza della pregiatissima e autorevolissima stampa inglese che, quando scoppiò il caso “Puerto” si prodigò molto per far scoppiare - come giusto che fosse - i casi Basso e Ullirich, e non mosse dito per fare altrettanto con Valverde e compagnia pedalante. È vero, la Liquigas non ha il budget del Team Sky, ma resta uno dei fiori all’occhiello del ciclismo mondiale, una formazione di riferimento, che in questi anni non ha solo investito in corridori, ma ha anche lavorato sodo per cercare di cambiare il volto di questo sport, sia a livello di immagine che sotto il profilo etico. L’idea di aprire le porte a tutti i giornalisti, per fare in modo che questi possano seguire i lunghi ritiri in altura dei corridori verde-blu è un atto di grande serietà e trasparenza. La Sky è certamente una lieta novella per il nostro ambiente, ci mancherebbe altro! È una bellissima opportunità, un vanto per il ciclismo tutto, ma non facciamoci prendere da facili entusiasmi. E dire che Friebe certe cose dovrebbe averle già vissute. Una decina di anni fa Daniel sostenne un lungo stage alla Mapei. Sì, in una delle squadre più grandi e strutturate della storia del ciclismo. Ti ricordi Daniel che belle presentazioni alla Borsa di Milano? Ti ricordi i filmati? Ti ricordi i personaggi, i vip, le autorità? Ma soprattutto, ti ricordi cosa ha costruito a Castellanza il dottor Giorgio Squinzi per rendere il ciclismo più credibile e appetibile anche a colossi come Sky? Ti ricordi le oltre cinquecento vittorie ottenute in poco meno di dieci anni da quel team fatto di cubetti colorati? Il ciclismo italiano è certamente in affanno, e concordo con te che non è il caso di vivere di ricordi, ma è anche vero che la memoria non può essere cancellata con un semplice colpo di telecomando. Ora hai cambiato canale, dalle reti Rai sei passato a Sky. La tivù del “Cielo” è pronta a passare anche sul terreste; tu, se puoi, torna sulla terra.

Pier Augusto Stagi
Editoriale di tuttoBICI numero di febbraio
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COMMENTI
Editoriale
16 febbraio 2010 12:41 AleCinisello
Trovo questo editoriale semplicemente perfetto, da leggere tutto d'un fiato. Bello, vero, sincero. Un editoriale che fa pensare e ripensare. Complimenti Direttore.

editoriale
16 febbraio 2010 15:28 brontolo1969
commento''Tra le varie cose viste, ascoltate e scritte c’è anche chi ha sollevato lo scandaloso affronto fatto al Campionissimo il 2 gennaio scorso: nessun corridore in attività ha avuto il buon gusto di recarsi a Castellania per rendere omaggio all’immenso campione''.cari giornalisti Tomaselli e Ansaldo,per ricordare le persone non e'necessario farsi NOTARE nel giorno dell'anniversario.meglio ricordarle in silenzio e tutto l'anno.di sicuro per arrivare a castellania avete dovuto avvalervi del gps e della cartina.sicuramente sono andato piu volte io a castellania a trovare il campionissimo di voi due insieme;di sicuro conosco meglio io la vita di coppi.per la cronaca il 2 gennaio non ero in un luogo esotico d allenarmi ma semplicemente a livigno con la mia meravigliosa famiglia.bell'editoriale..come empre.il vostro brontolo noe'

x AUGUSTO STAGI
16 febbraio 2010 22:37 ale63
COMPLIMENTI, IL SUO EDITORIALE NON FA UNA GRINZA! ALE

Sobrietà
17 febbraio 2010 09:30 Fausto62
Egregio Direttore
Concordo con Lei preferendo sempre e comunque la sobrietà all'apparenza ma, visto che ha citato Parini, Le vorrei ricordare quel servo rimasto senza lavoro, per sempre disoccupato, con moglie e figli in strada a cercar occupazione solo per aver scalciato un cane che lo aveva morso. Ecco questa è la mia immagine di coloro che, per colpa del "furbetto modenese" sono rimasti senza lavoro dopo la chiusura della squadra. Non per colpa loro, perché il cane, questa volta lo ha scalciato un altro e senza neppure aver ricevuto morsi!. E' giusto dare a tutti una seconda occasione? Non ho la risposta ma vorrei sottolineare che il ragazzo di Formigine, nelle categorie minori, ha sommato ben 105 giorni di sospensione dall'attività per ematocrtito fuori norma. Credo che il ciclismo sia già stato preso in giro a sufficienza da persone che nulla hanno a che fare con lo sport. E tutti quelli che sono rimasti senza lavoro (meccanici, massaggiatori, etc.), anche loro avranno una seconda occasione?
Doverosi ossequi.
Fausto Piccinini

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