“Gli investimenti nel ciclismo femminile sono diventati troppo ingenti per potersi accontentare del calendario attuale”: è con questa dichiarazione che Philip Roodhoft, Team Manager di Alpecin e Fenix-Premier Tech, ha rilanciato nelle ultime ore la necessità di ampliare il numero di gare del calendario femminile, a suo avviso attualmente insufficiente per ripagare economicamente gli sforzi fatti dagli sponsor nel sostenere squadre ed atlete al centro del movimento.
“Ci sono ancora troppe gare che generano un’attenzione mediatica insufficiente per giustificare gli investimenti nel ciclismo femminile” ha approfondito Roodhoft. “Abbiamo due Grandi Giri, il Giro e il Tour, e una decina di gare di un giorno di rilievo quindi la stagione femminile consta di 25/30 giorni commercialmente interessanti. Un Grande Giro maschile dura ventuno giorni: al Tour de France Femmes sono nove. Solo nove” ha sottolineato il dirigente della formazione belga prima di spiegare ancora più concretamente cosa abbia dato vita questa situazione.
“Si stanno pagando stipendi che sfidano ogni logica. Non c’è abbastanza talento per coprire tutti i posti, il che significa che le buone cicliste vengono pagate più del dovuto. Pertanto, bisogna fare qualcosa”.
Che cosa? Secondo Roodhoft, oltre a cercare di sviluppare “cicliste di maggior talento” e augurarsi che vi possa essere “più competizione negli sprint”, per cambiare lo status quo sarebbe necessario anche approntare “un calendario più ampio” con più eventi in grado di generare un ritorno, economico e non solo, valido per tutti gli attori coinvolti.
Di base, tale principio non sarebbe sbagliato ma forse, prima di pensare ad aumentare il numero di corse, sarebbe opportuno consolidare le molte che oggi, ancora faticosamente, riescono ad aver luogo e ridurre (se non addirittura portare a zero) il numero di quelle puntualmente, stagione dopo stagione, vengono cancellate, mettendo così freno a un trend che, negli ultimi quattro anni, ha preso una piega per nulla positiva.
Il ragionamento parte dalla notizia, passata assolutamente sottotraccia, dell’annullamento in queste ore del Tour of Guangxi Women, corsa che, come avvenuto nel 2023, nel 2024 e nel 2025, doveva chiudere il calendario World Tour della stagione, ruolo questo che ora dovrebbe (meglio usare il condizionale visti i tempi che corrono) essere assunto dall’altra corsa in programma in terra cinese, il Tour of Chongming Island. Anche se questo, come pare, si dovesse disputare, non può passare inosservato che due delle tre prove che, tra settembre e ottobre, avrebbero dovuto mandare i titoli di coda sul massimo calendario mondiale (il Tour de Romandie Femenin, appunto, il TOG Women) non andranno in scena e che, con esse, il dato relativo al numero totale di gare riservate alle donne cancellate in corso d’opera sarà per la quarta annata di fila superiore a quello della stagione precedente.
I numeri, infatti, non mentono: stando a quanto riportato su ProCyclingStats, ad oggi, nel 2026, sono 21 le corse programmate e poi, per svariate ragioni, depennate dal calendario, un quantitativo superiore a quello dell’anno scorso (19) che, già a sua volta, aveva ritoccato in negativo quelli delle stagioni 2024 (18) e 2023 (11). Alla luce di questa tendenza, viene spontaneo dunque pensare e augurarsi che, prima di mettere mano al programma di gare vagliando nuovi appuntamenti, probabilmente sia il caso di preservare le corse che già esistono o navigano in acque non particolarmente tranquille fornendo a organizzatori, gruppi sportivi e federazioni gli strumenti e le soluzioni che possano, logisticamente e finanziariamente, agevolare il loro lavoro rendendo così meno traballante un calendario purtroppo mai rivelatosi particolarmente stabile nell’ultimo quadriennio.
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