Ciao Sergente! Il mondo del ciclismo, tutto e non solo quello italiano, piange Giancarlo Ferretti, il sergente di ferro, che ci ha lasciato sul far della sera proprio nel giorno del suo 85esimo compleanno.
Corridore prima, tecnico poi e infine anche manager, Ferretti ha attraversato oltre 60 anni di storia del ciclismo, scrivendo pagine indimenticabili accanto a grandissimi campioni.
Nato a Lugo, nel cuore della Romagna, il 9 agosto 1941, Ferretti è stato professionista dal 1963 al 1970: tre anni con la Legnano, uno con la Sanson e poi quattro stagioni con la Salvarani senza mai ottenere una vittoria ma diventando ovunque un punto di riferimento prezioso per i suoi capitani.
In particolare, alla Salvarani diventa l’uomo di fiducia di Felice Gimondi e, una volta terminata la carriera agonistica, continuerà ad esserlo guidando il grande Felice dall’ammiraglia della Bianchi.
In breve, Ferretti diventa uno dei tecnici più apprezzati del panorama mondiale: dopo la Bianchi, ecco la Ariostea, la GB-MG Boys, la MG Boys Maglificio, la Riso Scotti e infine la Fassa Bortolo, che ha guidato dal 2000 al 2005.
Sono tanti i campioni che hanno pedalato e vinto sotto la sua direzione: in ordine sparso, Tommy Prim, Moreno Argentin, Rolf Sorensen, Michele Bartoli, Paolo Bettini, Alessandro Petacchi, Juan Antonio Flecha, Ivan Basso, Fabian Cancellara e Filippo Pozzato.
Il "sergente di ferro" è stato il soprannome che lo ha accompagnato nella sua carriera da tecnico: autoritario, diretto, esigente, non le ha mai mandate a dire ai suoi ragazzi. ma proprio grazie a quel carattere, Giancarlo Ferretti è stato in grado di costruire squadre e campioni che hanno lasciato il segno nel mondo delle due ruote.
La sua carriera dirigenziale si è conclusa nel 2005, proprio quando il ProTour, diventato poi WorldTour, ha cambiato il mondo del ciclismo e gli ha tolto un po’ di quell’aura di romanticismo che in fondo anche il burbero Giancarlo amava.
Per ricordare Giancarlo Ferretti vi proponiamo di rileggere due articoli che gli abbiamo dedicato: il primo quando i suoi ragazzi lo hanno festeggiato per gli 80 anni ed il secondo dedicato al libro nel quale si è raccontato, non a caso intitolato «Mi chiamavano sergente di ferro».
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