Ci sono podi che si costruiscono con la superiorità, altri con la regolarità. E poi ci sono quelli che valgono ancora di più perché arrivano dopo aver attraversato difficoltà, dubbi, giornate storte e momenti nei quali anche soltanto continuare a crederci sembra complicato. Il terzo posto di Elisa Longo Borghini al Tour de France Femmes appartiene proprio a quest'ultima categoria.
La piemontese della UAE Team L'IMAD ha chiuso la corsa gialla sul terzo gradino del podio, alle spalle della vincitrice Demi Vollering e di Kasia Niewiadoma Phinney. Un risultato che, per come si è sviluppata la sua settimana, assume un peso enorme. Perché Elisa non era arrivata alla vigilia del Tour nelle condizioni ideali per immaginare un piazzamento così importante e perché, nelle sue tre precedenti partecipazioni alla Grande Boucle, non era mai riuscita a portare a termine la corsa con il risultato che desiderava.
Due ritiri, nel 2023 e nel 2025, avevano lasciato una ferita. Questa volta, invece, la campionessa italiana ha resistito fino alla fine. Ha stretto i denti, ha gestito la fatica, ha superato le difficoltà e, soprattutto, non ha mai smesso di lottare per un obiettivo che sembrava allontanarsi dopo ogni giornata difficile.
A 34 anni, Longo Borghini aggiunge così un altro risultato di prestigio a una carriera già straordinaria. La ragazza di Verbania ha conquistato per due volte il Giro d'Italia, nel 2024 e nel 2025, e nel 2024 era riuscita anche a salire sul podio della Vuelta a España, chiudendo al terzo posto. Ora arriva anche il terzo posto al Tour, il risultato che mancava alla sua collezione nelle grandi corse a tappe.
E forse proprio per questo, al traguardo, Elisa fatica ancora a rendersi conto di quello che è riuscita a fare. «No, sinceramente non mi rendo conto di quello che ho fatto», racconta. Una frase che restituisce perfettamente il senso di una giornata nella quale la fatica ha raggiunto livelli altissimi, ma nella quale la piemontese è riuscita comunque a trovare le energie per rimanere agganciata alle migliori.
«Ho detto a Paula che ero a blocco, ma non ero veramente così tanto a blocco, perché poi sulla salita dura sono riuscita a non perdere troppo da Demi Vollering e da Niewiadoma e a ritornare sotto a Fischer-Black».
Ancora una volta, la corsa della UAE è stata anche una storia di squadra. Al fianco di Longo Borghini c'era Paula Blasi, rivelazione di questa stagione e preziosa nel momento decisivo e capace di spendere tutto quello che aveva per aiutare la compagna. Un lavoro che Elisa ha voluto sottolineare, perché il suo podio non è soltanto il risultato di una prestazione individuale.
«Abbiamo cercato di controllare la Niedermaier. Ho lavorato bene con Paula, che ha tirato fino alla cima della salita. Ho cercato di controllare la Niedermaier perché non scappasse, e abbiamo tenuto un po' in controllo Kasia, in modo tale da tenere la Niedermaier tranquilla».
La tattica era chiara: gestire le avversarie, proteggere il risultato e arrivare al finale con la possibilità di giocarsi le proprie carte. Quando poi il gruppo ha ripreso Niewiadoma, la decisione è stata presa.
«Quando poi abbiamo riavvicinato Kasia abbiamo deciso di andare per lo sprint per Paula».
Ma anche nel giorno del podio, il destino ha voluto aggiungere un ultimo capitolo al romanzo di Elisa Longo Borghini. Una foratura nel finale, proprio quando ormai la corsa stava per concludersi.
«E nel finale ho bucato una ruota, perché giustamente non deve mai mancare un po' di thriller. Per non dire un po' di sfiga, dai, diciamo la verità».
Una battuta che racconta bene anche il carattere della campionessa italiana. Perché dopo una settimana nella quale ha dovuto fare i conti con la cronometro, con la fatica, con le montagne e con una classifica che sembrava poter prendere direzioni diverse, anche una foratura poteva diventare l'ennesimo ostacolo. Ma questa volta Elisa aveva già superato tutto il resto.
«Sinceramente non ho parole. Non pensavo di arrivare sul podio dopo la quinta tappa e dopo la cronometro».
È forse questa la frase che meglio descrive il valore del risultato. Elisa Longo Borghini non ha conquistato il terzo posto perché tutto è andato secondo programma. Lo ha conquistato proprio perché il programma è stato continuamente messo alla prova e lei ha continuato a reagire.
Il Tour de France, del resto, non perdona. Tre settimane di corsa, tappe impegnative, montagne, una cronometro e una pressione enorme. Elisa ha dovuto consumare una quantità enorme di energie anche dal punto di vista mentale. Ogni giorno c'era qualcosa da gestire, qualcosa da recuperare, qualcosa da difendere.
E ora, finalmente, può lasciarsi tutto alle spalle. Non vuole ancora parlare di vacanze, di programmi o di cosa farà nelle prossime settimane. Il suo unico desiderio è molto più semplice. «Non voglio pensare alle vacanze e a cosa farò. Ora voglio veramente andare solo a casa. Voglio stare con la mia famiglia e mettermi sul divano e dormire una settimana».
Una frase che fa sorridere, ma che racconta meglio di qualsiasi numero quanto sia costato quel terzo posto. «Negli ultimi giorni continuavo a svegliarmi alle tre e a pensare alla cronometro, alla tappa cinque e a questo e a quell'altro». La testa, oltre alle gambe, non si è mai fermata. Il Tour continuava anche durante la notte, nei pensieri di una ciclista che aveva già imparato quanto sia sottile il confine tra una grande giornata e una giornata difficile. Adesso quel confine può finalmente essere dimenticato. «Sono veramente stanca e il mio unico desiderio adesso è quello di tornare a casa».
È il modo più semplice per raccontare la fine di un Tour straordinario. Elisa Longo Borghini torna a casa con una medaglia di bronzo al collo, dopo aver conquistato un risultato che soltanto pochi giorni prima sembrava lontano. Il terzo posto alle spalle di Demi Vollering e Kasia Niewiadoma Phinney non è soltanto un altro podio nella sua carriera. È la prova che, anche quando tutto sembra complicarsi, Elisa Longo sa ancora trovare la forza per restare in piedi, pedalare e arrivare fino in fondo.
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