Flavio, quel G3 che imparò a pedalare sulle strade dei Castelli Romani, veste la nobile maglia della nazionale lussemburghese e quando gli fai il nome dei fratelli Schleck (per risalire a Gaul deve affidarsi agli annali) percepisci quanta ammirazione ci sia da parte sua nei confronti di Andy e Frank.
Venerdì la gara degli under 23 a Montreal ospita nella sua startlist anche il 18enne Astolfi, figlio d’arte che vive in Lussemburgo dal 2020, pochi mesi prima del Covid. Flavio, pargolo dell’ex professionista Claudio, ha orientato la propria traiettoria di carriera ciclistica alle scelte di famiglia: “Sei anni orsono mio padre (oggi meccanico per una catena di negozi di biciclette, ndr) decise di lasciare Lariano Romano raggiungere mia nonna che aveva messo radici lussemburghesi da 25 anni. La bici, non solo per i trascorsi di papà, è stato un naturale modo di calarmi in un nuovo contesto, io che mi affacciavo alla categoria esordienti. Soprattutto, insieme alla scuola, il mondo delle corse mi ha aiutato ad integrarmi, portandomi fin da subito, vista la particolare geografia della nazione, a gareggiare in Belgio, Francia, anche Germania. Si, per me, anche per i natali italiani e l’appartenenza ad una compagine dilettantistica con base in Abruzzo (la fucina di talenti Aran Vejus, ndr) le due ruote propongono una naturale dimensione internazionale e da juniores ho gareggiato con Jegg-DJR Academy, legata alla Jumbo Visma».
Parla con cognizione di causa questo ciclista diventato maggiorenne il 25 dicembre 2025, dunque decisamente giovane ma motivato dal sogno di approdare un giorno nel gruppo dei “Grandi”, quel professionismo vissuto dal 48enne Claudio Astolfi, tra il 2001 ed il 2005, con i colori di Cantina Tollo Acqua e Sapone, Domina Vacanze, Acqua&Sapone Caffè Mokambo e Acqua&Sapone Adria Mobil.
«Di mio padre mi dicono che tra i dilettanti sapeva fare la differenza; un genitore così, dal punto di vista della crescita ciclistica, è punto di riferimento, prodigo di consigli eppure non invadente, anche perchè oltretutto deve seguire più da vicino mio fratellino Lorenzo, che solo 15enne ha vinto anche in Italia. Quindi deve dividersi i compiti, sapendo che io ho il mio calendario tra Aran Vejus e Nazionale».
Alla società abruzzese, il team che ha lanciato Hindley ma anche Einer Rubio, l’opzione di tesserare un lussemburghese dal cognome italiano ha una premessa: proprio Claudio Astolfi vestì infatti i colori dello storico sodalizio diretto dal vulcanico Umbertone Di Giuseppe.
«Con la selezione del Lussemburgo ho potuto godere di alcune occasioni offerte dal calendario internazionale. Penso di averle sfruttate bene, vista la vittoria di tappa colta in Repubblica Ceca ad inizio settembre del 2026. Ho anche concluso quella Okolo jižních Čech / Tour of South Bohemia in quinta posizione, dopo aver vestito anche il simbolo del primato. Avrei potuto schierarmi al via del Giro di Lussemburgo, vinto da Piganzoli, ma saggiamente i tecnici hanno preferito preservarmi per il mondiale canadese» racconta reduce da un allenamento fuori Montreal, aspettando la ricognizione senza l’ostacolo del traffico veicolare.
Flavio, studente online di un liceo francese, farà lo sprint per il diploma nel 2027, non ama il freddo ma ha imparato a conviverci, nel tempo libero ama concedersi un pò di riposo, coltivare amicizie, magari seguire il fratellino nella sua attività da allievo. Cresciuto ispirandosi al modello di Vincenzo Nibali («attualmente stravedo per Mathieu Van der Poel e come si fa a non farsi piacere Pogacar?»), Astolfi si descrive: «mi sento un corridore con buona esplosività, tengo nelle salite brevi ed ho doti di passista affinate anche nella cronometro, una mia specialità».
Ha ragione, perchè al titolo nazionale nella prova contro al tempo juniores del 2025, ha fatto seguire quello del 2026 tra gli under. Con aggiunta sostanziale, essendosi laureato campione lussemburghese anche su strada. La gara mondiale chiama: «Voglio vivermela con tutti i pori aperti, l’occasione di gareggiare a questi livelli mi sprona, senza farmi schiacciare dal peso di una responsabilità troppo grande. La mia precedente partecipazione iridata era stata Zurigo, ma questa trasferta transoceanica ha un sapore particolare». Buon viaggio, ragazzo.
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