Le polemiche sui controlli antidoping effettuati nel cuore della notte durante il Tour de France 2026 sembrano ormai alle spalle. A fare il punto della situazione è stato il presidente dell'UCI, David Lappartient, che ha difeso con decisione il lavoro svolto dall'International Testing Agency (ITA), sottolineando come dalla Grande Boucle non siano emersi elementi che facciano pensare a casi di doping.
Le dichiarazioni del numero uno dell'Unione Ciclistica Internazionale sono arrivate alla partenza della seconda tappa del Tour de France Femmes, dove ha affrontato uno degli argomenti più discussi dell'ultima edizione della corsa francese: i controlli antidoping notturni ai danni dei principali favoriti della classifica generale.
Tra i corridori sottoposti a questi test figuravano anche Tadej Pogacar, poi vincitore del suo quinto Tour de France, e Jonas Vingegaard, controllati rispettivamente alle cinque e alle due del mattino nella notte del 19 luglio.
Le visite degli ispettori dell'ITA avevano suscitato diverse discussioni all'interno del gruppo, soprattutto per il timore che potessero compromettere il riposo degli atleti nel momento più delicato della corsa. Lappartient, però, ritiene che si sia trattato di una misura pienamente giustificata.
«Non sosterremo una pratica che viene ripetuta ogni notte sui corridori. Le normali ore dei controlli non sono notturne - ha spiegato il presidente dell'UCI al quotidiano The Guardian - Tuttavia, sosteniamo l'ITA quando deve effettuare controlli specifici, perché sappiamo che, con il microdosaggio di EPO, si tratta di una sostanza che dopo sei o sette ore può non essere più rilevabile. Per questo i corridori devono sapere che l'ITA potrebbe intervenire anche durante la notte».
Lappartient ha inoltre ricordato che, al termine del Tour de France, non sono stati resi noti casi di positività. «L'ITA non pubblica mai comunicati stampa sui risultati negativi, ma soltanto su quelli positivi. Non abbiamo visto alcun comunicato relativo al Tour de France e questo lascia pensare che non ci sia stato nulla di anomalo durante la corsa».
Una precisazione importante che conferma come l'edizione 2026 della Grande Boucle non abbia fatto registrare, almeno finora, alcuna positività resa pubblica dall'agenzia antidoping.
Il presidente dell'UCI ha però ribadito che il ciclismo continuerà inevitabilmente a convivere con i sospetti, proprio a causa della sua storia. «Nel ciclismo ci sarà sempre sospetto, a causa del nostro passato. So quanto è stato fatto per combattere il doping. I controlli notturni rappresentano uno strumento importante in questa lotta, ma non devono essere utilizzati ogni giorno. Devono rimanere una misura eccezionale».
Secondo Lappartient, questi controlli non sono rivolti contro un singolo atleta, ma rappresentano soprattutto un forte deterrente per l'intero gruppo. «Non si tratta di sospettare un corridore in particolare. È un messaggio generale rivolto a tutto il gruppo».
Il numero uno dell'UCI ha infine ribadito che la lotta al doping resta una delle priorità assolute del ciclismo moderno, ma deve essere accompagnata da trasparenza e dialogo con tutte le componenti del movimento. Una linea che, a suo giudizio, ha permesso al ciclismo di compiere enormi passi avanti rispetto al passato, continuando a investire in controlli sempre più efficaci senza rinunciare al rispetto degli atleti.
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