Accenni di foliage nelle inquadrature dall’alto fanno ancor più capire che in Canada bisogna tornarci anche senza l’effetto booster di un mondiale di ciclismo. Ci penseranno quelli dell’ente del turismo in Quebec a sfruttare la legacy, perchè la Francia si è messa a tirare ed il margine dei fuggitivi è destinato ad assottigliarsi, la corsa - se non mancassero 156 km al traguardo- vede terminare ogni forma di ricreazione.
Chè Voie Camillien-Houde abbiamo imparato a conoscerla, al pari dello strappo nei pressi dell’Università. Spettatori ne abbiamo? Anche in terza fila, segno di una rassegna iridata - la seconda qui a Montreal - baciata non dal sole nella domenica conclusiva, eppure forte dell’abbraccio di pubblico già sperimentato dalle donne elite il giorno precedente. Tanto clamore che cozza in qualche modo con la sonnacchiosa atmosfera mattutina per le vie del quartiere di Mont Royal, ma abbiamo capito: era la quiete prima della tempesta scatenatasi in tutta la sua furia sulle rive del fiume San Lorenzo.
Servirebbe un sondaggio, non quello relativo ai favori del pronostico, poichè presto, prestissimo sapremo. Paese di Diaspora per eccellenza, il Canada ha tutta questa comunità di messicani, colombiani e belgi o cosa? Interrogativo ozioso, nella certezza di quanto i venditori di bandiere abbiano fatto fortuna con il Mondiale, pure i noleggiatori di tendoni per i vip e di transenne, che novità sara mai? Tutto il mondo è paese, quello del ciclismo è per definizione non escludente, perchè tra i tanti “Carneade” in avanscoperta c’è stato il privilegio di condividere la linea di partenza con i Remco, i Seixas, i Del Toro.
A proposito. La cronaca incombe forse nel media center (si assottoglia il drappello al comando e restano dentro due eritrei illustri, Girmay e Mulubrhan) ospitato dal complesso del vecchio ed iconico Stadio Percival Molsom Memorial Stadium, fuori, ad una manciata di metri, ancora non è il tempo di compulsare i propri devices per capire come vanno le cose: anche perchè ti passano sotto il naso. Se Leknessund, Mulubrhan, Meehan, Liepins, pur nel mirino, sono quelli ad essersi spinti più in là, ancora i transalpini a scatenare l’inferno, quando si intravede un pò di azzurro nelle posizioni del gruppo.
Il ricongiungimento apre così un secondo capitolo allo scoccare delle 13. Che il vento forte sospinga i vessilli delle Fiandre non sorprende mica, magari è un messaggio subliminale, forse un rimando alle classiche del nord. La stella Mathieu Van der Poel non sta a guardare e tasta il polso alla compagnia, quindi tocca a Bettiol mettersi in mostra, mentre la regia internazionale indugia su Amsari, atleta rifugiato a lungo in fuga.
Angolo d’osservazione ai 500 metri, dove c’è la svolta verso l’arrivo: di giro in giro, la ribalta mondiale vive di fasi scoppiettanti e ritualità d’antan (vedasi il camion scopa con le ramazze in saggina), mentre i masìxischermo mostrano le frustate di chi vuol portare via un drappello sulla salita principe, sempre più stadio brulicante.
“Chi siete? Da dove venite? Dove andate?”. Dei dodici che dichiarano le loro generalità ci sono VDP, i nostri Pellizzari e Scaroni, Buitrago e Healy con Mc Nulty. E Roglic. Quando ci sono di mezzo Van der Poel e l’arrembante Van Aert qualcuno può parlare di semplici sussulti? Significa che dietro non basta un semplice invito a tener alta la guardia. Al di là delle tattiche, il campanello d’allarme suona per nomi illustri e illustrissimi, il super favorito Evenepoel, Seixas, ai quali si aggiunge il nostro Giulio CIccone (c’è pure Piganzoli), che a questo punto uomo deputato a fare la corsa per gli azzurri.
Al km -74 si isola un episodio: Mathieu, impressionante nello scatto si porta dietro Onley e Simmons dando il segno che di qui in poi avverrà corsa ad eliminazione. Con zampino dell’anarchia di piani che si scompaginano, anche se mancano 70 km, vai a predicare prudenza tra la gente in visibilio di fronte alla furia del terzetto ed al tentativo di ritorno animato da Remco, Seixas, Mc Nulty, Del Toro. Facile a dire e meno a realizzare, visto che VDP viaggia con un minuto di margine, non su Roglic, che lascia Van Aert e Charmig e aggancia il primo vagone (rimpiazzando Onley).
Tutto può ancora succedere e parrebbe una gara juniores ma non lo è, in fondo lo svantaggio si è ridotto e le danze potrebbero ancora partire. Clamoroso al Cibali: Remco non tiene il ritmo degli inseguitori, anzi no, contrordine eccolo inscenare una crono, agganciare quelli avanti a lui con l’aiuto di un generosissimo Van Aert, provare la frustata al pari di Del Toro nel gruppetto comprendente anche Piganzoli. A meno tre tornate, la preponderanza degli highlights agonistici non ha nascosto ed anzi esalta quello strano impasto di passione popolare ed attesa generato dalla sfida tra così tanti tenori del ciclismo, quasi come se non ci fosse un assenza clamorosa. Quel Diavolo di un antiestetico Healy ha propositi bellicosi, del resto un anno fa a Kigali si prese il bronzo, la notizia resta semmai un nuovo appannamento di Evenepoel, invischiato nel terzo gruppo e poi risorto nuovamente.
Giulio è ancora lì, dai Giulio dal casco rosso, poche svolte ed il penultimo transito sotto il traguardo darà una dimensione compiuta di quanto accade. Ci prova McNulty, che va via in piano, anticipando la seconda salita nel festival degli elastici e dei cambiamenti di fronte alle sue spalle. Seixas, Pidcock, Ciccone, Van Der Poel, Jorgenson, Matthews, Del Toro e Buitrago potrebbero ambire al molto che diventa tutto, se non fosse per Brandon da Phoenix, il cui nome pronunciato ieri da Gianetti assume ora un valore diverso.
Meno 25 km: Del Toro paga, VDP anche, L’irlandese pure, flessione sventata dal rientro sui secondi. La parola agli ultimi 12400 metri di Mont Royal, anticipati da una nuova tirata di Evenepoel. Coraggio Ciccone ne ha da vendere e con Pidcock le prova tutte, anche perchè limare lo svantaggio (59” diventati 14”) da McNulty non è peregrina ambizione. C’è modo e modo di arrivarci ad una conclusione così e oggi siamo stati testimoni dell’imprevedibilità che si prende la scena, con l’ultimo rilancio di McNulty a meno di 10 km. Pidcock, Jorgenson e Schimd, mentre i crampi mettono alle corde Seixas, correranno per l’argento, anzi no, le carte si rimescolano ancora. E rieccoci all’angolo dei cinquecento metri, dove si osserva da una prospettiva molto speciale il momento in cui per il titolo viene assegnato. L’americano arriva in parata solitaria, colpo d’occhio finale del Mondiale più pazzo del mondo.
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