L’Equipe, specialista in scelte grafiche di impatto, piazza in copertina i grandi tenori, con sullo sfondo ma non troppo i tornanti dell’Alpe d’Huez: “Sur leur 21” è un titolo dedicato ai tornanti mitici ed ai loro attesi protagonisti, che per rifarsi all’articolo di Alexandre Roos vanno alla grande battaglia.
Pogacar assalto ai miti è la scelta di Gazzetta, sulle cui colonne Ciro Scognamiglio ricorda: “Jacques Augendre, storico del Tour de France, l’aveva definita una salita “hollywoodiana”. E in effetti nell’Alpe d’Huez non ci può non essere il senso di un kolossal ciclistico senza pari, traboccante di storia e leggenda fin da quando, nel 1952, il Campionissimo Fausto Coppi fu il primo a conquistarla. Mentre alla collezione di imprese di Tadej Pogacar”.
Tadej lo sa bene, pur alle prese con i malanni che in casa UAE un pò preoccupano. Non è stata ricreazione quella concessa dallo sloveno, ma oggi, come prevede Marco Bonarrigo su Corsera, usciranno allo scoperto i marziani. Se su Repubblica è Cosimo Cito a rammentare come Pogacar tema più il virus delle salite, c’è spazio ancne per il vincitore di ieri: “Il volto da scalatore antico di Richard Carapaz è comparso per primo in cima alla salita di Orcières-Merlette”. Bella ed approfondita la disamina di Pier Augusto Stagi su Il Giornale: “Oggi vanno forte, molto più di un tempo, e corrono Tour più giusti. Il ciclismo di Tadej Pogacar, Remco Evenepoel, Jonas Vingegaard e Paul Seixas è chiaramente più “democratico””. Su Marte, insomma, germoglia la Democrazia? Chissà, certo - aggiunge Stagi- la matita con cui Leblanc disegnava la Grande Boucle era benevola nei confronti del grande cronoman chiamato Miguel Indurain.
GAZZETTA DELLO SPORT
POGACAR ASSALTO AI MITI
Eccola, sta arrivando. Jacques Augendre, storico del Tour de France, l’aveva definita una salita “hollywoodiana”. E in effetti nell’Alpe d’Huez non ci può non essere il senso di un kolossal ciclistico senza pari, traboccante di storia e leggenda fin da quando, nel 1952, il Campionissimo Fausto Coppi fu il primo a conquistarla. Mentre alla collezione di imprese di Tadej Pogacar – che nel 2022 chiuse quinto – manca: naturale, dunque, che il campione del mondo sia il più atteso oggi nella tappa 19 dell’edizione 113, dopo il successo di ieri a Orcieres-Merlette di Richard Carapaz. (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
TOUR DA INCUBO PER GLI ITALIANI, ORA DUE GIORNI DI ALPE D'HUEZ
Ogni volta che Re Pogacar V concede il via libera, chi può ne approfitta. A Orcières c’era l’ultima occasione di fuga di questo Tour perché oggi e domani sull’alpe d’huez sarà battaglia tra Marziani. Ne ha approfittato Richard Carapaz, uno che ha vinto tappe in tutti i grandi giri (e un’olimpiade), uno che quando vede uno spiraglio verticale per scappare, come ieri a tre chilometri dal traguardo, scappa. I 45 fuggitivi di giornata rappresentavano 15 nazioni (dieci i francesi) con un solo italiano, Damiano Caruso: il siciliano ha resistito fino a quando i suoi 38 anni gliel’hanno permesso per poi chiudere a otto minuti da Carapaz. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
POGACAR TEME IL VIRUS PIU' DELLE SALITE
Il volto da scalatore antico di Richard Carapaz è comparso per primo in cima alla salita di Orcières-Merlette. L’ecuadoriano ha vinto alla sua maniera, in fuga, scegliendo alla perfezione il momento dell’attacco dal gruppetto, ai -3 km. È un luogo che merita rispetto: qui Eddy Merckx visse la prima grande crisi della sua carriera, 55 anni fa. Qui vinsero Van Impe, Pascal Simon, Rooks e Roglic all’alba dell’era Pogi, nel 2020. Oggi, a tre giorni dal probabilissimo trionfo parigino, Pogacar deve colmare un vuoto clamoroso per uno come lui, ossia vincere una tappa su una delle salite storiche del Tour. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
IL TOUR HA RIPARATO LE INGIUSTIZIE DEL PASSATO
Oggi vanno forte, molto più di un tempo, e corrono Tour più giusti. Il ciclismo di Tadej Pogacar, Remco Evenepoel, Jonas Vingegaard e Paul Seixas è chiaramente più “democratico”. In aiuto, come sempre, ci vengono i numeri. Ai tempi di Miguel Indurain, grande cronoman degli anni Novanta che ha lottato con i nostri Bugno e Chiappucci, i Tour erano disegnati a sua immagine e somiglianza. Jean-Marie Leblanc, gran patron della corsa francese, gli confezionava percorsi che potessero esaltare le sue doti di cronoman. (Pier Augusto Stagi)
L’EQUIPE
LA GRANDE BATTAGLIA
I corridori stanno spingendo al limite in questo Tour de France; conquistare una vittoria ora richiede una volontà incrollabile di riprovarci continuamente. Questo spiega perché si vedano spesso in testa gli stessi volti – e, soprattutto, le stesse gambe –: nulla in questa edizione della corsa è facile, e vincere lo è ancora meno.Remco Evenepoel, Isaac Del Toro, Tadej Pogačar e Paul Seixas. Il giorno dopo la vittoria di Jasper Philipsen – ottenuta dopo una caccia al successo nella *Grande Boucle* durata fino alla diciassettesima tappa – anche Richard Carapaz si è goduto il suo momento di gloria a Orcières-Merlette. (Alexandre Roos)
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