PAGINE GIALLE, LA RASSEGNA STAMPA DEL TOUR DE FRANCE

TOUR DE FRANCE | 24/07/2026 | 09:06
di Aldo Peinetti

L’Equipe, specialista in scelte grafiche di impatto, piazza in copertina i grandi tenori, con sullo sfondo ma non troppo i tornanti dell’Alpe d’Huez: “Sur leur 21” è un titolo dedicato ai tornanti mitici ed ai loro attesi protagonisti, che per rifarsi all’articolo di Alexandre Roos vanno alla grande battaglia.


Pogacar assalto ai miti è la scelta di Gazzetta, sulle cui colonne Ciro Scognamiglio ricorda: “Jac­ques Augen­dre, sto­rico del Tour de France, l’aveva defi­nita una salita “hol­ly­woo­diana”. E in effetti nell’Alpe d’Huez non ci può non essere il senso di un kolos­sal cicli­stico senza pari, tra­boc­cante di sto­ria e leg­genda fin da quando, nel 1952, il Cam­pio­nis­simo Fau­sto Coppi fu il primo a con­qui­starla. Men­tre alla col­le­zione di imprese di Tadej Poga­car”.


Tadej lo sa bene, pur alle prese con i malanni che in casa UAE un pò preoccupano. Non è stata ricreazione quella concessa dallo sloveno, ma oggi, come prevede Marco Bonarrigo su Corsera, usciranno allo scoperto i marziani. Se su Repubblica è Cosimo Cito a rammentare come Pogacar tema più il virus delle salite, c’è spazio ancne per il vincitore di ieri: “Il volto da scalatore antico di Richard Carapaz è comparso per primo in cima alla salita di Orcières-Merlette”. Bella ed approfondita la disamina di Pier Augusto Stagi su Il Giornale: “Oggi vanno forte, molto più di un tempo, e corrono Tour più giusti. Il ciclismo di Tadej Pogacar, Remco Evenepoel, Jonas Vingegaard e Paul Seixas è chiaramente più “democratico””. Su Marte, insomma, germoglia la Democrazia? Chissà, certo - aggiunge Stagi- la matita con cui Leblanc disegnava la Grande Boucle era benevola nei confronti del grande cronoman chiamato Miguel Indurain. 

GAZZETTA DELLO SPORT
POGACAR ASSALTO AI MITI
Eccola, sta arri­vando. Jac­ques Augen­dre, sto­rico del Tour de France, l’aveva defi­nita una salita “hol­ly­woo­diana”. E in effetti nell’Alpe d’Huez non ci può non essere il senso di un kolos­sal cicli­stico senza pari, tra­boc­cante di sto­ria e leg­genda fin da quando, nel 1952, il Cam­pio­nis­simo Fau­sto Coppi fu il primo a con­qui­starla. Men­tre alla col­le­zione di imprese di Tadej Poga­car – che nel 2022 chiuse quinto – manca: natu­rale, dun­que, che il cam­pione del mondo sia il più atteso oggi nella tappa 19 dell’edi­zione 113, dopo il suc­cesso di ieri a Orcie­res-Mer­lette di Richard Cara­paz. (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA
TOUR DA INCUBO PER GLI ITALIANI, ORA DUE GIORNI DI ALPE D'HUEZ
Ogni volta che Re Poga­car V con­cede il via libera, chi può ne appro­fitta. A Orciè­res c’era l’ultima occa­sione di fuga di que­sto Tour per­ché oggi e domani sull’alpe d’huez sarà bat­ta­glia tra Mar­ziani. Ne ha appro­fit­tato Richard Cara­paz, uno che ha vinto tappe in tutti i grandi giri (e un’olim­piade), uno che quando vede uno spi­ra­glio ver­ti­cale per scap­pare, come ieri a tre chi­lo­me­tri dal tra­guardo, scappa. I 45 fug­gi­tivi di gior­nata rap­pre­sen­ta­vano 15 nazioni (dieci i fran­cesi) con un solo ita­liano, Damiano Caruso: il sici­liano ha resi­stito fino a quando i suoi 38 anni gliel’hanno per­messo per poi chiu­dere a otto minuti da Cara­paz. (Marco Bonarrigo)

REPUBBLICA
POGACAR TEME IL VIRUS PIU' DELLE SALITE
Il volto da scalatore antico di Richard Carapaz è comparso per primo in cima alla salita di Orcières-Merlette. L’ecuadoriano ha vinto alla sua maniera, in fuga, scegliendo alla perfezione il momento dell’attacco dal gruppetto, ai -3 km. È un luogo che merita rispetto: qui Eddy Merckx visse la prima grande crisi della sua carriera, 55 anni fa. Qui vinsero Van Impe, Pascal Simon, Rooks e Roglic all’alba dell’era Pogi, nel 2020. Oggi, a tre giorni dal probabilissimo trionfo parigino, Pogacar deve colmare un vuoto clamoroso per uno come lui, ossia vincere una tappa su una delle salite storiche del Tour. (Cosimo Cito)

IL GIORNALE
IL TOUR HA RIPARATO LE INGIUSTIZIE DEL PASSATO
Oggi vanno forte, molto più di un tempo, e corrono Tour più giusti. Il ciclismo di Tadej Pogacar, Remco Evenepoel, Jonas Vingegaard e Paul Seixas è chiaramente più “democratico”. In aiuto, come sempre, ci vengono i numeri. Ai tempi di Miguel Indurain, grande cronoman degli anni Novanta che ha lottato con i nostri Bugno e Chiappucci, i Tour erano disegnati a sua immagine e somiglianza. Jean-Marie Leblanc, gran patron della corsa francese, gli confezionava percorsi che potessero esaltare le sue doti di cronoman. (Pier Augusto Stagi)

L’EQUIPE
LA GRANDE BATTAGLIA
I corridori stanno spingendo al limite in questo Tour de France; conquistare una vittoria ora richiede una volontà incrollabile di riprovarci continuamente. Questo spiega perché si vedano spesso in testa gli stessi volti – e, soprattutto, le stesse gambe –: nulla in questa edizione della corsa è facile, e vincere lo è  ancora meno.Remco Evenepoel, Isaac Del Toro, Tadej Pogačar e Paul Seixas. Il giorno dopo la vittoria di Jasper Philipsen – ottenuta dopo una caccia al successo nella *Grande Boucle* durata fino alla diciassettesima tappa – anche Richard Carapaz si è goduto il suo momento di gloria a Orcières-Merlette. (Alexandre Roos)
 


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