Matej Mohoric come Jonas Vingegaard e il connazionale Tadej Pogacar. Anche il vincitore della Milano-Sanremo 2022 infatti, come accaduto al danese e al campione del Mondo, è stato svegliato nel cuore della notte i giorni scorsi per svolgere un controllo antidoping nell’hotel dove alloggiava con la sua squadra, un episodio questo che, anche nel suo caso, ha interrotto una delle fasi più importanti per i corridori impegnati al Tour de France: quella del recupero.
“Anch’io ho dovuto sottopormi a un test alle 5 del mattino, un orario che è praticamente a metà della nostra notte di sonno perché andiamo a dormire a mezzanotte, dato che le tappe finiscono tardi, e facciamo colazione alle 10” ha svelato alla testata slovena Siol il trentunenne di Kranj il quale poi non si è tirato indietro dal dare una sua personale spiegazione di quanto sia avvenuto in questi giorni alla Grande Boucle
“Il fatto è che l’agenzia che effettua i controlli dispone di un budget piuttosto consistente e in qualche modo deve giustificarlo quindi penso che tutto ciò serva loro per dimostrare che i controlli vengono fatti e funzionano e che lo sport sia pulito e leale” ha affermato deciso un Mohoric convinto, come altri addetti ai lavori, che questi controlli nel cuore della notte siano lo scotto da pagare per le nefandezze compiute da altri nei decenni passati.
“Stiamo pagando per il passato del ciclismo, ma sarebbe comunque bene avere dei limiti, o almeno assicurarsi che le regole siano uguali per tutti, perché sappiamo che il francese (Paul Seixas, ndr) che occupa le prime posizioni della classifica generale non è stato sottoposto a nessun controllo del genere” ha analizzato la maglia gialla del Giro di Polonia 2023 invocando una parità di trattamento fra gli atleti coinvolti e lanciando, in maniera neppure troppo velata, una frecciatina a chi ha deciso nomi e modalità con cui svolgere questa razione extra di controlli in terra transalpina.