PAGINE GIALLE, LA RASSEGNA STAMPA DEL TOUR DE FRANCE

TOUR DE FRANCE | 18/07/2026 | 09:42
di Aldo Peinetti

Attenzione: Meteo France, ciclisticamente parlando, annuncia un nubifragio pronto ad abbattersi sul Tour. Tranquilli, si tratta del solito Tadej, le cui ambizioni bellicose sono riportate ampiamente dalla Gazzetta odierna. Si legge: “Tadej non aspetta. Tour da bilndare” ed ancora “La tappa chiama,


La maglia gialla avverte: «Ci aspetta una gior­nata adatta a me e al team. Per gli altri sarà dif­fi­cile». Non dite che Ciro Scognamiglio non aveva avvisato. In una giornata di riposo o quasi per altri giornali generalisti italiani, fa eccezione Repubblica, che sulle strade di Francia ha già il suo inviato, Cosimo Cito. Paginata intera, manco a dirlo dedicata all’uomo in giallo, anche se attraverso il monito di chi, all’interno del gruppo, vede troppa accondiscendenza nei confronti del leader. Cosimo Cito esordisce: «È iniziato il Tour degli altri, di quelli che non si chiamano Tadej e che pure esistono, lottano, sudano, cercano qualcosa. «A volte mi sembra che alcuni corridori siano qui solo per divertirsi, non per vincere» aveva raccontato al mattino il francese Jordan Jegat, uno dei liberi pensatori del gruppo, «ultimamente non facciamo niente per battere la UAE, ed è un peccato».


In Svizzera, esaltazione giustificata per l’acuto di Schmid «che ha imparato dagli errori del passato». Ed eccoci Oltralpe che più Francia non si può: sulle pagine de L’Equipe. Ammonisce Alexandre Roos: «È stata la giornata dei fuggitivi, eppure è destinata a lasciare il segno su tutti in vista delle due tappe più dure del Tour de France: quella di domani al Plateau de Solaison e quella odierna, un percorso splendido attraverso i Vosgi».  E oggi si ripassa da lì.

GAZZETTA DELLO SPORT 
POGACAR, LA VOGLIA MATTA
Ribal­tare il mondo, in tre anni. Il 18 e il 19 luglio 2023 Tadej Poga­car viveva qua­ran­totto ore da incubo al Tour de France: Jonas Vin­ge­gaard prima lo anni­chilì a cro­no­me­tro (1’38” in 22 km), poi verso Cour­che­vel gua­dagnò altri 5’45” men­tre Pogi andava alla deriva dicendo in radio: «Sono morto». Quat­tro giorni dopo, Vin­ge­gaard primo e lo slo­veno secondo a Parigi. La pro­spet­tiva di oggi è cam­biata radi­cal­mente: il cam­pione del mondo non ha più perso al Tour dal danese. E ha sem­pre vinto ogni corsa a tappe a cui si è pre­sen­tato: un “irreale” 8 su 8. Dopo il suc­cesso di ieri di Mauro Sch­mid, oggi affronta il terzo dei quat­tro wee­kend di gara in netto van­tag­gio: 3’36” sul rivale per eccel­lenza.(Ciro Scognamiglio)

REPUBBLICA
INIZIA IL TOUR DDGLI ALTRI
«NON STIAMO FACENDO NULLA PER BATTERE POGACAR»
È iniziato il Tour degli altri, di quelli che non si chiamano Tadej e che pure esistono, lottano, sudano, cercano qualcosa. «A volte mi sembra che alcuni corridori siano qui solo per divertirsi, non per vincere» aveva raccontato al mattino il francese Jordan Jegat, uno dei liberi pensatori del gruppo, «ultimamente non facciamo niente per battere la UAE, ed è un peccato». Jegat ha promosso una fuga monstre di 57 corridori, mezzo gruppo lanciato contro l’altro mezzo, quello dei capitani stellati. Ne è venuta fuori una tappa pazza a quasi 50 km/h di media con il Ballon d’Alsace da scalare nel mezzo. E ieri Pogacar è stato solo spettatore, hanno fatto tutto i 57, poi diventati 10 e infine 2, lo svizzero Schmid e il colombiano Tejada, andati a giocarsi la vittoria e finiti in quest’ordine sul traguardo di Belfort. (Cosimo Cito)

L’EQUIPE 
GLI IRRIDUCIBILI
È stata la giornata dei fuggitivi, eppure è destinata a lasciare il segno su tutti in vista delle due tappe più dure del Tour de France: quella di domani al Plateau de Solaison e quella odierna, un percorso splendido attraverso i Vosgi. Il tracciato comprende un tratto della magnifica Route des Crêtes, di cui avevamo già avuto un assaggio ieri sul Ballon d’Alsace, con il suo profumo di erba scaldata dal sole e di pini.
C'era una folla enorme – inclusi molti tifosi di Florian Lipowitz arrivati ​​da oltre Reno – un mare di volti in vacanza estiva lungo la strada o rilassati accanto ai camper. Impossibile non pensare agli spettatori di oltre cinquant'anni fa – i loro genitori o nonni – che si trovavano esattamente in quel punto, sullo stesso versante della montagna, per vedere passare Eddy Merckx al comando nel 1969. (Alexandre Roos)
  


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