I legami tra Cina e Italia sono sempre stati molto particolari, ma mai avremmo pensato di un attaccamento così speciale tra il Qinghai e il nostro paese. Nella corsa a tappe cinese c’è una squadra che ha attirato subito la nostra attenzione, il Qinghai Tianyoude Hotel Cycling Team, formazione locale che ha una storia del tutto particolare, ma soprattutto un sogno gigantesco legato al ciclismo dei grandi campioni.
Tutto parte dalle prime edizioni del Tour of Magnificent Qonghai (a quel tempo con il nome di Tour of Qinghai Lake) e dalla voglia del governo locale di investire sullo sviluppo di questa regione soprattutto con la popolazione cinese. Poi anno con anno il sogno è diventato sempre più grande fino a decidere di creare un team tutto proprio. A raccontarci la folle storia di questo team è Zhang Xiaolong team manager ancora in apprendimento (così come si definisce lui), follemente innamorato del ciclismo. Intervistarlo non è semplice, nessuna parola inglese e la consapevolezza di non aver mai fatto un’intervista con dei giornalisti stranire, ma per fortuna il gruppo di comunicazione della corsa viene nuovamente in nostro aiuto con la traduzione inglese – cinese e ci permette di avere accesso ad una storia straordinaria.
La formazione continental nasce dall’entusiasmo generale, dall’interesse del pubblico verso uno sport che nel Qinghai, regione estrema della Cina vicinissima al tibet, è veramente poco praticato. La favola inizia con un team soltanto, arrivano i primi investimenti e passo dopo passo non solo la squadra inizia ad avere una struttura, ma anche a confrontarsi con le gare. E’ il 2009 e il team cinese si butta nella mischia con tanta voglia di imparare. «In Cina il ciclismo non è molto praticato, e nel Qinghai è veramente complicato. Prima della corsa quasi nessuno sapeva dell’esistenza di questo sport, poi poco alla volta sempre più persone si sono interessate, capiscono quello che stanno vedendo» ci spiega Zhang facendoci notare come il vedere dei bambini in sella alla propria bici fino a poco tempo fa fosse un fatto estremamente eccezionale. Ora la popolazione è incuriosita, fa domande, i genitori regalano delle bici ai propri figli e iniziano a pensare che possa esserci un futuro a pedali.
Passo dopo passo il progetto si ingrandisce, nel 2015 Zhang Xialong acquisisce ufficialmente la licenza di direttore sportivo intanto sale alla guida della federazione ciclistica del Qinghai. Attualmente esistono 4 team, uno è quello continental che compete con i professionisti, gli altri invece si occupano di far crescere i giovani. I più piccoli hanno tredici anni e hanno tanta voglia di andare in bici e di imparare. Non essendoci una tradizione ciclistica così forte, la scelta migliore è stata quella di chiamare qualcuno da fuori e così fin quasi da subito si è deciso di chiamare corridori stranieri che in qualche modo potessero insegnarsi agli altri come stare in gruppo. «Abbiamo tanto da imparare e credo che i corridori provenienti da altri paesi siano la nostra linfa vitale anche per tutto lo staff, ci insegnano come come comportarci, ci dicono che cosa dobbiamo migliorare per essere dei professionisti. Il tour of Magnificent Qinghai è la corsa più importante della nostra stagione, abbiamo la possibilità di farci vedere dalla popolazione e di confrontarci con i team che corrono in Europa. Ai miei ragazzi dico sempre di tenere gli occhi aperti, ogni giorno possono imparare a muoversi meglio in gruppo ,a capire cosa significa essere degli atleti.»
Zhang Xialong è veramente un fiume in piena, senza il nostro traduttore Charles sarebbe impossibile capire anche una sola parola, ma comprendiamo subito il suo sconfinato amore per il ciclismo. Il legame che ha con questo sport è qualcosa di vitale ed ha una voglia matta di raccontarlo. Per Zhang il ciclismo vero è quello che viene fatto in Europa, sono le corse che vede regolarmente in televisione e a cui un giorno sogno di fare parte. Per lui però a patria del ciclismo è l’Italia, ha iniziato a capirlo quando per i suoi ragazzi sono arrivate delle scintillanti bici Colnago da utilizzare e da quel momento ne è rimasto affascinato. «Credo che l’Italia sia un punto di riferimento per la cultura ciclistica e ci siano grandi opportunità, ci sono tante corse di diverso tipo e poi ci sono tanti appassionati. Vedo regolarmente il ciclismo in tv, il Giro d’Italia, la Milano Sanremo, le strade sono stracolme di tifosi, è bellissimo, un giorno vorrei essere lì» ci dice Zhang. Parlare con noi italiani diventa per lui l’occasione per toccare un pezzo di quel mondo e così in poco tempo la situazione si ribalta e inizia lui a fare domande a noi. Vuole conoscere il più possibile del nostro paese, del nostro modo di vivere il ciclismo.
Il team cinese ha molto ancora da imparare, Zhang Xialong ci ripete più volte che sono ancora tanti i passi da fare, ma purtroppo è un processo molto lento. Una regione come quella del Qinghai potenzialmente potrebbe diventare il luogo perfetto per i ciclisti, salita, pianura, ma soprattutto allenamenti in altitudine. Uno dei grandi progetti è quello di intensificare il lavoro delle squadre giovanili e magari un giorno creare dei training camp con delle squadre europee. I sogni sono giganteschi, gli investimenti cospicui, ma tutto si deve confrontare con una zona dal clima difficile, ma soprattutto con una popolazione che non è ancora pronta. Grazie alla corsa a tappe sono stati fatti passi da gigante, ma non è ancora sufficiente, Zhang lo vede come l’inizio di un sogno, di un’opportunità.
Dal pulmino stampa ci chiamano a gran voce, è tempo di affrontare una nuova tappa. Salutiamo Zhang che ci promette che un giorno riuscirà a portare i suoi ragazzi in Europa, intanto mette un nuovo mattoncino al suo sogno, vuole arrivare lontano, passo dopo passo.
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