Il mondo del ciclismo bellunese piange Gino Fochesato. È morto ieri, dopo un periodo caratterizzato da più di un problema di salute, l'ex professionista. Nato il 17 giugno del 1948 a Introbio, in provincia di Lecco, ma di origini vicentine, da giovanissimo si era trasferito in Alpago, nel Bellunese, perché il papà lavorava come forestale in Cansiglio. Qualche calcio al pallone e poi la bicicletta. Con la quale scoccò la scintilla. Undicesimo alla prima gara, nel 1965, categoria Esordienti, in maglia Enal Tagliapietra Belluno. Sempre quell’anno anche un secondo posto e una vittoria, a Monte Berico. L'anno successivo, categoria Allievi, le vittorie furono ben quattro e tra queste quella in una delle classicissime del ciclismo giovanile veneto, la Vittorio Veneto-Cansiglio.
Nel 1967 il passaggio al Veloceclub Longarone, dilettante di terza categoria: tre vittorie. L'anno dopo, passato già dilettante di prima, altre tre vittorie, tra le quali la Trento Bondone. Nel '69 le vittorie furono addirittura 9 e, tra queste, il Campionato veneto, battendo Giovanni Battaglin. Altre sei vittorie tra il 1970 (suo il Giro del Piave) e 1971. Nel 1972 il passaggio alla Società ciclisti Padovani, uno dei sodalizi più importanti in Italia. Un'annata d'oro: dieci successi. Tra questi tre “perle”: l'internazionale Trofeo Martini in Francia, il campionato veneto e l'internazionale Trofeo Piva a Col San Martino. Gara, quest'ultima, nella quale terzo si piazzò un certo Francesco Moser.
Un ciclista con la C maiuscola, Gino. Che in quel 1972 fu anche prima riserva del quartetto della 4x100 alle Olimpiadi di Monaco. E, in maglia azzurra, disputò anche il Giro del Messico. Uno dei dilettanti più importanti, dunque, Fochesato. Uno che duellava con Moser e che spesso arrivava davanti a Giovanni Battaglin. Naturale che passasse professionista. Il “salto” avvenne con la maglia Dreher, la squadra che schierava, tra gli altri, Italo Zilioli e Michele Dancelli. Avventura breve, però, quella tra i “grandi”: durò appena due anni, 1973 e 1974.
Proprio nel 1974 partecipò al Giro d’Italia, passando per le sue strade in due tappe: nella Pordenone – Tre Cime di Lavaredo e nella Misurina – Bassano del Grappa, chiudendo poi la corsa rosa a Milano in 78.ma posizione.
Poche, pochissime soddisfazioni, nei due anni da professionista, soprattutto a causa di un’epatite contrattata al citato Giro del Messico, una malattia che lo aveva debilitato e che non gli permise, nel biennio tra i “grandi”, di fare vedere quello che valeva. Di conseguenza, decise di smettere. Lavorò poi come rappresentante di commercio. Tra gli anni Ottanta e Novanta, ogni tanto dava una mano a Mansueto “Teto” Mares, suo direttore sportivo ai tempi del Veloceclub Longarone, nel seguire i ragazzi della Società ciclistica Alpago.
I funerali di Fochesato, che lascia la moglie Bianca, si svolgeranno domani, venerdì 15 maggio, alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Tambre (Belluno), paese nel quale Gino risiedeva.
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.