Wout VAN AERT. 10 e lode. L’eterno secondo zittisce l’imbattibile. Combatte e lo batte, con una volata di prepotenza che non ha storia e vale la storia sicuramente di un corridore, ma anche di una corsa. Vince Paperino, che supera Gastone, lasciandosi dietro nuvolette carogna e buche maligne. Vince per riprendersi ciò che meritava già d’avere e che per una ragione o per l’altra aveva clamorosamente perso, gli era malignamente sfuggito. Viva Wout che coglie il paradiso, che toglie uno scampolo di storia a chi ce l’ha tutta sulle spalle. Vince perché ha una gamba dinamite e la testa sgombra da cattivi pensieri. È un Wout che pedala leggero, che sa di dover tenere lontano da sè l’eterno rivale Mathieu Van der Poel, che la sorte ha punito. È Wout che scatena l’inferno a 54 chilometri dal traguardo – dopo aver aggredito come nessuno la Foresta di Aremberg - per non far rientrare l’olandese e per portare allo scoperto il più forte: Tadej Pogacar. Ma oggi Wout vale lo sloveno, se non di più. Lo batte rispondendo colpo su colpo e lo porta allo sprint per tramortirlo. Immenso davanti all’immensità: gigante.
Tadej POGACAR. 9. Cosa gli puoi dire? Perde, perché alla fine anche lui ne ha di meno. Lotta a viso aperto, come fa sempre, come sempre farà, fin quando deciderà di sfidare il mondo, finché il mondo gli solleciterà fame e curiosità. Perde due volte, o almeno sembra. La prima nel settore di Quérénaing à Maing (2,5 km), il nono di giornata, quando fora. Il cambio ruote neutro di Shimano gli passa al volo la bicicletta. Quella della Uae arriverà molto dopo, per le solite dinamiche di corsa: imbottigliamento di ammiraglie e corridori su tratti di strada stretti e tortuosi. Morgado è il primo a fermarsi e attendere il capitano. Recupera 57” in venti chilometri e poi è là, dove è sempre stato, al suo posto, all’avanguardia della corsa. È in stato di grazia, come è solito essere, ma oggi c’è chi vola sul pavé, mentre lo sloveno ci corre sopra velocissimo. Sembra la stessa cosa, ma non lo è. Gli manca poco per la storia, per una storia che questa volta non è a lieto fine, ma sembra non ancora finita, perché è una storia ancora aperta.
Jasper STUYVEN. 7. Doveva esserci e si fa trovare. Corsa di grande sacrificio, come tutte le Roubaix, fatte di rincorse e risalite. Il 33enne belga conferma il proprio talento, le proprie attitudini, con un podio che vale tanto, insieme a quei due là.
Mathieu VAN DER POEL. 10. Immenso anche nella sconfitta, che per lui poi è un 4° posto. Fora due volte nella Foresta, la sua reazione è da far vedere nelle scuole di ciclismo, in tutti i circoli e società sportive: calma, self-control assoluto, altro che crisi di nervi, scene plateali. Perde almeno due minuti, per molti tutto sarebbe finito lì, non per lui, che non dà mai nulla per finito fino alla fine. Ha classe, talento e temperamento: lo mette in mostra. È tutto lì. Pedala come un Dio del Pedale, pedala su superfici che per lui sono velluto. Manifesto di sportivo ideale e di grande sportività.
Christophe LAPORTE. 8. Il transalpino corre con grande lucidità e forza. Spalla di Wout, oggi non riceve regali, ma glielo fa, dando fino alla fine l’anima.
Mick VAN DIJCK. 5,5. Il 26enne olandese della Red Bull resta lì nel vivo della corsa, ma non dà mai l’idea di poter aggredirla fino in fondo.
Mads PEDERSEN. 5. È sufficiente il primo settore (il numero 30) quello di Troisvilles à Inchy, per comprendere che la Roubaix è carogna fin da subito. Fermato da foratura: che jella! C’è tempo per rimediare e rimedia. Poi però ha diverse occasioni per poter restare là davanti, ma non ha il passo delle migliori giornate. Si deve accontentare di restare con il gruppetto dei migliori, ma per uno come lui non è poi il massimo.
Stefan BISSEGER. 7. Si trova in mezzo a tutti i grandi big della vigilia. Lui assume il ruolo del grande intruso, nonostante un anno fa sia finito nella top ten (7°), anche quest’anno è sempre lì: 8°.
Nils POLITT. 7,5. Il tedesco lavora sodo per riportare dentro il capitano insieme ad Antonio Morgado (voto 8). Da grande campione, finisce il lavoro nel gruppetto di Van der Poel.
Mark TEUNISSEN. 6,5. Il 33enne olandese della XDS Astana ha un solo obiettivo: chiudere le sue fatiche nella top ten. Ci riesce!
Filippo GANNA. 5,5. Non propriamente fortunato, appiedato in uno momento molto particolare, alza bandiera bianca nel finale. Però, anche prima della foratura, non dà mai l’idea di avere quel colpo di pedale per fare la differenza e restare nel vivo della contesa.
Pietro MATTIO. 7. Il 21enne cuneese della Visma Lease a Bike fa un grande lavoro fino a tre quarti di corsa. Molto bravo.
Matevz GOVEKAR. 6. Il corridore del Bahrain Victorious se ne va con Riley Sheehan (NSN) e Martijn Rasenberg (Unibet Rose Rockets) dopo pochi chilometri, dopo pochi chilometri vengono anche ripresi. Matevz è anche il primo a cadere.