La cosa che incuriosisce è l’assenza totale di video. È trascorsa una settimana e si fa fatica a trovare un documento chiaro e nitido, dove si veda il fattaccio. Domenica scorsa, nella diretta di Eurosport al momento del transito della corsa al passaggio a livello posto al km 63 è stata lanciata la pubblicità, al rientro in studio Luca Gregorio (coadiuvato per l’occasione dagli opinionisti Riccardo Magrini e Moreno Moser) spiega che nel frattempo è successo qualcosa di particolare in corsa, ma le immagini non mostrano il momento in cui i fuggitivi passano il passaggio a livello e nemmeno gli immediati inseguitori, ma solo Politt che parla con il presidente di giuria, lo spagnolo Vincent Tortajada Villarroya (i commissari Guy Dobbelaere, Belgio; Wilfred Haan, Olanda; Laurent Bastien, Francia; Jurgen Deryckere, Belgio), piuttosto animosamente. Davanti, in fuga, un gruppo di attaccanti. Dietro un gruppetto di una cinquantina (54) di corridori con Pogacar e Evenepoel, che secondo le autorità del tribunale delle Fiandre Occidentali hanno commesso una grave infrazione passando con il rosso e per questo sanzionabili per legge. Per la giuria, invece, tutto OK. È possibile che la giustizia ordinaria entri così prepotentemente nel “rettangolo” di gioco di una corsa ciclistica? È possibile che vengano presi di mira i corridori che, fino a prova contraria, sono nel pieno svolgimento del loro lavoro? È mai possibile che al Fiandre succedano certe cose come nemmeno in una corsetta di paese? Chiaro che no.
In questo caso le vittime sono i corridori, che come al solito si trovano in balia di regolamenti e di improvvisazioni sul tema. Gli interrogativi sono i soliti: gli organizzatori hanno provveduto a segnalare preventivamente il pericolo del passaggio a livello? Hanno predisposto tutta una serie di “azioni” necessarie ai corridori per far comprendere loro che è imminente un pericolo? L’organizzazione è tenuta a mettere frecce direzionali, pannelli indicanti un restringimento, insomma a segnalare al corridore tutte le criticità del caso, ma domenica sono state segnalate? Non credo, difatti i corridori, sia in corsa che nel dopo corsa, hanno parlato chiaramente di mancanza di informazioni. Ripeto: siamo al Fiandre, non al trofeo della Tinca.
Il punto centrale di questo “pasticciaccio” belga sta proprio qui: il passaggio a livello era presidiato dal personale dell’organizzazione e dai commissari di gara? In questi casi, dicono gli esperti, il passaggio a livello va presidiato sia dagli uni che dagli altri. All’organizzazione spetta il compito di provvedere con il proprio personale ad esercitare un presidio dell’area antistante al passaggio a livello pronto a portarsi al centro della carreggiata con tanto di bandierina rossa ad indicare l’obbligo di non proseguire e quindi decretare il fermo temporaneo della gara. Ai commissari il compito poi di prendere visione del fatto e dei relativi comportamenti, per decidere in base alle loro facoltà (art. 2.3.035 del regolamento sportivo Uci) di far riprendere la corsa con un’unica ripartenza (il cosiddetto incidente di corsa), ma anche di prevedere ripartenze scaglionate preservando i distacchi registrati tra i corridori o gruppi di corridori al momento del fermo della gara. Fino alla possibilità di fermare i fuggivi non incappati nella chiusura del passaggio a livello, perché da quello che avvenuto alle loro spalle, ne hanno tratto un indebito vantaggio. Non ultimo, il provvedimento estremo – quella della messa fuori competizione - per quanti abbiano superato il passaggio a livello nonostante il chiaro e segnalato divieto (art. 12.4.001 del regolamento Uci).
Quindi, tornando al punto: la staffetta ha avvertito per tempo il gruppo degli immediati inseguitori che era imminente un “ostacolo”? Le immagini non ci sono (ecco a cosa serve l’autoproduzione televisiva…). Nel momento clou è partita la pubblicità, che è per tutti – anche per noi – l’anima del commercio, ma in questo caso è bene provare a capire con serenità cosa è davvero successo, senza intromissioni della giustizia ordinaria e senza vendere per forza l’anima al diavolo. Qui si parla di sicurezza, di corridori e di capitali umani: qui è in gioco la storia e la credibilità del nostro sport. Non è solo una questione di capistazione e treni in ritardo.