Jonas VINGEGAARD. 10 e lode. Ci ha messo la firma, la faccia, il cuore su questo Giro stradominato, anche se non ha mai voluto ucciderlo, solo tramortirlo: poco poco. Ha fatto quello che ha voluto, anche oggi. Parte a undici chilometri dal traguardo e si gode la passerella finale di Piancavallo che precede quella finale di Roma. Si dona alla passione furlana, che risponde come nessuno mai in questo Giro, invadendo le strade con la passione di sempre, che rende questa Regione simbolo di passione ciclistica unica e autentica. Lui lo respira, c’è l’ha scritto sulla maglia rosa che il Friuli è qualcosa di speciale, che questa è gente speciale, che questa è una terra dura e severa, ma sa anche essere ospitale, generosa e feconda come poche altre. Lui percepisce perfettamente tutto, perché Jonas è corridore di sentimento, che bacerà anche il manubrio con l’immagine dei suoi amori e l’anello che ne certifica il loro amore, ma ci mette il cuore, per tutto quell’immenso amore.
Felix GALL. 7. Non riesce mai a tenere il passo di Vingegaard, ma in questo finale di Giro fatica a tenere anche il suo, tanto è vero che prende il largo con il danese, guadagna sui diretti avversari ma poi viene regolarmente ripreso, perché “gna’ fa”. Suda le cosiddette sette camicie, ma conquista con pieno merito il posto d’onore: con onore.
Jay HINDLEY. 7. Tiene alto il nome di un grande team, la Red Bull Bora Hansgrohe, che perde per un virus il nostro Giulio Pellizzari, e rischia per lo stesso motivo di perdere anche l’australiano, che però si mette in modalità lotta dura senza paura e con cocciuta determinazione arriva sul podio. Arrivo odierno, podio di domani. Piancavallo pesa il valore: che è poi quello assoluto.
Thymen ARENSMAN. 6. Oggi vive una giornata da sfinimento, dà l’idea e l’impressione di essere davvero in riserva, ma sulla sua strada trova un Egan Bernal immenso (voto 8), che lo scorta, lo salva, lo eleva. Lo tiene là davanti. Va bene così.
Derek GEE. 6,5. Che faticaccia, anche oggi. È l’uomo designato a fare classifica e alla fine, il canadese, la classifica per la Lidl-Trek la fa. Arriva nei dieci, ma arriva quinto. Un paio di gradini dal podio, che sono montagna: insuperabile.
Afonso EULALIO. 8. L’uomo che sorride al mondo se la ride anche dopo il traguardo. Dopo nove giorni in rosa, si porta a Roma e quindi a casa la maglia bianca di miglior giovane. Ingaggia un braccio di ferro con il nostro Davide Piganzoli bello e intenso: duro. Sembra cedere, poi resiste, tiene, rilancia e lo lascia là. La maglia è sua. Sorride: non potrebbe essere altrimenti.
Damiano CARUSO. 8. Otto per tutto: per quello che ha fatto nella sua carriera, per quello che ha fatto in questo Giro e per quello che farà perché, ne sono certo, farà bene: è troppo persona diligente e intelligente per non farlo. Decide che questo è il suo ultimo Giro. Decide sicuramente bene, ma non c’è da stare allegri. Io semplicemente lo ringrazio: felice di averlo trovato sulla mia strada.
Michael STORER. 6,5. Che tigna: se fossi il marketing manager delle pile Duracell lo ingaggerei come testimonial: dura a lungo, molto più a lungo. Non si scarica mai.
Davide PIGANZOLI. 6,5. Decimo di tappa, 8° nella generale: in generale il suo Giro è da applausi. Ma calma con i facili entusiasmi. Lasciamolo crescere in tranquillità. Non chiediamogli la luna, andare in ombra è un attimo.
Ludovico CRESCIOLI. 7. Altra testa da ciclista, che non ne vuole sapere di mollare, che non sa cosa significhi rallentare. Arriva 12° di tappa, nella terza settimana: qualcosa vuol dire.
Mathys RONDEL, 6,5. Chiude la terza settimana in calando, ma non è un crollo, è un lento planare senza perdere mai davvero quota.
Giulio CICCONE. 7. Fa quello che gli rimaneva di fare: vincere la maglia azzurra Mediolanum degli scalatori. Chiaro che la maglia del migliore grimpeur non va al miglior arrampicatore del Giro, perché quello, oggi, ha preferito la tappa. Anche l’abruzzese avrebbe preferito la tappa, ma ha dovuto accontentarsi di quello che passa il convento.
Manuele TAROZZI. 6. Il faentino della Bardiani CSF 7 Saber è uno nato per fuggire: non dalle proprie responsabilità.
Mattia BAIS. 6. Il ragazzo della Polti VisitMalta è il primo a scatenare l’inferno nell’ultima tappa di montagna di questo Giro. Ha fretta di andare via, come del resto Andreas Leknessund (Uno X) che è il più lesto a prendergli la ruota.
PIANCAVALLO. 10 e lode. Finalmente una montagna di passione, di folla e partecipazione. Una marea di umanità, rigorosamente in bicicletta. Rigorosamente in tenuta da ciclista. Rigorosamente festante. Braciole e pinte di birra, salamelle e cabernet come se piovesse, musica a palla e “cretinismo” al potere: un rave in piena regola, che sul filo di lana rende omaggio al Giro 109 che va in archivio. “Io sono il Friuli” è il claim della maglia rosa; loro sono molto di più, perché il Friuli ringrazia e non dimentica: e sono passione. Che bel finale! Peccato per la narrazione generale di questo intero Giro, molto sottotono e molto meno partecipato. I numeri sono in calo, ma in futuro sarà meglio: il giro 110 partirà dal Friuli (Trieste?): e già questa è una buona notizia. Noi siamo per il Friuli.