Erano ancora i tempi in cui si poteva bussare alla porta e chiedere: “Serve qualcuno?”. Anche se la porta era quella della Colnago.
Bruno Morganti aveva 25 anni e da Filago a Cambiago, 18 km piatti e lombardi, ci andò con la sua Renault4. “Prima le medie, poi due anni da elettrotecnico, ma scervellarmi non faceva per me, a me piaceva lavorare con le mani. Da accompagnatore autista seguivo la squadra di juniores della società ciclistica del mio paese, allora fondata nel 1973 dal ragionier Alberto Previtali e oggi presieduta dal figlio Andrea, allora diretta dall’ex pro Walter Clivati, squadra che utilizzava biciclette Colnago. Lì scoccò la scintilla, lì trovai il coraggio: bussai, prima parlai con Paolino poi con Ernesto. Siccome ero già capace di saldare con la saldatrice fui subito spedito a imparare a saldare, ma a brasatura con il cannello in officina, quella sotto casa Colnago”. Un luogo privilegiato, solitario e famigliare. E lì, dietro le quinte, Bruno Morganti sarebbe rimasto 34 anni, tranne i tre mesi trascorsi a Rosate sotto la guida di uno specialista, il Mario, per imparare a incollare il carbonio.
Quella volta, a fine 1991, in cui “Ernesto mi chiese quando saremmo andati a mangiare il risotto, che per i brianzoli si intende quando uno si sposa… ma gli risposi che per me era una bella spesa e lui mi prestò subito dei soldi che poi io gli restituii una parte ogni mese, a patto di ‘non tirarla troppo per le lunghe, anzi cercate di sposarvi prima che io compia 60 anni’. Io e Grazia ci sposammo proprio il giorno prima che lui li compisse”.
Quella volta che “s’iniziava a costruire i primi telai in carbonio e mi chiedeva di provarli in strada per capire se potevano esserci delle migliorie da fare perché i telai uscissero perfetti”. Quel lunedì sera in cui “dissi a Ernesto che il giorno dopo avrei preso un giorno di ferie per fare il giro del Lago di Como in bicicletta. Lui mi chiese perché perdere un giorno di lavoro. Gli risposi perché non avevo più tubi per assemblare i telai. Lui si attaccò al telefono e il mercoledì mattina tutti i tubi erano arrivati in officina dal Belgio”. Tutti quei giorni in cui “aprivo e chiudevo l’officina, consapevole dell’onore e della responsabilità di poterlo fare”. Tutti quei giorni che “la signora Vincenzina preparava il pranzo o la cena, ma Ernesto non poteva rientrare a casa perché impossibilitato e allora mi preparava il fagottino da portare a casa”.
Quella volta che “presi le ferie, saltai sulla bicicletta e con lo zaino in spalla feci 900 km in tre giorni sotto l’acqua e il vento e arrivai a San Giovanni Rotondo. Era il 29 aprile, compleanno della signora Vincenzina devota a Padre Pio, così telefonai a Ernesto per farle gli auguri e lui mi disse di passare da loro a prendere un caffè. Allora gli spiegai dove fossi e lui mi raccontò che aveva conosciuto Padre Pio e con lui si era confessato e mi suggerì di farlo anch’io nello stesso confessionale. Gli risposi che non potevo perché ero con la bicicletta e non sapevo dove lasciarla. In bici?, mi domandò stupito! Poi ogni tre ore mi telefonava per sapere dove fossi, anche se stavo tornando a casa in treno”.
Domani il signor Ernesto compirà 94 anni. Bruno Morganti mi sussurra, sempre dietro le quinte: “Se davvero nella vita valessero i meriti, un uomo così dovrebbe essere eterno”. Buon compleanno, Ernesto.
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