COMMUNITY RACE, COME L'OMAN STA SCOPRENDO IL CICLISMO E SE NE STA INNAMORANDO

REPORTAGE | 08/02/2026 | 08:10
di Giorgia Monguzzi

L’Oman è un paese ciclisticamente giovane, ma ha una voglia incredibile di crescere. Negli ultimi anni con l’arrivo della corsa a tappe organizzata da Aso sempre più persone si stanno avvicinando al ciclismo, vedere degli atleti in bicicletta non è più qualcosa di strano ma di assolutamente affascinante. L’aria di cambiamento è più forte che mai e anche confrontando l’edizione di quest’anno con quella del 2025 sono stati fatti dei passi da gigante.


Basta scambiare due parole con le persone in strada per capire che non c’è la volontà di prendere le distanze, quanto di conoscere, capire, scoprire qualcosa di nuovo. Non ci sono più solo turisti curiosi, ma bambini e soprattutto bambine che trascinano i propri genitori verso i ciclisti, ma poi hanno paura ad avvicinarci. L’Oman non solo sta scoprendo uno sport nuovo, ma se ne sta innamorando. Il presidente della federazione ciclistica Sayyid Fahd si presenta fiero ad ogni premiazione, non nasconde di avere dei sogni grandi come aumentare il numero di tappe, addirittura provare a diventare una corsa World Tour. Non è un progetto da fare da soli, ma ha il sostegno di una comunità intera, c’è il ministero della salute, dello sport, dei giovani, ma soprattutto del turismo che ci crede, investe e coinvolge il pubblico.


Ieri prima del via ufficiale della tappa inaugurale del Tour of Oman siamo stati attirati dal grandissimo numero di persone presenti. Eravamo in una piazza costruita nel maggio 2025 proprio davanti al ministero del turismo e su un grande vialone erano schierati centinaia di ciclisti pronti a partire con il sorriso stampato sul volto. Ci abbiamo impiegato un po’ a capire, ci siamo avvicinati, abbiamo fatto domande, tutti si stupivano del nostro interesse, ma finalmente siamo riusciti a risolvere quello che era tutt’altro che un mistero. Avevamo appena assistito alla partenza della Community Race, un evento organizzato dal ministero del turismo e della gioventù per far scoprire il ciclismo in occasione della corsa a tappe omanita. L’Oman non è totalmente nuovo ad eventi di questo genere, spesso a parteciparvi sono ragazzi con il pallino di provare il ciclismo ed è quello che effettivamente è successo anche ieri, ma per la prima volta c’è stato spazio anche per le famiglie. Oltre ad una gara di 20 chilometri c’è stata una sfilata di 2,7 km, aperta a tutti senza distinzione di sesso e di età.

Ha fatto un certo effetto vedere i volti emozionati di bambine e bambini, famiglie intere che con bici normalissime hanno provato ad essere ciclisti per un giorno. C’erano tanti ragazzi, ma anche donne con il velo, sorridenti, felici, per alcuni era la prima volta che percorrevano una distanza così lunga. A guardarli non c’era una folla oceanica, ma le loro famiglie, tutti orgogliosi di quello che a tutti gli effetti era una piccola conquista che veniva sancita da una medaglia di partecipazione. La cosa più bella è stato però osservare le bici, così diverse da quelle degli atleti professionisti parcheggiate poco distanti. Erano bici di mille colori, spesso prestate da amici e parenti, con frange e parafanghi, quelle usate ogni giorno, tra mille avventure. Saif ne aveva una rosa, è stato lui a dirci che era quella di riserva della sorella, la sua aveva avuto un malfunzionamento la mattina stessa e non aveva fatto in tempo a ripararla. Altri invece l’hanno ricevuta in regalo per Natale o addirittura l’hanno comprata per l’occasione.

La notizia che siamo giornalisti italiani si diffonde in fretta, alcuni ci scattano delle foto, altri ci osservano stupiti, ma tra tutti siamo colpiti da due ragazzini che orgogliosi mostrano la loro medaglia di partecipazione. Khushi e Arav sono cugini e ieri mattina hanno realizzato il piccolo sogno di provare a correre in bici. Il loro sport è un altro, praticano badminton da quando hanno 5 anni e si divertono tantissimo, ma nell’ultimo periodo sono rimasti affascinati dal ciclismo. Nessuno se lo aspettava perché è una cosa insolita, eppure negli ultimi anni nel quartiere sono comparse sempre più biciclette. Arav ci racconta che vede dei ciclisti passare sui lati delle strade trafficate, soprattutto nelle prime ore del giorno, ma anche che i fratelli maggiori dei suoi amici vanno a scuola in bici. Khusi invece li incontra spesso nel parco sotto casa, ma quando ha visto una ragazzina come lei pedalare ha voluto inseguirla e provare. Per loro la bici è un regalo fatto dai genitori e che conservano con cura, pedalano solo nei parchetti, ma quando hanno scoperto dell’esistenza della Oman Community Race hanno convinto le loro famiglie ad intraprendere il viaggio. «E’ bellissimo, non avevamo mai provato un’esperienza di questo tipo, è la prima volta che proviamo ad essere dei veri ciclisti e ci è piaciuto tantissimo» ci dicono, intanto i genitori li guardano orgogliosi e, vista la loro passione, sperano di vederli un giorno inseguire i loro sogni e di correre in bici.

Intanto è iniziata la presentazione delle squadre del Tour of Oman, i ciclisti per un giorno, adulti e bambini, corrono verso il piccolo palco attirati dalla curiosità. Molti stanno scoprendo cosa significa correre in bici, altri già sognano di farlo. Khushi, Arav e i loro genitori ci salutano con la mano scattandoci l’ennesima fotografia. Mentre li guardiamo allontanarsi con la medaglia al collo ripensiamo alla loro storia e a quella di centinaia di partecipanti alla Community Ride, il ciclismo è ancora in grado di stupire e di far innamorare, forse abbiamo solo bisogno di guardare nella giusta direzione. 


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