L'ABC DI COSTA. THE ENGLISH GIRO

GIRO D'ITALIA | 22/10/2020 | 14:58
di Angelo Costa

E come english. In sense of Giro’s official language. Sorry, rewind. I come inglese. Nel senso di lingua ufficiale del Giro. Perlomeno, la più utilizzata: sui profili social della corsa, l’italiano scritto è come un italiano in gara, viene dopo. La tappa è ‘stage’, il foglio firma ‘the signature check’, le dichiarazioni dei protagonisti ‘what the key riders have said about today’. Chi lavora al Giro si sta scoprendo ogni giorno più british di quanto non pensasse, anche se nell’abbigliamento resta sempre uno di Ladispoli o Tor Pignattara: the dress does not the priest (l’abito non fa il monaco). Si sentono frasi come ‘stay in bell’ (stai in campana), ‘ah beautiful of mom’ (a ‘bbello de mamma), ‘we done 30, we do 31’ (abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno), ‘we are in a ferry boat’ (siamo in una botte di ferro). Persino i motociclisti delle riprese tv , le cui voci entrano nelle dirette internazionali, si sono adeguati: dicono ‘it went good’ anziché ‘è andata bene’, ‘also too much’ invece di ‘anche troppo’. A volte può pure capitare l’imprecazione ‘executioner cow’, decisamente più elegante di ‘vacca boia’. C’è da augurarsi che la contaminazione non si estenda anche alle tappe: rischieremmo di trovarci davanti alla Ligurian Stone- Big Cake il giorno della Pietra Ligure-Tortona.


O come O’Connor. Nel senso di Ben, ciclista australiano della Ntt. E’ nato a Subiaco, ma non è un concittadino dell’ex calciatore Ciccio Graziani: ci tiene a specificarlo. La sua Subiaco è dall’altra parte del mondo, alle porte di Perth: chi l’ha fondata voleva ispirarsi a una località del Lazio, ma non ha trovato di meglio. Ha un cognome dal vago sapore irlandese, anche se deriva da un’abitudine: un suo antenato sul lavoro veniva chiamato ‘Oh, Connor’, col tempo oltre alla pazienza ha perso anche l’acca. Venticinque anni, un metro e novanta di eleganza, è uno che sta agli antipodi: quando gli hanno presentato Pozzovivo, ha capito il perché. E’ australiano al cento per cento, anche se c’è chi gli ha dato del neozelandese: quando l’ha saputo ha replicato ‘se io sono un kiwi, quello è un melone’. E’ uno scalatore, fatto raro per uno del suo Paese: nella casa in cui abitava da piccolo, per salire in camera aveva tre rampe di scale. Dice che gli piace correre in maniera offensiva, ma in gara non insulta nessuno. Per vincere la sua prima tappa in un grande giro è andato all’attacco per 350 chilometri in due giorni: l’ha fatto a San Daniele del Friuli e a Madonna di Campiglio, sapendo che tutti i santi aiutano. E’ il primo ciclista che sul traguardo, anziché alla fidanzata, ha pensato a un idolo del cricket, la leggenda Shane Warne: ha festeggiato imitandone il lancio della pallina, anche se molti hanno inteso che volesse tirare qualcosa alla fidanzata. Con questo successo spera di aver dato una mano alla sua squadra, che rischia di trovarsi senza sponsor: la classica vittoria Benaugurante.   


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