Trent'anni fa, il Mondiale di Knetemann e Moser

| 27/08/2008 | 11:22
Era domenica, trenta anni fa, il 27 agosto. E pioveva, era inverno, e da noi estate, sul circuito del Nurburgring. Era il giorno di uno dei Mondiali di ciclismo più indimenticabili, e più cari o più dolorosi, dipende da come era orientato il cuore, che la memoria conservi. Gerrie Knetemann e Francesco Moser, gli ultimi avversari di una corsa avvincente, gara di campioni, che aveva già visto in prima linea Hinault e Saronni, Raas e lo stesso Knetemann, si contendevano su un rettilineo in lieve salita la maglia iridata... Prima del traguardo, Moser sembrava avesse già vinto, partito in testa, contro un passista elegante e di fondo, ma meno veloce, come l'olandese. Ma il titolo andò invece a Knetemann, che sortì guadagnando metro dopo metro, tenacemente, dalla ruota di Francesco, per aggiudicarsi la corsa più importante della sua carriera. Ricordiamo ancora Knetemann seduto su un gradino del podio, a piangere di commozione, a pulire così gli occhiali non più della pioggia di un giorno che per lui diventava radioso ma delle lacrime di quel successo inatteso, ad epilogo di una corsa palpitante nella quale il più forte di giornata - per una volta, almeno - era stato lui davvero. Si raccontò, dopo, di accordi non taciti e non rispettati, in corsa, di pour parler più o meno espliciti, come nel ciclismo, quando si è in fuga in due, spesso si insinua, a ragione o a torto. Ed oggi che Gerrie Knetemann non c'è più, e che le sue iniziali G. K. stampate le portiamo ancora dentro, sarebbe così bello - trenta anni dopo - ascoltare il ricordo equo di un campione leale ed antico, anche nella sconfitta, come Francesco Moser. Gian Paolo PORRECA
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