PAGINE GIALLE, LA RASSEGNA STAMPA DEL TOUR DE FRANCE

TOUR DE FRANCE | 26/07/2026 | 08:31
di Aldo Peinetti

“Il quinto Tour e del Toro terzo”: Gazzetta certifica la supremazia di casa Uae ed il messicano è sincero nella gratitudine verso il suo capitano, richiamata da Ciro Scognamiglio. Sul Corriere, Marco Bonarrigo ha voglia di scherzarci su: “Cin­que ore di buoni sen­ti­menti, troppo. Rida­teci il Poga­car spie­tato che vuole vin­cere anche la Coppa Cobram, ripren­de­tevi quello buo­ni­sta visto ieri al pic­colo trotto”. Com’è umano Tadej.


Un momento, però: diamo a Carapaz ciò che è di Carapaz: ci pensa Repubblica e Cosimo Cito giustamente lo evidenzia: “Richard Carapaz ha scelto il viaggio prima della meta, la strada più difficile per prendersi la maglia a pois e anche la tappa, l’ultima di montagna del Tour de France, la più epica, la più incredibile degli anni del dominio di Pogacar”.   


La storia della “locomotora” va ripercorsa con le parole di Pier Augusto Stagi (Il Giornale); “chia­ma­telo «Cara-pois». Non è da esclu­dersi che que­sta sera possa anche arri­var­gli il pre­mio di più com­bat­tivo della corsa. La sto­ria di que­sto ragazzo ecua­do­riano, vera e pro­pria cele­brità nel suo Paese, vin­ci­tore di un Giro d'Ita­lia 2019 e oro olim­pico a Tokio, nasce nella povertà asso­luta”.

L’Equipe sta quasi concedendo un pò di riposo alla sua pletora di inviati. Alexandre Roos ha ancora una volta, da par suo, giocato sui contrasti forti: “C'era un abisso tra queste due ascese consecutive all'Alpe d’Huez: i 21 tornanti di venerdì contro la salita via Sarenne di ieri. Da un lato la leggenda, dall'altro il percorso meno noto, affrontato per la prima volta al Tour”. Dal regno delle marmotte alla Tour Eiffel in un attimo. 

GAZZETTA DELLO SPORT
POGACAR, LA FESTA E’ DOPPIA 
Quel ragazzo di Komenda, Slo­ve­nia, baciato da un talento fuori dal comune e capace di tra­sfor­mare in oro ogni peda­lata che fa, vince anche quando non vince. In cima all’Alpe d’Huez-bis sono già pas­sati Richard Cara­paz, a brac­cia alzate; il secondo, Remco Eve­ne­poel; e il terzo, Sepp Kuss. Ma dopo 65” arriva lui, Tadej Poga­car, in parata con il com­pa­gno di squa­dra e amico Isaac Del Toro. Sor­ri­dono, si abbrac­ciano, mimano il gesto delle corna, quello dei tifosi del mes­si­cano. È una festa per due: dopo 5 ore “in uffi­cio”, e 5450 metri di disli­vello tra Croix de Fer, Tele­gra­phe, Gali­bier, Col de Sarenne prima del gran finale, Pogi ha messo il sigillo sul quinto Tour che vin­cerà oggi a Parigi. (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA
POGACAR GREGARIO, ASSIST PER DEL TORO E TAPPA A CARAPAZ
Cin­que ore di buoni sen­ti­menti, troppo. Rida­teci il Poga­car spie­tato che vuole vin­cere anche la Coppa Cobram, ripren­de­tevi quello buo­ni­sta visto ieri al pic­colo trotto tra luo­ghi sacri al cicli­smo come Croix de Fer, Télé­graph, Gali­bier e Lau­ta­ret. Pogi ieri era desti­nato a stra­vin­cere con la con­sueta fuga da lon­tano, salu­tando tutti sulle rampe del Gali­bier come aveva fatto venerdì sull’alpe d’huez e prima ancora sui Pire­nei e sui Vosgi. Avremmo cele­brato il suo sesto trionfo, il 27° in asso­luto, distac­chi da record, potenze di sca­lata spa­ziali. E invece nel tap­pone alpino Tadej è stato solo stop­per spie­tato di ogni azione che desta­bi­liz­zasse il terzo posto del del­fino Isaac Del Toro, ridotto al ruolo di un ado­le­scente troppo cre­sciuto che papà e mamma non vogliono si fac­cia le ossa da solo (Marco Bonarrigo).

REPUBBLICA
L'IMPRESA DI CARAPAZ, 
IL RE DELLE SCALATE NEL TOUR DI POGACAR
Croix de Fer, Télégraphe, Galibier, Col de Sarenne, Alpe d’Huez. In un giorno che valeva tutto, Richard Carapaz ha scelto il viaggio prima della meta, la strada più difficile per prendersi la maglia a pois e anche la tappa, l’ultima di montagna del Tour de France, la più epica, la più incredibile degli anni del dominio di Pogacar. Proprio nel giorno che incorona Tadej, oggi a Parigi, sul podio salirà anche Carapaz per ritirare il premio del miglior scalatore. Ci è salito anche ieri, con le gambe ancora tarlate dallo sforzo e il volto antico, precolombiano. «Quello che è successo qui è stato bellissimo, non so nemmeno spiegarlo. Ero andato in fuga per la maglia a pois, ma sulla seconda salita ho pensato anche di poter vincere la tappa». Si è messa anche la sorte, benevola con chi si era fatto 92 km faccia nel vento delle Alpi. Kuss, lanciato a sua volta verso un’impresa, è caduto due volte. L’ultima nella discesa che portava verso l’ultima rampa, verso l’Alpe d’Huez. «Mi sono ritrovato davanti senza saperlo e ho spinto fino all’arrivo, gli ultimi 4 km non finivano più». (Cosimo Cito)

IL GIORNALE
«CARA-POIS», L'ECUADORIANO DELLE MONTAGNE
Nuova sca­lata all'Alpe d'Huez, ma da un ver­sante ine­dito per il Tour. Tre giorni per siste­mare la sua con­ta­bi­lità, arric­chita da due vit­to­rie di tappa, un 8° posto finale in clas­si­fica gene­rale e la maglia “a pois” di miglior sca­la­tore: chia­ma­telo «Cara-pois». Non è da esclu­dersi che que­sta sera possa anche arri­var­gli il pre­mio di più com­bat­tivo della corsa. La sto­ria di que­sto ragazzo ecua­do­riano, vera e pro­pria cele­brità nel suo Paese, vin­ci­tore di un Giro d'Ita­lia 2019 e oro olim­pico a Tokio, nasce nella povertà asso­luta e la sua voca­zione per il cicli­smo prende avvio da una bici­clet­tina scas­sa­tis­sima: da un rot­tame. Estate del 2003, Anto­nio Cara­paz, papà della “Loco­mo­tora del Car­chi”. (Pier Augusto Stagi)
 
L'EQUIPE
DIABOLICI
C'era un abisso tra queste due ascese consecutive all'Alpe d’Huez: i 21 tornanti di venerdì contro la salita via Sarenne di ieri. Da un lato la leggenda, dall'altro il percorso meno noto, affrontato per la prima volta al Tour. Da una parte la folla in delirio, dall'altra la zona protetta e deserta, con pochi gendarmi in servizio ed escursionisti indifferenti allo spettacolo del Tour che si svolgeva proprio lì, negli ultimi chilometri; il boato assordante del primo arrivo contrapposto alla quiete naturale di ieri, dove gli unici suoni erano lo stridio degli insetti — un rumore che non si era più abituati a sentire dopo tre settimane trascorse nella bolla rumorosa della corsa — immersi in una bellezza che contrastava nettamente con i tornanti bordati di cemento e che risultava incredibilmente rigenerante. (Alexandre Roos)
  


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COMMENTI
Le carenze della carta stampata
26 luglio 2026 13:00 ghorio
Diciamo la verità: a leggere le cronache di alcuni giornali si capisce poco di quello che è successo nella tappa di ieri. Infatti ci sono sperticati elogi a Pogacar, tutto preso a proteggere Del Toro, ma poi tutti si sono dimenticati di Kuss, vincitore morale della tappa. Ho visto nei commenti su Tuttobiciweb che un lettore ha citato Raro, ovvero Ruggero Radice, un grande giornalista sportivo di ciclismo, quando le cronache affascinanti del ciclismo potevano entrare negli annali del giornalismo.

ghorio
26 luglio 2026 16:57 Eli2001
ma perché vincitore morale? Si è spremuto troppo e in discesa non era più lucido. Sono episodi di corsa, ha sbagliato lui e per ben due volte. Decidi tu che quello non conta? Pogacar sai, vince il quinto tour. Non è alla tua portata capire che è un evento da celebrare? Vivi sempre nel tuo mondo assurdo.

@Eli2001
26 luglio 2026 18:28 ghorio
Egregio, la pensiamo diversamente. Quando lei ed altri scrivete che Kuss ha sbagliato magari siete ex corridori o ciclamatori. Personalmente guardo al ciclismo come sport e valuto anche il discorso della fortuna. Ci sono corridori che cadono, si rialzano e vincono, altri imvece cadono e debbono abbandonare la corsa. Io non vivo in un mondo assurdo: guardo il ciclismo e altri sport, come sportivo, con un tifo particolare per corridori che non sono quelli che vincono sempre.

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