POGACAR. «PIDCOCK IN FUGA? PERFETTO PER NOI. E DI MARKSTEIN HO SPLENDIDI RICORDI...»

TOUR DE FRANCE | 18/07/2026 | 08:15
di Francesca Monzone

Tadej Pogacar continua a dominare il Tour de France. Giorno dopo giorno, il vantaggio sugli avversari cresce e la maglia gialla sembra sempre più saldamente sulle spalle dello sloveno. Ma nella tredicesima tappa, quella vinta a Belfort da Mauro Schmid, il leader dell'UAE Team Emirates-XRG ha scelto una strategia diversa: nessun attacco, nessun rischio inutile. Solo controllo.


Una giornata tutt'altro che semplice. La corsa è partita a una velocità impressionante e per le prime tre ore il gruppo ha viaggiato a oltre 50 chilometri orari. Davanti, un'enorme fuga di circa cinquanta corridori ha reso la situazione ancora più complessa. Per Pogacar, in maglia gialla, ogni movimento doveva essere valutato con attenzione.


«Quella di ieri è stata una giornata davvero dura e molto veloce. Sono contento che sia finita - ha raccontato Pogacar dopo il traguardo - È sicuramente molto stressante per chi indossa la maglia gialla dover capire e analizzare tutto ciò che accade in testa al gruppo, soprattutto quando ci sono gruppi di 50 corridori che vanno in fuga. In quei momenti bisogna essere in grado di pensare e reagire molto velocemente».

La UAE Team Emirates-XRG, però, ha gestito la situazione senza perdere il controllo, anche se in corsa oggi, Wellens ha formato una coppia UAE con Brandon McNulty in testa alla corsa. Ma non sono riusciti a sfruttare appieno il loro vantaggio. La comunicazione tra Pogacar e i suoi compagni ha funzionato e il gruppo dei favoriti ha potuto affrontare il finale con relativa tranquillità.

«Penso che ieri abbiamo gestito la situazione piuttosto bene con i ragazzi della squadra. Abbiamo comunicato bene e tutto è filato liscio. Avevamo tutto sotto controllo. Sapevamo che sarebbe stata una giornata complicata, ma alla fine la situazione si è risolta molto meglio di quanto mi aspettassi».

A facilitare il compito della maglia gialla è stata anche la presenza di Tom Pidcock nella fuga. Il britannico, protagonista di una grande azione, è riuscito a recuperare terreno in classifica generale, entrando nella top five. Un risultato che, paradossalmente, ha alleggerito il lavoro della squadra di Pogacar.

«Penso che sia stato ancora meglio per noi che Tom Pidcock fosse in testa. Grazie a lui, le altre squadre sono state costrette a lavorare e a prendere il comando. Nel finale l'inseguimento era dalla loro parte e questo ci ha permesso di rimanere ben compatti negli ultimi 30 chilometri».

La vittoria di Schmid ha così deciso una tappa nella quale Pogacar ha preferito non concedere nulla agli avversari, ma nemmeno spendere energie inutili. Il Tour, del resto, entra ora nella fase più delicata.

Oggi si torna in montagna, verso Le Markstein, un luogo che per Pogacar conserva ricordi speciali. Nel 2023 lo sloveno vinse proprio su quelle strade, anche se alla fine del Tour fu Jonas Vingegaard a conquistare la maglia gialla.

«Markstein è un posto magnifico che mi riporta alla mente bellissimi ricordi. Anche se quell'anno non ho vinto il Tour, ho vinto la tappa lì. Non vedo l'ora di scalarlo di nuovo domani e di godermi la folla».

Il messaggio è chiaro: Pogacar non ha intenzione di rallentare. Dopo aver controllato una giornata caotica e velocissima, ora lo sloveno torna sulle montagne. E se la maglia gialla resta il primo obiettivo, il suo istinto offensivo potrebbe tornare a farsi sentire. Perché nel suo ciclismo, anche quando la miglior difesa è il controllo, l'attacco resta sempre una possibilità.


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