Alla fenomenologia… del fenomeno Pogacar, già ieri sul sito della rosea, Ciro Scognamiglio aveva dato un approfondito contributo interpretativo. “Tadej è arrivato a 15 successi su 22 giorni di competizione nel 2026. Inarrestabile. Già al Mondiale di Kigali si era presentato al via da campione in carica e la cavalcata dell’anno prima a Zurigo era stata leggendaria: 100 chilometri di fuga, 51,5 da solo”. Disarmante quanto sottolineato dalla Gazzetta, che sulla versione cartacea (“Il piano di Jonas”) supporta le speranze di Vingegaard affinchè questo Tour non sia già archiviato anzitempo.
Sulle pagine del Corriere, Marco Bonarrigo dà spunto al titolista per lodare Merlier e fustigare la pattuglia italiana, “ancora nell’anonimato”. E poi c’è la fornace in cui si corre: “Già belli cotti dopo le sfuriate di Pogacar su ogni collinetta presente sul percorso, i partecipanti al Tour adesso devono vedersela con il caldo «eccezionalmente intenso» (fonte Meteo France) che sta sciogliendo gli asfalti del centro del Paese e moltiplicando i focolai di incendio”.
Se, su Il Giornale, Pier Augusto Stagi ricorda le parole autoconsolatorie di Mago Merlier («Ho vinto due volate su tre, sono felice nonostante l’eliminazione del Belgio ai Mondiali»), è Giovanni Battistuzzi sul Foglio Sportivo a spostare le lancette del tempo agli albori del Tour: quando il Massiccio Centrale era stato scoperto da un certo Monsieur Edgard Philippe Moncut, la cui esplorazione di tutte le vette transalpine fu di grande ispirazione per un certo Henri Desgrange.
Leggendo l’Equipe, la varietà di spunti di interesse - come sempre- confluisce non solo in fatti meramente agonistici, chè il Tour è il Tour. Il lettore si imbatte in una singolare descrizione delle patate alla salardaise di cui parla l’inviato di punta Alexandre Roos: per la cronaca si fanno saltare in padella con grasso d’oca. Non propriamente cibo light consigliato con la canicule. Poi, tanto per gradire, un articolo che cela forse un pò di perfidia nei confronti dei cugini belgi, già attapirati dalla sconfitta della nazionale calcistica. Ultima volta in cui un belga vestì la maglia gialla: 50 anni fa, era Lucien Van Impe.
GAZZETTA DELLO SPORT
IL PIANO DI JONAS
Non dite a Jonas Vingegaard che il Tour è già finito. La maglia rosa in carica non ci sente da quel l’orecchio, e le parole più recenti lo confermano: «Sul Tourmalet non credo di avere avuto una cattiva giornata. Pogacar è stato più forte di me e devo accettarlo. Non mi arrendo, continuo a crederci. La strada che ci porterà a Parigi è ancora lunga». Anche al traguardo di Bergerac – che ha salutato la seconda vittoria consecutiva di Tim Merlier in volata – i due grandi rivali si sono marcati a uomo. Pogi, sempre in maglia gialla, ha chiuso in gruppo, 49°. Il danese, 2° in classifica a 2’42”, 51°: tra i due, Edoardo Affini, uomo di fiducia di Vingeagaard. La Boucle domani si fermerà per il primo dei due giorni di riposo, intanto la bilancia pende nettamente dalla parte del campione del mondo. (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
MERLIER RESTA IMBATTIBILE IN VOLATA. POGACAR PENSA ALLE PROSSIME SALITE. GLI ITALIANI NELL'AMONIMATO
Già belli cotti dopo le sfuriate di Pogacar su ogni collinetta presente sul percorso, i partecipanti al Tour adesso devono vedersela con il caldo «eccezionalmente intenso» (fonte Meteo France) che sta sciogliendo gli asfalti del centro del Paese e moltiplicando i focolai di incendio. Oggi per la prima volta nella storia della Grande Boucle il tracciato della nona tappa da Malemort a Ussel, Nuova Aquitania, è stato ridotto da 185 a 155 chilometri tagliando le zone più a rischio. L’orario di partenza è stato spostato in avanti, moltiplicate anche le misure per impedire che ciclisti e pubblico vadano in ebollizione: «Tutta la regione è stata classificata come zona rossa dal Governo — ha spiegato il boss dell’organizzazione Christian Prudhomme — e ridurre i rischi per atleti e pubblico è l’unica soluzione responsabile. Quando l’ho comunicato a Pogacar, mi ha ringraziato a nome di tutta la carovana. Stiamo facendo sforzi enormi contro il cambiamento climatico, distribuiamo due milioni di berretti agli spettatori per proteggerli da sole e 450 chili di ghiaccio al giorno ai corridori». (Marco Bonarrigo)
IL GIORNALE
PER MAGO MERLIER UN'ALTRA VOLATA VINCENTE
Sperava di festeggiare il passaggio del turno del suo Belgio, ma alla fine Tim Merlier ha dovuto ancora una volta inventarsi qualcosa per tirarsi su il morale. E visto che è tipo veloce, Mago Merlier ha tirato fuori dal cilindro l’ennesima volata vincente. Tre volate, due vittorie per il ragazzo della Soudal Quick-Step (la quinta in carriera al Tour). «Ho vinto due volate su tre, sono felice nonostante l’eliminazione del Belgio ai Mondiali», spiega Merlier, l’uomo invisibile, che senza treno fa tutto da solo. (Pier Augusto Stagi)
IL FOGLIO
IL MASSICCIO CENTRALE IGNORATO
Monsieur Edgard Philippe Moncut era un ricco signore che non ha mai avuto bisogno di lavorare e proprio perché non ha mai avuto bisogno di lavorare è stato tra i pionieri di qualsiasi cosa. Almeno in Francia. Aveva realizzato una mappa con tutti i principali sentieri di Alpi e Pirenei, tutti da lui percorsi in due anni, che il Club alpino francese non era ancora stato creato (lo completò nel 1870, il Caf venne fondato due anni dopo, nda). Nel 1880 completò la scalata delle principali vette di Francia, Svizzera e Italia (e alcune vie portano ancora il suo nome, nda). Nel 1890 aveva completato l’esplorazione della Francia in bicicletta, pubblicando un librettino, Chercher la route, che Henri Desgrange, l’uomo che si inventerà tredici anni dopo il Tour de France considerò a lungo “uno dei testi guida che ispirò la creazione della corsa”. (Giovanni Battistuzzi)
L’EQUIPE
RISPARMIO ENERGETICO
Oltre al caldo soffocante, simile a quello di un forno, e all'aria rovente che stringeva loro la gola, i corridori hanno dovuto affrontare la visione del Périgord: una regione in piena atmosfera vacanziera, costellata di castelli e magnifici borghi dalle case in pietra color ocra e dai tetti spioventi, tutti adagiati lungo la Dordogna e i suoi affluenti, dove la gente sguazzava nell'acqua o scivolava sulla corrente a bordo di canoe. Il gruppo ricordava una mandria stremata dall'ondata di calore, incitata dalla folla mentre avanzava verso i pascoli estivi; gli spettatori cercavano un po' d'ombra o, in mancanza d'altro, si sottoponevano all'esperienza di arrostire come patate alla sarladaise in quella gigantesca pentola a pressione. (Alexandre Roos)