PAGINE GIALLE, LA RASSEGNA STAMPA DEL TOUR DE FRANCE

TOUR DE FRANCE | 10/07/2026 | 09:05
di Aldo Peinetti

“Ora ci siamo” - si dicevano i telespettatori quando i battistrada sono usciti dal paravalanghe che precede la località turistica di La Mongie. Ed in piena ascesa al Tourmalet si è pure ricreato un contrasto: l’osmosi che circonda pubblico e corridori da una parte e la solitudine del Campione all’ennesima recita d’autore. Un’esecuzione perfetta, per rifarsi a quanto scritto da Pier Bergonzi su Gazzetta dello Sport: “Il Mozart della bici fa l’uomo solo al comando. Salieri inse­gue come può e un gruppo di cori­sti cerca di stare a galla die­tro ai duel­lanti. È la sin­tesi del primo tap­pone di que­sto Tour de France, anzi delle ultime edi­zioni della corsa gialla. Chi pen­sava (spe­rava?) che Tadej Poga­car non ucci­desse nella culla il Tour sui Pire­nei non lo cono­sce abba­stanza”.


Sui quotidiani di oggi lo spazio dato all’impresa pogacariana è commisuratp alla grandezza di un imperatore del pedale abituato a incidere sulla personale stele i luoghi delle battaglie stravinte. Quando la rosea spiattella lì il titolo “Un uomo solo al comando” è tutto dire. Marco Bonarrigo, per il Corriere della Sera, ama la dovizia dei dettagli: scopriamo nel suo pezzo che Pogacar ha posato il proprio materasso rinfrescante sul letto di una camera da 96 euro a notte, un tre stelle, almeno qualcosa di semplice nel mondo dello sloveno.


Parte dai numeri ma va presto al punto Cosimo Cito su Repubblica, spiegando come il nuovo record di scalata al Tourmalet(43’12”) sia la fotografia di quanto successo. Pogacar “potrebbe aver mandato in archivio con 15 tappe d’anticipo il Tour de France”.

Bentornata a Daniela Cotto de La Stampa, che ribadisce: “Siamo solo alla sesta tappa del lungo percorso sulle strade francesi, ma la corsa pare già segnata. Il marziano, il fuoriclasse che vive per pedalare e superare i limiti, colpisce ancora”. Dove vuole arrivare Taddeo? Ce lo spiega su Il Giornale Pier Augusto Stagi: “Lo slo­veno stu­pi­sce ancora una volta, una volta di più, dando la chiara impres­sione che non siamo ancor arri­vati allo Zenit, a vedere la ver­sione migliore di Tadej Poga­car”. All’Equipe, infine, nel giorno di festa per la vittoria calcistica sul Marocco, tutta la potenza evocativa di un’immagine a corredo del pezzo, aulico il giusto con un’introduzione dove trovano spazio anche le frizioni surriscaldate, di Alexandre Roos: il quotidiano sportivo transalpino titola “Via libera” e la grande foto ritrae lui, Pogacar, lanciato in solitaria nella discesa del Tourmalet.  Fuga alla Mozart.

GAZZETTA DELLO SPORT
UN UOMO SOLO AL COMANDO
Se la sen­tiva. Al punto che «al bus, mer­co­ledì pome­rig­gio, non abbiamo fatto altro che par­lare di que­sta tappa». Al punto che «al mat­tino mi sono sve­gliato pre­sto, alle 7 già pen­savo a ciò che sarebbe potuto suc­ce­dere. Stavo diven­tando matto, ero ecci­tato». E allora non c’è troppo da sor­pren­dersi: Tadej Poga­car sforna capo­la­vori in serie anche quando improv­visa, figu­ria­moci se comin­cia a riflet­terci un po’ prima e si mette dav­vero in testa di fare qual­cosa di enorme. (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA
POGACAR IN ASCENSORE, UNA SCALATA DA RECORD. «DOVEVO SPINGERE FINO A SCOPPIARE» 
Dice di essersi sve­gliato alle sette del mat­tino, troppo carico per oziare ancora nella came­retta del tre stelle da 96 euro a notte di Pau. Aggiunge che non vedeva l’ora di mon­tare in bici, di rea­liz­zare il piano di bat­ta­glia con­cor­dato con i com­pa­gni la sera prima, rias­sunto dal belga Wel­lens con uno «spac­chiamo tutto». Tadej Poga­car ieri ha deciso di ucci­dere il Tour e c’è riu­scito benis­simo.
Sotto forma di sta­tua d’acciaio instal­lata sulla vetta del Tour­ma­let, Octave Lapize è tra i testi­moni ocu­lari dell’omi­ci­dio. Lui che nel 1910 salì per primo in vetta al mostro dei Pire­nei, ha visto la Emi­ra­tes det­tare un ritmo infer­nale già sul Col d’aspin e a 4.800 metri dalla vetta ha inqua­drato Del Toro lan­ciare il capi­tano Pogi, Vin­ge­gaard arren­dersi dopo sole tre peda­late e lo slo­veno eclis­sarsi in discesa. (Marco Bonarrigo)

REPUBBLICA 
LA VERITA ’SUL TOURMALET, POGACAR GIA’ PADRONE 
VINGEGAARD STACCATO
In tre anni il Pogacar di oggi ha dato 2’23” al Pogacar del 2023. Il record di allora(45’35”) di scalata al Tourmalet, condiviso con Vingegaard, è stato polverizzato da Tadej nel pomeriggio che potrebbe aver mandato in archivio con 15 tappe d’anticipo il Tour de France. 43’12” per completare la salita più storica della Grande Boucle, 17,7 km al 7% con dislivello di quasi 1300 metri. (Cosimo Cito)

LA STAMPA
MAGIA POGACAR, DOMINA SUL TOURMALET
Vittoria mozzafiato. Tadej Pogacar sceglie il Tourmalet, la salita simbolo dei Pirenei, per prendere il controllo del Tour de France. A 42 chilometri dall'arrivo spinge da solo. Fa il vuoto e taglia il traguardo a Gavarnie-Gevre (123° successo in carriera) con la consapevolezza che la conquista della Grande Boucle - quinto successo e record che lo proietta nella storia con Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain-, è ad un passo.
Fa l'inchino, sorride e indossa la maglia gialla davanti al presidente Macron. Siamo solo alla sesta tappa del lungo percorso sulle strade francesi, ma la corsa pare già segnata. Il marziano, il fuoriclasse che vive per pedalare e superare i limiti, colpisce ancora. (Daniela Cotto)

IL GIORNALE
CASA POGACAR
Tad­deo s’inchina davanti al Tour, ma è la Grande Bou­cle a fare altret­tanto al cospetto di tanta mae­sto­sità. Lo slo­veno stu­pi­sce ancora una volta, una volta di più, dando la chiara impres­sione che non siamo ancor arri­vati allo Zenit, a vedere la ver­sione migliore di Tadej Poga­car, che di anno in anno cre­sce, lasciando senza parole gli avver­sari, costrin­gendo chi lo segue a tro­varne di nuove. Anche il Tour­ma­let al suo cospetto appare più pic­colo. Tadej e gli uomini della UAE Emi­ra­tes pas­sano il col d’Aspin di slan­cio. Hanno fretta di met­tere le cose in chiaro, di met­tere alla gri­glia un gruppo che è già pro­vato dalla calura fran­cese. (Pier Augusto Stagi)

L’EQUIPE
VIA LIBERA
Ogni pellegrinaggio al Tourmalet suscita lo stesso senso di meraviglia di fronte alla sua bellezza selvaggia: le vette rocciose, frastagliate e minacciose, che si ergono verso il cielo; la dolcezza dei pendii ammantati di un verde tenero e incontaminato; e quel velo di foschia da calore che, in questo giovedì, avvolgeva le cime circostanti in un'aura di misticismo. Il gigante dei Pirenei è un tempio in cui si ama tornare ogni estate: un luogo che ci fa sentire piccoli, ricordandoci la nostra natura finita e minuta, e dove custodiamo rituali rassicuranti: le eterne discussioni su quale versante sia il più duro o il più bello, i ricordi degli anni passati e l'odore di una frizione surriscaldata al termine di una discesa vertiginosa. (Alexandre Roos) 


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