PHILIPSEN. «IERI QUALCOSA NON HA FUNZIONATO, DOBBIAMO CAPIRE»

TOUR DE FRANCE | 09/07/2026 | 08:25
di Francesca Monzone

Dopo quattro tappe dedicate agli uomini di classifica, agli attaccanti e alle salite, il Tour de France ieri ha finalmente regalato ai velocisti la loro prima vera occasione. Sul traguardo di Pau era tutto pronto per assistere al duello tra i grandi sprinter del gruppo, ma il verdetto è stato diverso da quello che molti si aspettavano.


A imporsi è stato Olav Kooij, autore di una volata perfetta che gli ha regalato il primo successo della carriera alla Grande Boucle. L'olandese ha saputo battere due autentici specialisti come Tim Merlier e Jasper Philipsen, conquistando una vittoria destinata a rimanere tra i momenti più importanti della sua carriera.


Dopo aver superato indenni le prime quattro giornate, caratterizzate da cronometro a squadre, salite e continui cambi di ritmo, i velocisti aspettavano con impazienza l'arrivo di Pau.

Per molti era la prima occasione concreta di alzare le braccia al cielo e tra i più attesi c'era proprio Jasper Philipsen, che alla vigilia aveva parlato con fiducia delle possibilità della Alpecin-Deceuninck, convinto di poter contare ancora una volta sul prezioso lavoro di Mathieu van der Poel.

«Normalmente giochiamo con Mathieu van der Poel come ultimo uomo e sarebbe l'ideale. Abbiamo un treno molto forte».

L'unico dubbio riguardava le condizioni climatiche e il caldo che sta mettendo a dura prova i corridori. «Resta da vedere come Mathieu gestirà il caldo, che non è esattamente il suo migliore amico».

Il piano non ha funzionato e in corsa qualcosa si è inceppato. L’Alpecin non è riuscita a costruire il consueto treno perfetto e Philipsen si è trovato in difficoltà proprio nel momento decisivo. Il velocista belga, apparso molto provato dopo l'arrivo, non ha cercato scuse.

«Ero completamente bloccato. Non è stato un buono sprint». Una frase che sintetizza perfettamente una giornata ben al di sotto delle aspettative. «Non avevo le gambe».

Philipsen ha raccontato con molta autocritica le proprie sensazioni. «Qualcosa non ha funzionato nello sprint. Il finale della prima vera volata del Tour è stato estremamente frenetico».

Secondo il belga, però, il problema principale non è stato il posizionamento. «Il ritmo era davvero molto elevato, ma semplicemente non avevo le gambe. Quindi non è una questione di sprint».

Il corridore della Alpecin-Premier Tech ritiene che le energie spese nei giorni precedenti possano aver presentato il conto. «Probabilmente è stata una conseguenza dello sforzo accumulato nelle ultime tappe e poi il caldo non aiuta negli sforzi».

Alla domanda se avesse sofferto particolarmente durante la tappa, Philipsen ha confermato di non essere mai riuscito a trovare le migliori sensazioni.

«Sì, è possibile. Dovremo analizzare bene cosa è successo, ma sicuramente non è andata come avrebbe dovuto».

Parole che raccontano tutta la delusione del belga, arrivato al Tour con l'obiettivo di essere il punto di riferimento degli sprint.

Mentre Philipsen cercava spiegazioni, Olav Kooij non ha sbagliato nulla. L'olandese ha interpretato perfettamente il finale, scegliendo il momento giusto per lanciare la propria volata e superando avversari ben più esperti come Merlier e lo stesso Philipsen.

Un successo che conferma la crescita del giovane velocista, ormai sempre più competitivo anche sul palcoscenico più importante del ciclismo mondiale.

Quella di Pau era soltanto la prima delle numerose occasioni dedicate ai velocisti. Philipsen avrà certamente altre possibilità per riscattarsi e dimostrare il proprio valore, mentre Kooij potrà affrontare le prossime volate con una serenità completamente diversa, avendo già raggiunto il sogno di vincere una tappa al Tour de France.

Il primo round, però, ha premiato il giovane olandese. E per gli altri sprinter il messaggio è chiaro: quest'anno, nelle volate della Grande Boucle, battere Olav Kooij sarà tutt'altro che semplice.


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