ULISSI: «L’ANNO SCORSO I RAGAZZI AVEVANO BISOGNO DI ESSERE SPRONATI. IL RITIRO? SOLO QUANDO SARO’ PRONTO»

INTERVISTA | 09/02/2026 | 08:30
di Giorgia Monguzzi

Diego Ulissi è l’ultimo Italiano ad aver vinto una tappa in Oman e in corsa rimane uno degli atleti più applauditi dal pubblico presente. Il toscano del Team XDS Astana ha iniziato la sua stagione in Spagna, ma torna sempre volentieri in terra omanita dove ha raccolto tanti piazzamenti nel corso della sua carriera come il quinto posto di ieri in cima a Yitti Hills. Ogni anno Diego si pone delle nuove sfide, cerca di migliorarsi e soprattutto vuole dare il contributo ad una squadra frizzante che crede molto in lui.


L’anno scorso Diego ha deciso di cambiare tutto, dopo 15 anni nella Lampre e poi nel Team Uae è arrivato nella squadra kazaka che ha puntato tutto sulla sua esperienza. Ad inizio stagione il problema dei punti non era da sottovalutare, la formazione rischiava di perdere la licenza world tour, ma ad un certo punto è scattato qualcosa. I primi atleti hanno iniziato a vincere, uno, poi l’altro, tappe, una maglia azzurra al Giro, corse singole, piazzamenti, un 2025 da incorniciare. Ma cosa è successo esattamente? «L’anno scorso avevo l’obiettivo di aiutare i ragazzi più giovani a trovare le motivazioni giuste per fare una buona annata, dovevamo salvarci ad ogni costo. Alla fine è stata una questione solo mentale, hanno sempre avuto del talento, ma in qualche modo avevano bisogno di essere spronati. E’ capitato anche a me di avere dei momenti poco brillanti, ma bisogna essere in grado di gestirli e di superarli. Finalmente sono riusciti a concretizzare la stagione che avevano nelle gambe e logicamente quando vedi che un tuo compagno va forte, subentra anche quell’orgoglio positivo che di spinge a migliorarti, a fare meglio di lui» ci spiega Diego fornendoci una chiara visione di un gruppo in cui lo spronarsi l’un l’altro è un ulteriore motore a fare bene. E’ la cosiddetta sana competizione che ha visto proprio i corridori italiani al centro del gioco, Diego ha cercato di motivare  suoi compagni, ha dato consigli, ma soprattutto ha fatto credere in loro stessi.


Diego rimane il simbolo di quel ciclismo costruito sul rispetto, con gerarchie non restrittive quanto piuttosto il ruolo chiave del corridore di esperienza che si offre come chioccia a quello più giovane «I ragazzi di oggi sono veramente diversi da noi, è proprio la mentalità ad essere cambiata, spesso i più giovani sono curiosi di sapere di quando sono passato professionista io e allora inizio a raccontare degli aneddoti che sembrano quasi assurdi. Per esempio faceva un certo effetto ritrovarsi accanto a grandi campioni come Petacchi o Gilbert, c’era la paura di avvicinarsi per il rischio di sbagliare qualcosa e di farli cadere; oggi invece non esistono più regole, le gerarchie sono state totalmente dimenticate. » prosegue Diego facendo un po’ eco a quello che ci aveva detto Matteo Trentin in occasione dell’intervista pubblicata sul numero di gennaio di Tuttobici, è un ciclismo diverso fatto di giovani affamati che vogliono vincere tutto e subito. Due settimane fa in occasione del suo debutto in Spagna, Ulissi con un post su instagram aveva scherzato sulla sua stagione 17 come professionista, un numero che si fa sentire, ma di cui spesso tende a dimenticarsi. E’ però quando si gira indietro a guardare la strada che ha percorso, le persone che ha incontrato ecco che si rende conto di quanto tempo è passato. Da giovane sognatore Diego è diventato un corridore esperto che non ha messo di porsi obiettivi. «17 anni fa eravamo solo io e mia moglie, ne abbiamo passate tante e ora ho a casa 4 persone che mi aspettano, spesso ci penso e così mi rendo conto di quanto sono cresciuto» ci dice scherzando. E' alla soglia della maggiore età ciclistica, eppure continua ad essere vittorioso.

E’ dal 2010 che Ulissi vince almeno una corsa a stagione, non è un obiettivo, è  qualcosa che viene in automatico e che testimonia la sua costanza. Ne è un esempio la maglia rosa al Giro, rincorsa molte volte negli anni passati e invece arrivata quando nessuno proprio se lo aspettava, soprattutto lui. E’ la bellezza di quelle piccole sorprese per quegli obiettivi tanto sognati, per i traguardi, per le soddisfazioni che Diego continua ad andare avanti. Molti dei suoi coetanei hanno già appeso la bici al chiodo, hanno detto basta troppo presto o perché erano veramente giunti al capolinea, ne è ben consapevole così come sa un giorno arriverà anche il suo momento. Noi sappiamo benissimo cosa chiedere a Diego, eppure quella domanda così automatica esitiamo a farla perché ascoltandolo raccontare della sua passione si vorrebbe che non finisse mai. La diciamo tutta ad un fiato peccando di superbia, ma ben sapendo che sia il momento giusto di porla: Hai mai pensato al ritiro? Il toscano ci guarda con un sorriso, la voleva, se l’aspettava e ci risponde nel modo più sincero possibile. «Gli anni passano per tutti, non posso più fare i numeri che facevo quando avevo 25 anni, ma è qualcosa di fisiologico. Credo però che ad un certo punto della carriera subentri il desiderio di dimostrare soprattutto a se stessi di essere in grado di fare risultato. Io riesco ad allenarmi bene, a seguire la giusta alimentazione, sono contento di essere un elemento importante in squadra e soprattutto mi diverto. Quindi mi chiedo perché dovrei smettere. Poi però inizio a pensare a tutto quello che sto lasciando da parte e la prospettiva cambia. Ho riflettuto più volte riguardo al mio ritiro, vorrei andare avanti per sempre, ma non è possibile, inizio a sentire la lontananza con la mia famiglia, devo decidere anno con anno. Vorrei essere competitivo fino alla fine, ritirarmi perché ho scelto di farlo, non perché non posso andare troppo oltre. Non so quando succederà esattamente, non tra molto tempo, ma solo quando mi sentirò pronto »


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