Non sempre, in questo inizio di stagione, i professionisti su strada hanno goduto della giusta serenità per allenarsi. In più d’un occasione, infatti, diversi corridori si sono trovati alle prese con comportamenti fastidiosi e invasivi da parte dei tifosi, episodi questi che hanno evidenziato una crescente mancanza di rispetto e sensibilità da parte degli appassionati nei confronti dei propri beniamini.
L’ultimo in ordine di tempo è quello che ha visto protagonista in Spagna Tadej Pogacar, finito al centro dell’ira di un tifoso dopo aver chiesto a quest’ultimo di aspettare qualche minuto per soddisfare la richiesta di scattare una fotografia con lui. Alla luce di ciò e in generale dei rischi sempre più elevati causati dagli amatori che si aggregano o si affiancano all’iridato e ai suoi compagni durante gli allenamenti, l’UAE Team Emirates-XRG ha scelto di varare un’importante contromisura per tutelare il regolare svolgimento delle uscite dei propri corridori. «Se ci alleniamo in 20 tutti assieme, le auto non possono passarequindi noi ci dividiamo in gruppi più piccoli. Ma quando a questi si uniscono degli amatori, il plotoncino diventa di nuovo troppo grande e chi decide chi può unirsi e chi no? Chi ha il diritto di garantire che nessuno si senta mancare di rispetto?», ha spiegato in un’intervista rilasciata ad AS lo Sport Manager della squadra emiratina Joxean Matxin. «Per questo abbiamo deciso di mettere una moto dietro Tadej in modo che quel piccolo gruppo di corridori in cui si trova sia rispettato e le auto possano passare senza creare chilometri di traffico».
Tale soluzione indubbiamente fa pensare ma, considerando quanto accaduto di recente e l’evidente serpeggiare di atteggiamenti poco cordiali fra chi si trova a pedalare con i pro’, non appare affatto fuori luogo. «Se qualcuno reagisce male mentre viene ripreso, forse è provocato da tutto ciò che sta accadendo in quel momento. Se commettiamo un errore, ci scusiamo. Ma se chiedi di aspettare due minuti e qualcuno si arrabbia, chi ha ragione? Chi si arrabbia o chi chiede di aspettare?», ha puntualizzato Matxin che, pur restando dalla parte dei fan, si auspica che fra loro aumenti la consapevolezza di cosa rappresentino la strada e l’allenamento per i professionisti.
«Sono il primo a difendere i tifosi. Ogni giorno i nostri corridori si fermano per scattare foto e scambiare due parole, ma uno non entrerebbe mai sul posto di lavoro di qualcuno cominciando a filmarlo mentre sta lavorando. Per un ciclista, quel posto di lavoro è la bicicletta che per altri invece è tempo libero», ha chiosato il dirigente spagnolo.