Tra le corse che nel 2026 arricchiranno il calendario professionistico in Italia e concorreranno alla crescente capillarità del grande ciclismo sui territori del nostro Paese, di pari passo con l'allargarsi della Coppa Italia delle Regioni, il progetto coordinato dalla Lega Ciclismo Professionistico del presidente Roberto Pella e dalla Conferenza delle Regioni, ci sarà il Gran Premio del Lazio. Una corsa del tutto nuova, ma che nell'immaginario collettivo farà tornare in auge quella che fu la storia del Giro del Lazio (di cui sopra potete vedere una foto relativa al successo di Gianni Bugno nel 1992).
Il Gran Premio del Lazio è in programma sabato 19 settembre, al culmine di una settimana caratterizzata dal Giro d'Abruzzo e in un weekend che verrà poi completato dal Giro della Romagna domenica 20. Ancora non si conosce con esattezza il percorso. Possiamo ipotizzare una partenza dall'entroterra della regione e un arrivo a Roma, da concordare con l'assessore Alessandro Onorato, colui che ha riportato tre anni fa l'arrivo del Giro d'Italia nella capitale. Di sicuro conosciamo l'organizzatore: Claudio Terenzi, che col decisivo avallo di Onorato ha fatto rinascere nel 2021 il Gran Premio della Liberazione, appuntamento di fine aprile che ormai si configura come una festa di ciclismo alle Terme di Caracalla per tutte le categorie.
Col fondamentale apporto della presidentessa del comitato promotore On. Maria Spena, consigliera di Sport e Salute, Terenzi assicura che allestirà una gara altamente sfidante che esalterà tanto la resistenza quanto la potenza. Chi vincerà inaugurerà un albo d'oro del tutto nuovo, quello del Gran Premio del Lazio, ma s'inserirà romanticamente nel solco di quello del Giro del Lazio, disputato per l'ultima volta nel 2014 con la firma di Valverde e che aveva visto avvicendarsi nomi del calibro di Bartali, Magni, Baldini, Gimondi, De Vlaeminck, Moser, Fondriest, Bugno, Tafi, Bartoli, Bettini…
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