Il 14 febbraio è appena alle nostre spalle. Scollinato anche quest’anno, con un carico di emozioni che richiede allenamento e preparazione. Come
appunto per vincere Giro e Tour. Con l’aumentare degli anni che ci separano dalla morte del nostro dio Marco Pantani (cito Marco Pastonesi che nel suo libro “Pantani era un dio” cita John Gadret), quella che prima aveva i connotati del dramma della morte di un amico, assume sempre più le caratteristiche della scomparsa a cui non si possono sottrarre le figure leggendarie, in questo caso dello Sport.
In questo processo di “leggendarizzazione” vengono sempre più coinvolti il territorio e le persone toccati da Marco. Cesenatico si è da sempre ricavata il giusto ruolo di città natale del Campione. Ma fino ad oggi una parte del racconto meritava una luce diversa. Quella Mercatone così vicina a Marco, viveva solo attraverso i racconti dei suoi tanti compagni-scudieri, fedeli oltre i doveri sportivi. Le vicende solite della globalizzazione economica avevano colpito la società Mercatone Uno, nata nel 1975 grazie all’imprenditore di Imola Romano Cenni.
Dagli anni Ottanta il marchio iniziò ad avere successo, con 90 punti vendita in giro per l’Italia, 800 milioni di euro di fatturato, 4 mila dipendenti e alla fine degli anni Novanta il gruppo legò il proprio nome al ciclismo e a Marco Pantani. Nel modo che tutti sappiamo. E Pantani è ancora lì, dentro la sua biglia gigante, a salutare l’Italia che viaggia lungo la A14, davanti alla torre che fu la sede del gruppo.
La globalizzazione non è riuscita a trascinare via la biglia, la torre e l’amore di Romano per il Ciclismo.
Oggi, da quella torre la figlia Micaela, insieme alle sorelle Elisabetta e Susanna, ha ricostruito un ponte verso Cesenatico e verso la nostra memoria storica. Le eredi patrimoniali e spirituali di Romano hanno restaurato la CENTER TOWER di Imola, moderno centro congressi, e al primo piano le hanno donato un Memorial del Ciclismo, “Il mio Pantani, i miei Campioni”, dedicato a Romano, scomparso nel 2017. Il titolo è lo stesso del suo libro, a cura di Beppe Conti.
Un allestimento incredibile, ricco di amore e cimeli, che inizia dalle bandane di Marco, e termina con le parole di Gianni Mura. Maglie, biciclette, Gazzette, frigorifero. Germanvox-Wega e Mercatone Uno. Tutta questa meraviglia è visitabile gratuitamente. Parola d’ordine per entrare : “io amo il Ciclismo”. Tanto può l’amore, anche quello per un padre che se lo è meritato.